13 Luglio 2017
Vendesi immobili da reddito a Lugano – Switzerland
Vendiamo immobili di lusso da reddito a Lugano e d'intorni I nostri servizi si rivolgono ad investitori privati istituzionali, fondi di investimento, assicurazioni, privati ecc. che desiderano aquistare ed investire nel nostro cantone. Nel nostro portafoglio trovate palazzi di lusso da reddito situati in posizioni strategiche in centro città di Lugano come anche nelle location più ambiti lungo il lago di Lugano! In questi periodi di incertezze globali proponiamo investimenti sicuri e a lungo termine.
3 Maggio 2017
Affittiamo prestigioso e sofisticato appartamento ammobiliato engadinese
L’appartamento, situato a La Punt, all’interno di un antica casa engadinese del 1595, in una zona riservata e prestigiosa della valle. Tutta la dimora è stata totalmente ristrutturata, utilizzando arredi, tessuti e materiali di pregio, studiati per garantire la combinazione migliore tra accoglienza e benessere. L’appartamento è dotato di tutti i moderni comfort ed è stato arredato mischiando gradevolmente i sofisticati dettagli originali, richiami alpini ad elementi di arte e design contemporaneo. Affiancata da alberi sempreverdi e da un giardino, si trova in un tranquillo ed esclusivo borgo residenziale. Perfetta per un soggiorno invernale o estivo, è l’ideale anche per un periodo di riposo durante la primavera o l’autunno. 6 camere da letto - 5 bagni - 4 posti auto in garage - piccolo giardinetto - l'appartamento è stato ammobiliato con mobili di alto standing e cucina Boffi. Richiedere date libere per l'affitto.
28 Aprile 2017
Vendiamo villa stile rustico con meravigliosa vista sul Lago Maggiore
Vendiamo villa in stile rustico ampliato con nuovo edificio moderno e meravigliosa vista sul Piano Magadino, le montagne ed il Lago Maggiore Vivere in collina, immersi nella natura, in totale pace e piena tranquillità godendosi ogni giorno una spettacolare vista sul lago Maggiore, il nostro video parla da solo! Il tutto a soli 10 minuti dal centro della città di Locarno. Ecco tutto quello che può offrire la magnifica residenza a Contra-TI, Svizzera. Questa proprietà di 300 m2 di superficie abitabile è situata nel verde più assoluto e gode di un’ottima esposizione soleggiata durante tutto l’anno. Essa consiste di 2 blocchi abitativi che condividono un’ampia terrazza e una grande piscina lunga ben 10 metri. La residenza si rivela perfetta per famiglie numerose e per coppie che intendono intrattenere i propri ospiti offrendo loro una varietà infinita di attività per tutte le età. Diverse terrazze, una piscina moderna, la pista di bocce, il barbecue sotto il castagno, una meravigliosa pergola in granito con vista lago imperdibile, rendono questa residenza paradisiaca. Alla scoperta di piccoli angoli nascosti nel bellissimo giardino con alberi secolari, fiori, frutti, spezie, coloro che hanno la fortuna di viverci o trascorrere anche solo una giornata possono respirare un’atmosfera davvero magica. Una residenza fuori dal comune … Questa villa possiede tutto il fascino della cultura ticinese. Ristrutturata da un antichissimo rustico di inizio ‘900, essa gode di muri in pietra e soffitti con travi di legno massiccio. Molto di più che una villa multipiano La residenza in questione non è dunque solo una meravigliosa casa in sasso di proprietà familiare, situata in collina a Contra in zona particolarmente soleggiata: essa comprende allo stesso tempo una costruzione molto moderna e spaziosa pensata per soddisfare gli amanti della natura e le persone che amano case grandi ed accoglienti dotate di ogni confort. La combinazione dell’architettura della casa ticinese in sasso sposa l’architettura moderna dei nostri giorni, lasciando incantati non solo chi la osserva ma anche gli amanti dell’arte e gli architetti. Respira la bellezza di un luogo da fiaba. Ecco cosa ti regala questa straordinaria villa. Descrizione Villa originale rinnovata completamente Piano inferiore: Sala da pranzo Cucina Ufficio Bagno Lavanderia, 3 ripostigli, cantina a volta Piano superiore: 3 Camere da letto 1 Bagno Nuova costruzione Piano medio: Entrata Ufficio (Camera da letto) 1 Bagno Ripostiglio Piano superior: Salotto (6 x 8 m) Veranda Piano inferiore: 1 Camera da letto 1 Bagno-doccia Superficie totale 300 m2 Numero di stanze 9,5 Volume 1'800 m3 Construzione massiccia Anno di costruzione 1993 Garage 2 posti auto coperti Parcheggi 4 Numero di bagni 4 Balconi, Terrazze diverse con tavolo di granito e pergola Riscaldamento termopompa geotermica e pannelli solari Camini 3 Descrizione dei paraggi Propietà (1500 m2) in ottimo stato e molto curata Vista Aperta sul Piano di Magadino, montagne e lago Maggiore Distanza dalla proprietà più vicina 25 m circa Distanza dal negozio più vicino 500 m Servizi pubblici Bus Installazioni speciali Televisione via cavo Piscina 4 x 10m, riscaldata con copertura Cucina qualità superiore Contra è un villaggio situato a 500 m. Il clima è mite con un’insolazione annua di 2300 ore.
20 Aprile 2017
Affittiamo spaziosa villa a Pregassona alta
Affittiamo bellissima villa unifamiliare a Pregassona alta Affittiamo deliziosa e spaziosa villa unifamiliare in stile classico a 7 minuti d’auto dal centro di Lugano. Situata sulla collina di Pregassona alta, vicinissimo all’asilo, scuole elementari e medie e con la fermata del bus nelle immediate vicinanze. La casa si presta perfettamente per una famiglia con bambini grazie, sia alla location come anche da un giardino pianeggiante che circonda l’immobile. La villa è composta come segue: Al piano garage abbiamo: (Tot. 97M2) - Garage per 1 auto ed 1 motocicletta - Locale caldaia - Cantina - Locale Hobby e Bunker Al piano entrata: (Tot. 154M2) - Atrio e scala di collegamento al piano superiore (notte) e al piano sotterraneo (garage) - Soggiorno-sala pranzo con camino e uscita sul giardino - WC ospiti - 1 Piccolo studio - 2 Camere comunicanti con uscita giardino - Cucina abitabile con uscita diretta sul giardino Piano superiore: (Tot. 87M2) - 2 camere da letto - 1 camera padronale con bagno (vasca) ed uscita sul giardino - 1 camera da letto con bagno (doccia) e balcone e veranda, La villa è stata costruita nel 1983 e ristrutturata nel 2004. Una nuova cucina e bagni sono stati installati nel 2016. Davanti a tutte le finestre sono state montate delle inferiate, che possono essere spostate ai lati tipo fisarmonica. Totale 340M2 inclusa piano garage. Nell'affitto è incluso anche il garage. Libera da subito.
10 Febbraio 2017
Affittasi attico a Minusio con vista panoramica sul Lago Maggiore
A pochi minuti di distanza da Locarno centro, più precisamente a Minusio, affittiamo un moderno attico con straordinaria vista panoramica sul Lago Maggiore. L’immobile si trova in un contesto verde e tranquillo, nelle immediate vicinanze della fermata del bus. L’appartamento gode, altresì, di un terrazzo di ampie proporzioni che ben si presta a divenire ambiente ideale in cui trascorrere giornate in pieno sole e fare grigliate. La vista di cui da qui è possibile godere è libera a ben 190 gradi. Le montagne fanno da cornice a questo meraviglioso scenario. L’appartamento è composto da: una cucina spaziosa, moderna e con ripostiglio separato, un soggiorno luminoso con vista e camino, del quale ultimo è possibile godere sia dalla sala pranzo che dal salotto, un’ampia camera da letto principale, dotata di armadi con bagno adiacente datato di lavatrice e Tumbler. Sono altresì presenti nell’appartamento altre due camerette, ciascuna dotata di bagno/doccia. Un lift porta direttamente nell’appartamento che gode, come pertinenza, di 2 posti auto in garage.
20 Gennaio 2017
Bellissimo attico in vendita in nuova costruzione
L'attico in fase di ultimazione di 3,5 locali misura 142 mq, ed è composto da un ampio soggiorno con camino e cucina openspace, due spaziose camere da letto una con un bagno/vasca, una con bagno/doccia e WC-ospiti. Tutti gli appartamenti hanno un’entrata esterna separata e sono forniti da un lift interno diretto negli stessi con chiave di sicurezza e cancelletto su ogni entrata. Il posto auto in garage a piano terra, dal costo di CHF. 65'000, viene calcolato a parte rispetto al prezzo dell’ appartamento, ed è possibile ottenere più posti auto, per ogni unita abitativa. Un spazioso e soleggiato terrazzo di 118 mq guarda verso sud-ovest.La consegna dell’appartamento è prevista per il 31.03.2017. Esiste la possibili, entro il 28 febbraio 2017, di personalizzare la propria abitazione con la scelta dei materiali, delle cucine, ecc. ecc., e di operare piccole modifiche all’appartamento stesso.
20 Gennaio 2017
Nuovi appartamenti in vendita a Bissone con vista spettacolare lago di Lugano
Nella Residenza, di nuova edificazione, sita in Bissone TI e denominata “ Al Ruscello”, è inserito l’ elegante appartamento descritto, costruito in stile moderno e lineare. La palazzina , composto da soli 5 appartamenti è limitrofa a Campione d’Italia, enclave Italiana in territorio Svizzero. Essa si affaccia sul Lago Ceresio, da cui dista 50 m e a 800 m dalla stessa, vi è l’entrata della autostrada Milano/Zurigo. In circa 1 km si entra in Lugano e in 3 minuti di auto si raggiungono le scuole comunali. L’acquirente può anche approfittare di un basso e conveniente moltiplicatore d’imposta comunale del 67%. L’appartamento sito al 1° piano di 3,5 locali misura 151 mq, ed è composto da un ampio soggiorno con cucina openspace, due spaziose camere da letto una con un bagno/vasca, ed una con bagno/doccia. Tutti gli appartamenti hanno un’entrata esterna separata e sono forniti da un lift interno diretto negli stessi con chiave di sicurezza e cancelletto su ogni entrata. Il posto auto in garage a piano terra, dal costo di CHF. 65'000, viene calcolato a parte rispetto al prezzo dell’ appartamento, ed è possibile ottenere più posti auto, per ogni unita abitativa. Un spazioso terrazzo di 74 mq circonda, tutti i lati dell’appartamento, ed adiacente vi è un giardinetto di 16 mq . La consegna dell’appartamento è prevista per il 30.03.2017. Esiste la possibili, entro il 28 febbraio 2017, di personalizzare la propria abitazione con la scelta dei materiali, delle cucine, ecc. ecc., e di operare piccole modifiche all’appartamento stesso.
1 Novembre 2016
Villa in affitto a Origlio
Affittasi villa ammobiliata in mezzo al verde, 15 minuti dal centro città di Lugano Con 400 m2 abitabile abbiamo 5-6 camere da letto, 4 bagni, un ampio salone con camino, sala pranzo, cucina abitabile, tinello con vista sul giardino, palestra e piscina interna, vari ripostigli e solaio, garage per 2 auto, 1 posto sotto tetto e altri 6 -8 posteggi all'esterno. Il giardino comprendo dei meravigliosi alberi di frutta, orto e bosco con vista sul lago di Origlio. Prezzo e disponibilità: su richiesta
19 Settembre 2016
Affittasi attico a Savosa-Lugano
Affittiamo bellissimo attico di 3,5 locali in palazzina di nuova costruzione (2014), rifiniture di alto standing, posizione molto soleggiata e tranquilla a due minuti a piedi dal grazioso Parco Vira di Savosa. L'appartamento ha un grande salotto molto luminoso ed una cucina "openspace", moderna e funzionale con elettrodomestici di alto standard. Vi sono 2 camere da letto, la prima padronale con un ampio bagno con vasca attiguo, particolarmente adatto ai bimbi e la seconda leggermente più piccola con un bagno/doccia.   Entrambi le stanze danno su un giardinetto riparato da sguardi indiscreti. Inoltre l'appartamento ha un'ampia terrazza accessibile dal salotto e molto indicato per passare le serate estive. (totale ca 40 m2) Attualmente i locatari hanno optato per 2 posti auto esterni per un costo di CHF. 50.- l'uno. Ci sarebbe eventualmente possibilità di richiedere 1 posto interno a CHF 100.- . Il contratto di sublocazione scade il 30.07.2017 - rinnovabile. 
28 Luglio 2016
Nuovo sito immobiliare della SWISSED!
Vi presentiamo il nostro nuovo sito della SWISSED dedicato interamente al settore immobiliare, acquisto, vendita, affitto e restaurazione! www.swissedrealestate.ch
22 Giugno 2016
Novità in casa SWISSED
Prestissimo avrete le novità in casa Swissed Relocation! Questo e molto altro vi comunicheremo nei prossimi giorni! Il vostro Team Swissed
2 Maggio 2016
Dalla Svizzera a Chernobyl
La Confederazione ha partecipato al finanziamento del nuovo sarcofago della centrale nucleare e aiuta le persone che vivono in questa regione sinistrata. swissinfo.ch ha visitato la zona d’esclusione di Chernobyl. (Lioudmilla Clot, swissinfo.ch) Un enorme arco di colore argento è il nuovo simbolo di Chernobyl. Questo sarcofago dovrebbe permettere di evitare per i prossimi 100 anni la propagazione di radioattività dall’unità 4 della centrale nucleare andata distrutta nel 1986. L’infrastruttura è stata finanziata da 40 paesi ed è costata 2,15 miliardi di euro. La Svizzera ha finanziato con 12,5 milioni di euro il Nuclear Safety Account e ha deciso di continuare a sostenere il Chernobyl Shelter Fund, mantenendo il suo contributo all’1,15% del totale. Complessivamente, la partecipazione elvetica è stata finora di 27 milioni di euro. Un importo piuttosto alto rispetto agli altri paesi donatori se paragonato su una base pro capite. Cosa prevedono per Chernobyl le autorità ucraine? Alla testa del ministero dell’ecologia e delle risorse naturali, Hanna Vronska ci ha spiegato che è previsto di creare una riserva naturale. Per gli abitanti, la vita continua però ad essere difficile. Assieme ai responsabili della Green Cross Ucraina, abbiamo visitato la città di Slavutych e le zone rurali colpite dall’incidente. «Senza il sostegno della Svizzera e del programma di medicina sociale SOCMED non potremmo realizzare dei progetti d’assistenza a favore delle famiglie e dei bambini», ha indicato il direttore di Green Cross Yuri Sapiga. Quest’anno dei bambini di un orfanatrofio della regione verranno in Svizzera per delle vacanze estive. www.swissinfo.ch
21 Marzo 2016
Il difficile matrimonio tra aziende svizzere e cinesi
L’Europa è diventata un obiettivo interessante per gli investitori cinesi. Circa 70 società svizzere, tra cui Syngenta, Mercuria e Swissport, sono già completamente o in parte in mani cinesi. Questa evoluzione suscita però timori e dubbi. E solleva la questione di come riuscire a creare ponti tra le due culture. Gli esperti sottolineano che le fusioni e le acquisizioni non sono sempre sinonimo di buona notizia. L’ondata di acquisti di marche svizzere da parte di società giapponesi negli anni 1970 e 1980 ha lasciato sul selciato buona parte delle aziende che erano state comperate. Il tasso di ‘sopravvivenza’ è stato inferiore al 10%. Da allora la Svizzera è molto più cauta, affermano gli specialisti. Meno burocrazia Per alcuni insider, l’acquisto di Syngenta da parte di ChemChina potrebbe seguire lo stesso modello dell’acquisizione della società israeliana Makhteshim Agan, tra i più grandi produttori di pesticidi al mondo. Dopo aver comperato il 60% del capitale del gruppo israeliano nel 2011, ChemChina ha cambiato il nome dell’azienda in ADAMA Agricultural Solutions Ltd. In un certo senso, l’acquisto di società estere permette ai gruppi cinesi di scavalcare la pesante burocrazia nel loro paese. Guanglian Pang, direttore della China Petroleum and Chemical Industry Federation, rileva che le dinamiche interne complesse, come il nepotismo, che toccano soprattutto le società statali, obbligano le imprese cinesi a cambiare la loro strategia quando passano da una fase di sviluppo a una fase di implementazione sul mercato. «Le principali ragioni che spingono le società cinesi ad orientarsi verso l’estero sono le relazioni umane complesse e il lungo processo interno necessario per la presa di decisione», sottolinea. «Fondersi con una società straniera è invece spesso più facile e più rapido». L’altro problema è legato alla difficoltà di attuare delle strategie a lungo termine, prosegue Guanglian Pang. Nei consigli d’amministrazione, i mandati sono limitati a 10 anni, ma spesso i membri non restano più di 5 anni. E i nuovi arrivati preferiscono spesso concentrarsi sulla loro carriera, lanciando delle riforme piuttosto che mantenere lo status quo. «Swiss-made» o «Made in China»? La questione del label rappresenta pure un rompicapo. Il marchio «Swiss Made» è simbolo di costi elevati e di alta qualità; quello «Made in China» di prodotti di scarsa qualità e di basso costo. Quando delle aziende cinesi acquisiscono un marchio svizzero, evitano di parlare ai media elvetici e respingono spesso e volentieri anche le richieste di interviste di giornali o televisioni cinesi. La ragione è semplice: non comunicando sul tema, le ditte sperano di preservare al meglio il carattere svizzero di una marca e al contempo la sua connotazione di qualità elevata. Anche i consumatori cinesi accordano grande importanza al label «Swiss made». Le società madri evitano così di trasferire immediatamente i siti di produzione in Cina. La situazione è diversa per quanto concerne l’innovazione. Diverse grandi società, ad esempio Novartis e Roche, hanno già creato centri di ricerca e sviluppo in Cina. Per questi gruppi è il miglior modo per capire le preferenze e le abitudini dei consumatori locali. Le fusioni e le acquisizioni cinesi seguono a volte un modello «iceberg»: la consociata svizzera diventa solo la parte visibile. Sotto la superficie, però, le aziende cinesi funzionano secondo principi cinesi, che entrano spesso in conflitto con gli usi svizzeri nel mondo degli affari. Ciò mina la lealtà dei dipendenti e la fiducia dei consumatori. Cattive abitudini Alcune aziende cinesi danno anche la caccia ai talenti svizzeri e cercano di attingere a tutti i loro segreti di fabbricazione, infierendo così un ulteriore colpo alla tradizione elvetica di lealtà e reputazione, sostiene Juan Wu, specialista di commercio internazionale presso l’Università di scienze applicate di Zurigo. «Alcune ditte cinesi portano con sé cattive abitudini in Svizzera, afferma. Ciò danneggia la cultura sociale del paese, costruita sulla reputazione e la lealtà». Le due culture possono però imparare l’una dall’altra, ciò che permetterebbe di migliorare la situazione. Quando le cose vanno male, sia gli svizzeri che i cinesi puntano il dito sulle «differenze culturali». Alcuni metodi cinesi piacciano però anche agli svizzeri. Spesso, dopo una fusione con una società elvetica, gli acquirenti americani procedono a licenziamenti collettivi e irritano le sfere dirigenziali. I cinesi dal canto loro preferiscono mantenere tale quale una società acquistata di recente. Troppa gerarchia Ciò non basta però per avere la pace in famiglia. I dirigenti svizzeri non sopportano i metodi di gestione cinesi, stando allo studio portato avanti da Juan Wu dal 2012. Molti svizzeri intervistati dalla ricercatrice si lamentano del fatto che i responsabili aziendali cinesi siano abituati a dare ordini e a criticare i loro dipendenti in pubblico, accordando molta importanza alla gerarchia e alle dimostrazioni di potere. Un comportamento in netto contrasto con quello degli svizzeri, che mettono più l’accento sull’autonomia, la discrezione e la sfera privata. Ad esempio, un direttore finanziario ha spiegato a Juan Wu che «non poteva abituarsi allo stile paternalista del management cinese e alle equipe che insistono nel parlare mandarino». L’uomo criticava anche l’amministratore delegato «che sembra vivere come duemila anni fa e pensa di essere un re». D’altro canto, gli amministratori delegati cinesi delle società statali hanno anche le loro ragioni per essere di pessimo umore: spesso percepiscono salari fissati dal governo a 1'200 franchi, spiega Guanglian Pang. Anche se le loro società contribuiscono a coprire alcune spese come l’affitto, la somma è molto bassa. «A causa di questa differenza di salario, gli amministratori cinesi hanno l’impressione di non essere nessuno, aggiunge Guanglian Pang. Per sentirsi più importanti cercano così di controllare al massimo i loro dipendenti». Boom degli investimenti cinesi Da un rapporto pubblicato a fine gennaio da PricewaterhousCoopers emerge che gli investimenti cinesi all’estero, principalmente Europa e Stati Uniti, hanno battuto un nuovo record nel 2015, attestandosi a 67,4 miliardi di dollari, il 40% in più rispetto all’anno precedente. Quest’anno, China National Chemical Corp (ChemChina) ha annunciato l’acquisizione del produttore di macchinari industriali tedesco KraussMaffei Group. La multinazionale acquisterà anche il gruppo agrochimico svizzero Syngenta per 43,8 miliardi di franchi. Si tratta dell’acquisizione più importante mai effettuata da un’azienda cinese. www.swissinfo.ch
26 Febbraio 2016
Aerei da combattimento: il governo svizzero torna alla carica
Se tutto andrà come previsto, nel 2017 al Parlamento verrà sottoposto un credito per la progettazione, il collaudo e la preparazione dell'acquisto di un velivolo moderno. I primi apparecchi verrebbero consegnati nel 2025, ha precisato mercoledì una nota del dipartimento. Il neoeletto ministro "Guy Parmelin non intende però bruciare le tappe" e "avanza con una prudenza da Sioux", scrive il quotidiano ‘24 Heures’. Anche perchè il suo predecessore Ueli Maurer, anch’egli esponente dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), aveva registrato una sonora sconfitta non meno di due anni fa. Contro il parere di governo e parlamento, il popolo elvetico aveva infatti respinto col 53,4% dei voti l'acquisto di 22 cacciabombardieri Gripen. Come evitare dunque che il governo elvetico inciampi nuovamente, si chiede ’24 Heures’. "Il dipartimento cerca ora di associare tutte le parti politiche nelle discussioni. Le divisioni in seno alla destra, in particolare sulla scelta del tipo di velivolo, avevano fatto naufragare il Gripen. Ecco perché Parmelin vuole creare un 'gruppo di accompagnamento', composto tra l’altro da un membro di ogni partito", scrive il quotidiano romando. Leggi su: http://www.swissinfo.ch/ita/due-anni-dopo-il--no--ai-gripen_aerei-da-combattimento--il-governo-svizzero-torna-alla-carica/41982550
26 Febbraio 2016
Tutti in treno in caso di ‘no’ al raddoppio del San Gottardo
Quali sono le alternative nel caso in cui il popolo svizzero rifiutasse il raddoppio della galleria stradale del San Gottardo? La creazione di una cosiddetta «autostrada viaggiante», sostengono coloro che si oppongono allo scavo di un nuovo tunnel. Una soluzione illusoria e impossibile da mettere in pratica, ribattono i fautori del raddoppio. E se il prossimo 28 febbraio dalle urne dovesse uscire un ‘no’? Come permettere alle oltre 5 milioni di automobili e ai circa 900'000 camion che ogni anno transitano dalla galleria del San Gottardo di attraversare le Alpi quando il tunnel sarà chiuso per i previsti lavori di risanamento? Deviarli su altri assi alpini è impossibile. San Bernardino, Sempione o Gran San Bernardo non possono assorbire una simile mole di traffico. L’alternativa è una sola: trasferire il traffico nord-sud su rotaia. In altre parole creare un’«autostrada viaggiante», una RoLa (dal tedesco «Rollende Landstrasse») come viene chiamata dagli addetti ai lavori. I camion potrebbero essere caricati su appositi vagoni e trasportati da Chiasso/Novara a Basilea e viceversa. A questo collegamento da frontiera a frontiera si aggiungerebbe una seconda autostrada viaggiante «breve» - anche in questo caso riservata ai mezzi pesanti – che collegherebbe invece Erstfeld a Biasca. In entrambi i casi i treni transiterebbero attraverso la nuova galleria ferroviaria di base del San Gottardo (Alptransit), che sarà inaugurata nel giugno 2016. Per le automobili, verrebbe invece creato un servizio di trasporto tra Airolo e Göschenen, utilizzando il vecchio tunnel ferroviario, che quando entrerà in funzione Alptransit sarà sottoutilizzato. Una volta questo imponente dispositivo in funzione, si potrà poi procedere alla ristrutturazione della galleria autostradale, senza interrompere il collegamento nord-sud attraverso le Alpi, ritengono gli oppositori al raddoppio. I costiScavare una seconda galleria stradale e risanare quella esistente costerà 2,9 miliardi di franchi, stando alle cifre comunicate dal governo svizzero.Se invece il popolo dirà ‘no’ al raddoppio, le spese per il risanamento del tunnel attuale e l’instaurazione di un’«autostrada viaggiante» ammonteranno a una cifra compresa tra 1,4 e 1,8 miliardi di franchi. Le auto viaggeranno gratuitamente sui treni navetta tra Göschenen e Airolo, mentre i camion dovranno pagare circa 100 franchi per il trasporto da Erstfeld a Biasca.Il gruppo «Risanare senza perderci» stima dal canto suo i costi a poco più di un miliardo di franchi per questa seconda opzione. Continuazione su www.swissinfo.ch/ita/autostrada
2 Febbraio 2016
Schengen: timori italiani, preoccupazioni svizzere
Di Aldo Sofia La "rottamazione" del Trattato di libera circolazione che porta il nome del villaggio vinicolo lussemburghese dove venne negoziato (inizialmente firmato da un pugno di paesi, poi estesosi a tutta l'area UE, più altre nazioni fra cui la Svizzera, e che oggi comprende 400 milioni di persone) non avrebbe unicamente un valore simbolico terribilmente negativo con l'abbattimento di uno dei capisaldi del progetto integrativo. Le conseguenze avrebbero anche un forte impatto economico. C'è chi ha fatto qualche calcolo. Prendiamo un paese come la Polonia: ogni anno 60 milioni di veicoli attraversano i confini con la Germania, il ripristino dei controlli sulla frontiera costerebbero 55 euro per ogni ora di ritardo, una fattura finale di oltre un miliardo e mezzo. Quali sono stati invece i vantaggi della libera circolazione? All'inizio il Fondo monetario calcolò che il beneficio sarebbe stato di 2 o tre punti in più di PIL. Oggi si stima che far circolate le merci senza intoppi equivale a un vantaggio di 28 miliardi di euro. In più, la Svizzera, ma non solo, dovrebbe interrogarsi su cosa potrebbe significare la cancellazione di Schengen sul traffico quotidiano di pendolari e frontalieri. Per ora soltanto sei membri dell'Unione su ventotto hanno chiesto di ristabilire i controlli alle frontiere per contenere il flusso di migranti in fuga dalle guerre del Medio Oriente. Ma è assai probabile che il numero aumenti se entro poche settimane non si troverà una strategia comune, al momento invisibile. Si fanno comunque strada ipotesi transitorie, col rischio che diventino poi permanenti. Per esempio quella di una "piccola Schengen" fra un gruppo di partner centrali (in primis Germania e Francia) che consentirebbe una libera circolazione interna solo fra alcuni paesi dell'Unione. Oppure un'espulsione provvisoria da Schengen per i membri che non rispettano le regole sulla registrazione dei migranti. Una pesante minaccia in tal senso è già stata prospettata alla Grecia, la quale, già assillata da una crisi economica pesante e dalle conseguenze sociali di un drastico piano di risparmi e austerità, si ritroverebbe sola nella gestione dei continui e giganteschi flussi migratori. Forse Atene "non ha fatto bene i compiti a casa", cioè la puntigliosa registrazione dei migranti in arrivo; ma è pur vero che la massa di arrivi è stata tale da poter mettere alla prova anche nazioni più forti e organizzate. E a temere di ritrovarsi sola ad affrontare il problema c'è anche l'Italia, che per anni ha trascurato le registrazioni, lasciando consapevolmente che decine di migliaia di fuggiaschi sbarcati sulle sue coste meridionali potessero proseguire il loro viaggio verso la Germania e i paesi scandinavi. I recenti attacchi di Renzi a Berlino e a Bruxelles nascono anche da questa preoccupazione. Così come la Grecia, l'Italia non può alzare muri, stendere filo spinato e chiudere frontiere nelle acque Mediterraneo. Preoccupazione che la Svizzera non può non condividere. La pressione migratoria a Sud si è alleggerita da quando oltre un milione di migranti medio-orientali ha scoperto e percorso la via balcanica. Ma (mentre la guerra siriana sembra ancora senza vie d'uscita, e poco si parla di altri conflitti in corso, dall'Afghanistan allo Yemen all'Iraq) la rotta mediterranea potrebbe riaprirsi presto, proprio a causa delle chiusura delle frontiere a est. E possiamo facilmente immaginare con quale aumento di flussi migratori, con quali problemi, e con quali costi supplementari anche per la Svizzera. Cioè: anche per Chiasso e dintorni.
2 Febbraio 2016
Denunce anche dalla Svizzera contro Volkswagen
Circa 1500-2000 proprietari di auto del gruppo Volkswagen hanno presentato denuncia penale in Svizzera per le manipolazioni dei valori di emissione: lo ha indicato alla televisione SRF il portavoce del Ministero pubblico della Confederazione André Marty. La procura federale ha riunito i dossier e li ha trasmessi alla procura di Braunschweig, in Germania, che ha aperto un procedimento. Secondo Marty le chance che un detentore elvetico di un veicolo ottenga un risarcimento sono però limitate. In Svizzera sono in circolazione 180'000 auto con software manipolato. Le associazioni dei consumatori stanno negoziando con l'importatore Amag affinché ai detentori sia versato un indennizzo. A livello mondiale vi sarebbero oltre 10 milioni di veicoli della casa automobilista tedesca con un programma di controllo delle emissioni manipolato. www.swissinfo.ch
12 Gennaio 2016
La biobanca di Losanna, un progetto unico in Europa
La biobanca dell’Ospedale universitario di Losanna ha per obiettivo lo sviluppo di una medicina più personalizzata, con terapie su misura per ogni paziente. Gli attuali trattamenti medici sono utilizzati su un vasto spettro di pazienti. A volte, però, non sono efficaci, poiché ogni persona ha un genoma leggermente differente. La biobanca dell’Ospedale universitario di Losanna (CHUV) è stata creata proprio per cercare di sviluppare terapie mirate. La sua equipe raccoglie i campioni di sangue di pazienti volontari. Sequenziare il genoma servirà per capire meglio certe malattie e individuare il trattamento adatto. Il problema è che sequenziare il genoma costa caro: circa 1'000 franchi per persona. Gli specialisti ritengono però che nei prossimi anni il prezzo dovrebbe scendere.
12 Gennaio 2016
L’economia svizzera riuscirà a risalire la china nel 2016?
Dopo la revoca della soglia minima di cambio con l’euro, la Svizzera ha pagato nel 2015 il prezzo del franco forte, sfiorando la recessione. Per il nuovo anno, i principali istituti di ricerche economiche prevedono una crescita tra l’1 e l’1,5%. Ma il futuro della Svizzera rimane legato alle politiche economiche della zona euro e ai rapporti bilaterali con l’UE, avverte l’economista Sergio Rossi dell’Università di Friburgo. Intervista. swissinfo.ch: Il 15 gennaio 2015, quando la Banca nazionale svizzera (BNS) ha abbandonato la soglia minima di cambio euro-franco, molti esperti hanno pronosticato una recessione. Un anno dopo come si possono valutare gli effetti di questa decisione? Sergio Rossi: Bisogna suddividere l’anno in due periodi. Nel primo semestre 2015 la decisione della BNS non si è fatta ancora molto sentire, poiché il giro d’affari delle industrie e del turismo dipendeva ancora in buona parte da ordinazioni e contratti già firmati quando il tasso di cambio era ancora di 1 franco e 20 centesimi rispetto all’euro. L’effetto è stato invece più forte nella seconda metà dell’anno, anche perché molte aziende hanno fatto delle scelte dettate da una percezione di paura, cominciando a ridurre in qualche modo gli stipendi, a volte pagandone una parte in euro invece che in franchi, o a tagliare sull’occupazione e a dislocare delle attività all’estero. Ciò ha raggelato il panorama economico in Svizzera, frenando i consumi e spingendo molte persone a risparmiare o a fare la spesa all’estero. L’economia svizzera non è stata inoltre aiutata dalla congiuntura europea, che è rimasta molto claudicante nel 2015. swissinfo.ch: Negli ultimi mesi il tasso di cambio si è riportato a quasi 1,10 franchi per 1 euro. Questo tasso potrebbe bastare per permettere all’economia svizzera di risalire la china nel 2016? S.R.: Il problema non è tanto legato al livello del tasso di cambio, ma piuttosto alla sua volatilità, poiché quest’ultima incide molto più negativamente sulla fiducia delle imprese. Se il tasso di cambio si stabilizza – poco importa se attorno a 1,10 o a 1,05 franchi per 1 euro – le imprese possono di nuovo prevedere il futuro con minori incertezze, ossia pianificare i loro investimenti e le loro attività con un margine di errore più ridotto e quindi con minori rischi. Il tasso di cambio rappresenta tuttavia una delle variabili, ma non necessariamente la più importante tra quelle considerate dalle imprese. Più importante sarà ancora una volta la capacità delle stesse imprese di rinnovarsi, puntando sulla ricerca e l’innovazione. Quando i margini di guadagno si riducono in modo notevole, come è stato il caso dopo l’annuncio della BNS all’inizio del 2015, le imprese sono stimolate a innovare investendo molto per recuperare un maggiore profitto. Se sono creative e innovative, possono inoltre conquistare nuovi mercati aldilà della zona euro, facendo diminuire l’impatto del franco forte sui loro profitti. swissinfo.ch: L’anno scorso il franco forte non ha avuto effetti pesanti sulla disoccupazione, rimasta di poco superiore al 3%. I contraccolpi si faranno notare maggiormente nel 2016? S.R.: Certo, più continua il periodo in cui il franco resterà sopravvalutato e più difficilmente le imprese riusciranno a trovare soluzioni alternative ai tagli all’occupazione per far quadrare i conti. Ma, più che il franco forte, a pesare sulla disoccupazione in Svizzera saranno le politiche economiche nella zona euro, ossia una politica monetaria inutilmente espansiva e una politica di bilancio restrittiva, per non parlare dell’austerità, che incide negativamente sui consumi in Europa e che frena quindi anche le esportazioni svizzere. È verosimile che questa situazione continuerà ancora a lungo: la stessa Banca centrale europea (BCE) ha ammesso in una sua pubblicazione che ci vorranno almeno 10 anni prima di vedere gli effetti positivi di queste politiche. swissinfo.ch: In dicembre la Federal Reserve ha deciso di aumentare i tassi d’interesse, rimasti vicini a zero dal 2008. In Svizzera, la fase di tassi d’interesse bassi o addirittura negativi continuerà invece ancora a lungo? S.R.: Molto probabilmente sì, perché la BNS sarà costretta anche in futuro a mantenere i propri tassi d’interesse al di sotto di quelli della BCE, per evitare un forte afflusso di capitali e un nuovo apprezzamento del franco. Da parte sua, la BCE non aumenterà di certo molto in fretta i suoi tassi d’interesse, almeno fino a quando non vi saranno chiari segnali di ripresa durevole nella zona euro. Tutto ciò rischia quindi di avere diverse conseguenze negative per la Svizzera, pensiamo soltanto alle numerose persone i cui risparmi sono depositati in banca o affidati a una cassa-pensioni. Queste persone devono rinunciare agli interessi sul risparmio o accettare rischi incalcolabili per sperare di guadagnare qualcosa. Ma la minaccia più grande per l’economia svizzera è costituita dal surriscaldamento dei prezzi nel mercato immobiliare, già in corso da molti anni, che potrebbe sfociare in una nuova crisi in questo settore. swissinfo.ch: Un’altra grande incognita per l’economia svizzera riguarda l’attuazione del freno all’immigrazione, che potrebbe compromettere gli accordi bilaterali con l’UE. Questi accordi sono fondamentali per la Svizzera? S.R.: È ben possibile che, se non ci fossero stati questi accordi, l’economia svizzera non sarebbe andata così male come alcuni vogliono far credere. Però ora la Svizzera è legata all’UE da oltre 120 accordi bilaterali, molti dei quali sono entrati nelle pratiche aziendali di molte imprese. Tornare indietro, ossia sopprimere questi accordi o perlomeno i più importanti, come quello sulla libera circolazione, inciderebbe per diversi anni in modo negativo sull’economia svizzera. Oso quindi sperare che, sia da parte svizzera sia da quella dell’UE, prevalga la consapevolezza dei vantaggi che questi accordi apportano a entrambe le parti. La loro attuazione deve però essere migliorata con delle misure di accompagnamento più incisive sul mercato del lavoro e con altri provvedimenti a favore delle regioni di frontiera, in particolare per il Canton Ticino. swissinfo.ch: Berna e Bruxelles si avviano invece verso la soluzione di un’altra lunga vertenza, dopo che in dicembre il Parlamento svizzero ha approvato lo scambio automatico d’informazioni in materia fiscale. Quale futuro vi sarà per la piazza finanziaria elvetica senza segreto bancario? S.R.: Per trenta o quarant’anni le banche svizzere si sono adagiate sul segreto bancario: i capitali arrivavano quasi da soli, senza nemmeno dover andare a cercarli. Il segreto bancario ha contribuito al successo della piazza finanziaria svizzera, però ha anche rallentato in una certa misura il suo rinnovamento, mentre altre piazze, a cominciare da quelle asiatiche, hanno compiuto grandi progressi in questi ultimi anni. In futuro le banche elvetiche dovranno quindi darsi maggiormente da fare per attirare una nuova clientela e quindi anche per rinnovarsi. In tale ottica, la fine del segreto bancario può essere considerata positivamente, anche se giunge con molto ritardo. Nei prossimi anni le banche svizzere dovranno però affrontare un difficile lavoro di implementazione dello scambio automatico d’informazioni, che richiederà una maggiore specializzazione e una profonda conoscenza delle legislazioni fiscali degli altri paesi, molto complesse e diverse l’una dall’altra. Inoltre, si troveranno di fronte a esigenze molto più elevate da parte della clientela: coloro che devono ora dichiarare i loro capitali al fisco pretenderanno una maggiore redditività sugli averi depositati nelle banche svizzere, essendo anche consapevoli della loro maggiore mobilità tra diverse piazze concorrenti. Per la piazza finanziaria elvetica si apre quindi una fase di ristrutturazione, che metterà a dura prova molte piccole e medie banche e che porterà probabilmente a un calo degli effettivi. www.swissinfo.ch
30 Dicembre 2015
Felice Anno Nuovo!
Ringraziamo la nostra affezionata clientela per la fiducia dimostrata durante l'anno 2015 e vi auguriamo un felice Anno Nuovo!
7 Dicembre 2015
Nuova apertura in centro di Lugano!
Siamo lieti di annunciarvi che abbiamo aperto un nuovo ufficio in centro città, la parte più suggestiva di Lugano e più precisamente in Via Cattedrale 7! Chiamateci per un appuntamento, saremo felici di accogliervi, assistervi e relocarvi in Svizzera. Chiamate +41 (0)79 935 58 55
18 Novembre 2015
Il suffisso «.swiss» per vendere meglio il marchio Svizzera
Nel 2011, l’ICANN – la società statunitense che gestisce i nomi di dominio su internet – ha lanciato un ampio programma per aumentare il numero di nomi di dominio di primo livello. Si tratta dei suffissi che seguono l’ultimo punto in un indirizzo internet. Ai tradizionali «.com», «.org» e «.edu», si affiancheranno una moltitudine di altri nomi legati a marchi, settori di attività, temi e prodotti specifici. Sarà anche possibile utilizzare dei termini geografici. Nel caso svizzero, «.swiss» coesisterà con l’attuale «.ch» (per Confoederatio helvetica). Prima fase Concretamente, un ente pubblico, una società o un’impresa che desidera creare un nuovo suffisso deve inoltrare un dossier all’ICANN. È ciò che hanno fatto con successo le autorità federali svizzere per ottenere il suffisso «.swiss». La Confederazione può ora gestire il nuovo nome di dominio. Gli enti pubblici e le imprese che desiderano un indirizzo con il nuovo suffisso devono farne domanda presso un registrar autorizzato. La decisione definitiva spetta all’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM). La prima fase di attribuzione è iniziata il 7 settembre e si è conclusa il 9 novembre. Solo gli enti pubblici e le imprese iscritte nel registro di commercio o al Trade Mark Clearing House – il meccanismo di protezione dei marchi dell’ICANN – hanno potuto parteciparvi. «All’inizio di novembre è stata superata la soglia delle 8000 domande. Non avevamo fatto previsioni, ma siamo molto soddisfatti di questo risultato», si rallegra Caroline Sauser, portavoce dell’UFCOM. Fino all’asta Dal 10 novembre non sarà più possibile, almeno per il momento, inoltrare nuove richieste. L’UFCOM valuterà la validità delle richieste, verificando per esempio se le aziende sono iscritte nel registro di commercio e se hanno una sede o un’attività in Svizzera. Un elenco dei dossier approvati sarà pubblicato alla metà di novembre. A quel punto, e per la durata di venti giorni, sarà possibile formulare delle opposizioni o inoltrare domande concorrenti. Passato questo termine, l’UFCOM prenderà la decisione definitiva. Ma che fare in caso di dossier concorrenti? Sono state elaborate delle procedure per sbloccare simili situazioni. «Abbiamo stabilito dei criteri che permettono di fissare delle priorità», spiega Caroline Sauser. Per esempio, un ente pubblico ha la priorità su un’impresa o un’organizzazione. E fra gli enti pubblici, la Confederazione ha la priorità sui cantoni e sui comuni. Ci saranno anche altri criteri, come per esempio il legame diretto con la Svizzera e l’immagine di marca della Svizzera verso l’esterno. Nel caso che due domande si trovino sullo stesso piano, «ci sarà probabilmente un’asta», indica la portavoce dell’UFCOM. Creare plusvalore Ma quale può essere il vantaggio di «.swiss» rispetto a «.ch»? Secondo dot.swiss – il sito della Confederazione dedicato al nuovo suffisso, questo nuovo nome di dominio comporta un plusvalore, perché «mostra in modo inequivocabile l’origine e il radicamento delle imprese e delle organizzazioni svizzere», «identifica il titolare con il marchio Svizzera e con i valori che vi sono associati», «conferisce ai siti web delle organizzazioni svizzere l’esclusività che meritano» e «contraddistingue i marchi svizzeri nel mercato nazionale e ben oltre le sue frontiere». Xavier Studer, autore di un blog sulle nuove tecnologie e le telecomunicazioni ed ex cronista della Televisione svizzera, è convinto dell’efficacia del nuovo nome di dominio. «È molto interessante, perché ‘.ch’ non rappresenta necessariamente un’indicazione molto chiara per il resto del mondo. Invece si può immaginare che ‘.swiss’ sia più chiaro». swissinfo.ch fa parte delle imprese che hanno inoltrato una domanda. Christian Burger, membro della sezione marketing, condivide il punto di vista di Studer. «All’estero, non è evidente che ‘.ch’ rappresenti la Svizzera. Il nuovo nome di dominio ‘.swiss’ sarà molto più chiaro». Non (ancora) per i privati Il nuovo suffisso entrerà in funzione il 16 gennaio. «In gennaio la grande novità sarà che anche le associazioni e le fondazioni potranno inoltrare una domanda, anche se non sono iscritte al registro di commercio», rileva Caroline Sauser. Invece i privati non potranno farlo. E non è sicuro che un giorno arrivi anche il loro turno. «È troppo presto per dire se sarà aperto al pubblico», dice Caroline Sauser. «Dipende dall’evoluzione di ‘.swiss’. La ministra delle comunicazioni Doris Leuthard ha precisato che si tratta di uno strumento promozionale della Svizzera all’estero. Riguarda perciò prima di tutto enti pubblici e società». In gennaio saranno affrontate anche le domande per i nomi generici che riguardano settori interi. «Il nome watch.swiss per esempio potrebbe interessare l’intero settore orologiero», osserva Caroline Sauser. «Ci si potrebbe immaginare che sia attribuito alla Federazione orologiera svizzera, che poi darebbe alla Rolex la possibilità di aver l’indirizzo ‘rolex.watch.swiss’ o all’Omega l’indirizzo omega.watch.swiss».
31 Ottobre 2015
L'immigrazione al centro dei dibattiti tra Italia e Svizzera a Milano
Solo con un atteggiamento pragmatico si potrà conciliare il principio della libera circolazione con il freno all’immigrazione deciso dal popolo svizzero il 9 febbraio 2014. Lo ha affermato a Milano il ministro elvetico degli esteri Didier Burkhalter in occasione della terza edizione del Forum per il dialogo bilaterale tra Italia e Svizzera. È invece stato cancellato l’incontro previsto con Paolo Gentiloni. La via bilaterale è un successo sia per la Svizzera che per l’Unione europea, ha dichiarato il consigliere federale Didier Burkhalter. Per questo, ha aggiunto, va sottolineata l’importanza delle consultazioni in atto tra il governo elvetico e la Commissione europea per trovare una soluzione alla questione della libera circolazione delle persone. Una questione che pesa come un macigno sulle relazioni tra Berna e Bruxelles. Il 9 febbraio 2014, il popolo svizzero ha infatti accolto a stretta maggioranza l’iniziativa popolare “Contro l’immigrazione di massa”, che esige l’introduzione di tetti massi e contingenti all’immigrazione. L’applicazione del testo è però un rebus ancora irrisolto per la Svizzera, poiché si scontra con la libera circolazione delle persone, un principio che Bruxelles ha più volte definito “non negoziabile”. A Milano, Didier Burkhalter ha lanciato un nuovo appello in favore di soluzioni pragmatiche per conciliare volontà popolare e libera circolazione delle persone. E proprio a questo tema era dedicato uno dei workshop organizzati nell’ambito del terzo Forum per il dialogo bilaterale tra Italia e Svizzera. Ex segretario di Stato presso il Dipartimento federale degli affari esteri, Franz von Däniken ha ricordato l’importanza degli accordi bilaterali. Questi “non sono messi in dubbio e possono essere ulteriormente rafforzati attraverso collaborazioni transfrontaliere puntuali”. “In una fase storica caratterizzata da marcati flussi migratori verso l’Europa, la risposta deve essere coordinata a livello europeo. Ma anche a livello bilaterale è auspicabile la creazione di un tavolo di confronto permanente tra le autorità competenti di Italia e Svizzera”, ha dichiarato Franz von Däniken. Per Didier Burkhalter anche di fronte alle attuali sfide migratorie è necessario dar prova di pragmatismo. La Confederazione è uno dei paesi al mondo con il più alto tasso di immigrazione, ha fatto notare, evocando anche il delicato tema degli oltre 300'000 frontalieri che lavorano in Svizzera. "È una fortuna per il nostro sviluppo economico, ma anche una vera e propria sfida", ha rilevato. Più vicini anche su fiscalità, ricerca e trasporti Organizzato dall’Ambasciata svizzera in Italia, da quella italiana in Svizzera e dalla rivista Limes, il Forum ha riunito a palazzo Clerici 80 rappresentati dell’economia, dei media, della politica, delle scienze e della cultura. Per il Vicedirettore generale per l’integrazione europea, Giuseppe Maria Buccino Grimaldi, si tratta “di un’importante piattaforma di dialogo tra Italia e Svizzera, paese che pur non essendo parte dell'UE riveste un’importanza fondamentale. Tanto che il suo allontanamento appare inconcepibile”. A Milano, il ministro svizzero degli esteri avrebbe dovuto incontrare il suo omologo italiano Paolo Gentiloni, per un colloquio bilaterale incentrato sulle relazioni transfrontaliere, in particolare in ambito fiscale e in materia di frontalieri. Paolo Gentiloni è stato però trattenuto a Vienna per il vertice sulla crisi siriana. Malgrado ci siano ancora diversi ostacoli nelle relazioni tra Italia e Svizzera, i due paesi hanno sottolineato “la ferma volontà” di lavorare assieme. E alcuni successi sono già stati registrati, come lo storico accordo fiscale, che dovrebbe favorire la regolarizzazione degli averi depositati da cittadini italiani nelle banche svizzere. Questo accordo ha semplificato il dossier finanziario, secondo quanto emerso dal workshop dedicato al tema. “Ora si apre una nuova era per la finanza in cui è necessario valorizzare gli strumenti e le competenze già esistenti, adottando e riscoprendo soluzioni finanziarie come la cartolarizzazione e i fondi di credito e correggendo alcuni effetti collaterali di normative come i vincoli imposti agli investimenti”, hanno detto gli esperti. Importante anche la questione dei trasporti, con l’apertura del tunnel di base del San Gottardo. Per gli esperti del settore è necessario far conoscere l’importanza strategica di quest’opera e attivare altri attori, come i sindaci delle città dell’asse nord-sud. Al Forum si è discusso anche di ricerca. I presenti hanno evidenziato l’importanza di sfruttare le opportunità offerte dalla dimensione del mercato italiano e dall’efficacia del modello accademico e organizzativo svizzero, attraverso ad esempio la creazione di borse post-doc. Perché, come ha sottolineato Didier Burkhalter a conclusione dei lavori, “Il mondo si costruisce anche e soprattutto con i propri vicini. Quel che facciamo qui insieme lo facciamo per gli uomini, le donne e i bambini di oggi come pure per le generazioni future”. swissinfo.ch
31 Ottobre 2015
La partenza di una "grande ministra" che rallegra taluni
La maggior parte dei giornali svizzeri rende omaggio a Eveline Widmer-Schlumpf, all'indomani dell'annuncio del suo ritiro dal governo elvetico. Ma c'è anche chi se ne rallegra: un punto su cui sono unanimi i due quotidiani di Lugano. Nessun commentatore ha più dubbi sul fatto che le succederà un rappresentante dell'UDC. "Saggia decisione di una lottatrice", "Otto anni di solitudine", "Il ritorno alla normalità", "Il centro-destra deve ora assumersi la responsabilità", "Una partenza con dignità", "Se ne è andata, prima di essere costretta ad andarsene", "E su Eveline cala il sipario", "Evelina va, torna la formula magica". I grandi titoli di tutte le prime pagine dei giornali svizzeri oggi sono inevitabilmente dedicati alla notizia data ieri in tardo pomeriggio dalla ministra delle finanze: Eveline Widmer-Schlumpf non si ripresenterà, il 9 dicembre prossimo, all’elezione del Consiglio federale (governo svizzero). Sotto pressione Una notizia che era praticamente annunciata sin dai risultati delle elezioni federali del 18 ottobre, dalle quali è uscita chiaramente vincitrice l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice). Il primo partito della Svizzera – che però in governo occupa solo un seggio – si è infatti rafforzato ulteriormente, conquistando 11 seggi in più di quattro anni fa alla Camera del popolo. Da quel momento non è più stata solo l’UDC a rivendicare il diritto ad avere due rappresentanti in Consiglio federale, ma anche da partiti di centro si sono levate voci in tal senso. In particolare, tale diritto è stato riconosciuto dal presidente del Partito popolare democratico (PPD) Christophe Darbellay, grande artefice, insieme al presidente del Partito socialista (PS) Christian Levrat, della strategia che nel 2007 aveva portato nell’esecutivo Eveline Widmer-Schlumpf a scapito dell’allora consigliere federale uscente Christoph Blocher. Un ritorno a due ministri UDC e, di conseguenza, a una partenza dell'esponente del Partito borghese democratico (PBD), che con i suoi otto seggi alle Camere federali non costituisce una forza che numericamente giustifichi la sua presenza in governo. Per la ministra delle finanze la pressione diventava ogni giorno più forte. Anche se, durante la conferenza stampa, ieri, Eveline Widmer-Schlumpf ha precisato che la sua decisione era già stata presa prima del 18 ottobre. Decisione tardiva, ma non troppo tardi "Un mandato spettacolare per molti versi volge al termine. Una magistrata capace e costante, che ha sfidato le opposizioni di partiti politici e che resterà nella memoria come una ministra delle finanze le cui competenze sono al di sopra della media, paga dazio per i cambiamenti dei rapporti di forza in parlamento, commenta la Neue Zürcher Zeitung (NZZ). Secondo il quotidiano zurighese, molto vicino alle cerchie economiche, è un dato di fatto che Eveline Widmer-Schlumpf ha lasciato una forte impronta nelle due legislature in cui è stata in governo. La grigionese è stata una grande protagonista sia come ministra delle finanze in un periodo in cui l’agenda politica federale era dominata dalla lotta per superare la crisi dei mercati finanziari, sia nel braccio di ferro tra il centro-sinistra e il centro-destra, afferma la NZZ. E ora, seppur "in ritardo, ma non troppo tardi", con la decisione di lasciare il governo "risparmia una dura frattura politica alla Svizzera": "dopo la decisione responsabile di Eveline Widmer-Schlumpf ora si esige che l’UDC agisca con responsabilità". "Può partire con il sentimento di avere compiuto il suo dovere, nel senso che ha risanato una piazza finanziaria che stava diventando sempre più anacronistica. Ciò che le sono valse severe critiche della destra. Ma quest’ultima deve pur riconoscere che questo lavoro andava fatto. E lo è stato", scrive il ginevrino Le Temps, che parla della "fine dell’era di Madre Coraggio". Sulla stessa lunghezza d’onda il vodese 24 Heures, secondo cui, "questa donna da esecutivo a cui piace l’arte applicata del potere ha dovuto affrontare un numero impressionante di crisi e di dossier difficili. Con efficacia, coraggio e un grande senso politico". Destini simili "Eveline Widmer-Schlumpf non va di sua spontanea volontà. La rodata politica di potere ha capitolato di fronte al rischio di una estromissione il 9 dicembre", puntualizza Der Bund. Secondo il quotidiano di Berna, "la fine prematura della carriera governativa federale, per la grigionese è tragica per la sua similitudine con Christoph Blocher, che lei aveva estromesso nel 2007". "È accaduto esattamente quello che probabilmente non avrebbe mai voluto vivere: doversene andare contro la propria volontà, come il suo predecesssore Christoph Blocher", gli fa eco la Basler Zeitung (BaZ), che parla di un "cattivo ritiro". Per il quotidiano basilese, molto vicino all’UDC, Eveline Widmer-Schlumpf "non avrebbe dovuto lasciarsi sedurre dagli avversari politici del suo partito a farsi eleggere al governo. La maledizione del cattivo gesto non l’ha più abbandonata per otto anni". Secondo la BaZ, "la sua elezione ha mandato completamente distrutto l’equilibrio delle forze politiche in Svizzera, perché la più grande di esse, l’UDC, non era più rappresentata adeguatamente in governo". E il quotidiano basilese vicino a Blocher considera che "è un bene, ed è urgentemente necessario che la Svizzera abbia di nuovo un governo in cui sono rappresentate tutte le forze principali del paese". La fine di un'anomalia Dure critiche giungono anche da entrambi i quotidiani di Lugano. Fatto probabilmente senza precedenti, è il capogruppo popolare democratico (PPD) alle Camere federali Filippo Lombardi che commenta la partenza di Eveline Widmer-Schlumpf per il Giornale del popolo (GdP). Lo fa ricordando di essersi sempre opposto al "complotto" che ha portato la grigionese in governo. E il bilancio di schermaglie ed eventi che hanno caratterizzato la presenza in Consiglio federale della rappresentante del Partito borghese democratico non lascia dubbi al senatore ticinese: il ritiro di Eveline Widmer-Schlumpf mette fine a "un’anomalia che non ha fatto bene al Paese, alla sua governabilità, ai suoi equilibri politici e persino alle sue relazioni con l’Europa". Il Corriere del Ticino (CdT) incentra il suo commento sulle "tre ragioni fondamentali" per cui non rimpiangerà Eveline Widmer-Schlumpf quando non sarà più in governo. In primo luogo il foglio di Lugano afferma che "la trama ordita nell’autunno del 2007 ai danni" di Christoph Blocher "è quanto di più riprovevole possa essere escogitato nel nostro Paese pur di coronare i propri sogni di potere". Il CdT cita poi "la forzatura istituzionale che la sua presenza in Consiglio federale ha rappresentato" nel sistema svizzero di "pieno e adeguato coinvolgimento di tutti i maggiori partiti nella condivisione delle responsabilità esecutive". In terzo luogo il più grande quotidiano del Ticino rimprovera alla ministra partente di essersi limitata ad "adeguarsi agli impulsi altrui, alle mutevoli circostanze esterne, alle pressioni, agli aut aut". "La Svizzera ne ha tratto beneficio? A ciascuno la sua opinione. Il 18 ottobre ha però emesso un giudizio negativo", conclude il CdT. Che ne sarà? Unico quotidiano ticinese a non puntare l’indice contro la grigionese e chi l’ha portata in governo, la RegioneTicino rileva che, di fronte al rischio di non essere rieletta, Eveline Widmer-Schlumpf ha preferito "lasciare il campo a testa alta". La preoccupazione del quotidiano di Bellinzona non è tanto il bilancio del lavoro della ministra delle finanze, ma piuttosto quanto avverrà dopo la sua partenza. Questa si traduce in una "carta bianca" per l’UDC che – la Regione non ha dubbi in merito – tornerà ad avere due seggi nell’esecutivo federale. Secondo il giornale, non importa chi sarà il nuovo rappresentante UDC in Consiglio federale, ciò che ci si deve chiedere è: "un secondo democentrista nell’esecutivo migliorerà il clima politico elvetico?". Un interrogativo che il quotidiano ticinese al momento lascia senza risposta. Pessimista in proposito è L’Hebdo. Per il settimanale romando, "numerose riforme che la grigionese aveva contribuito a sostenere, come la svolta energetica con l’abbandono del nucleare, ma anche la riforma pensionistica e l’apertura all’Europa con il salvataggio della via bilaterale, sono compromesse". Nuovi scontri sono previsti anche dalla Liberté. Secondo il quotidiano friburghese, per ora "i capi del primo partito della Svizzera moltiplicano i pegni sulla loro collegialità e il mantenimento della via bilaterale con l’Unione europea. Ma come credere che il lupo possa trasformarsi in agnello? Perché abbandonerebbe la strategia che ha fatto il suo successo, ossia quella del piede in due scarpe? Solo gli ingenui e coloro che hanno dimenticato l’era Christoph Blocher non vedono l’altra evidenza: dietro gli agnelli si rintanano le pecore nere". Swissinfo.ch
14 Ottobre 2015
Prospettive economiche migliorano in ottobre
14 OTTOBRE 2015 - 12:33 Continuano a migliorare le prospettive dell'economia svizzera: l'indice calcolato dal Centro per la ricerca economica europea (ZEW) e da Credit Suisse è salito a ottobre a 18,3 punti (+8,6) raggiungendo il livello più alto da marzo 2014. Quasi un terzo (31,5%) degli analisti interrogati dai due istituti pronosticano un miglioramento del contesto economico, mentre il 55,3% non prevede variazioni di rilievo. I pessimisti sono pari solo al 13,2%. La valutazione della situazione attuale ha così fatto un passo avanti, a -5,3 punti, a fronte dei -9,7 punti del mese precedente. Positiva anche l'evoluzione congiunturale attesa nella zona euro, mentre le previsioni per gli Stati Uniti segnano nuovamente una leggera flessione. Nel complesso quasi i due terzi degli analisti prevedono che l'evoluzione della congiuntura sarà "normale". Dall'inchiesta emerge pure che il 63,2% degli specialisti intervistati continuano a sostenere che l'inflazione in Svizzera rimarrà stabile, ma un 30% è di opinione contraria e si attende un aumento dei prezzi. Un rialzo dell'inflazione è invece più probabile nell'Eurozona e negli USA. Quanto alla variazioni monetarie sono il 46% a pensare che il franco si svaluterà rispetto al dollaro, dopo il 60% registrato a settembre. Nei confronti dell'euro le previsioni non sono mutate di molto: il 32% calcola un indebolimento del franco (34% il mese precedente) e il 21% (17%) un rafforzamento. sda-ats - swissinfo
24 Agosto 2015
"La democrazia non cade dal cielo"
Conoscere il funzionamento della democrazia non basta. Ci vogliono anche dibattiti democratici, media di qualità e un'educazione civica nelle scuole, ritiene la consigliera federale Doris Leuthard. Intervenendo al 93º Congresso degli svizzeri all’estero, la ministra ha invitato gli espatriati a partecipare alle elezioni federali di ottobre. Malgrado i problemi con il voto elettronico. «La Svizzera ha bisogno di voi. Con le vostre numerose relazioni favorite la comprensione delle preoccupazioni della Svizzera al di là delle frontiere nazionali. All’opposto, ci date la vostra opinione su come la Svizzera è vista nel mondo», ha detto Doris Leuthard ai circa 390 partecipanti riuniti a Ginevra per l’annuale Congresso degli svizzeri all’estero (14-16 agosto). Ricollegandosi al tema di quest’anno - “La formazione civica: garanzia per una democrazia viva” - Doris Leuthard ha sottolineato che la democrazia diretta elvetica punta su una «solida educazione alla cittadinanza». Per questo ci vogliono scuole e professori impegnati, capaci di «trasmettere le conoscenze civiche in maniera viva», media di qualità e pure Internet, un canale che dev’essere «disponibile a ogni momento e accessibile a tutti», ha affermato Doris Leuthard. Continua su www.swissinfo.ch "prima pagina"
24 Agosto 2015
Criteri più severi per la naturalizzazione
Per ottenere il passaporto svizzero, i candidati alla naturalizzazione dovranno provare di avere conoscenze linguistiche sufficienti e di non avere beneficiato dell’assistenza sociale almeno per tre anni. È quanto prevede il progetto presentato mercoledì dal governo e in consultazione fino al 19 novembre. La legge approvata dal parlamento nel giugno 2014 prevede la naturalizzazione per i titolari di un permesso di domicilio residenti in Svizzera da almeno dieci anni e integrati. Mercoledì il governo ha presentato il progetto di ordinanza relativo a questa legge. «Uno straniero è considerato integrato se possiede le necessarie conoscenze di una lingua nazionale, rispetta la sicurezza e l'ordine pubblici nonché i valori della Costituzione federale, partecipa alla vita economica e si adopera per l'integrazione della sua famiglia», si legge nel comunicato. Il candidato dovrà provare il proprio livello linguistico, ad esempio fornendo un certificato. Sono esonerate le persone la cui lingua madre è uno degli idiomi nazionali o che hanno frequentato le scuole o svolto una formazione in Svizzera. Si tratta di prescrizioni minime e i cantoni rimangono liberi di fissare esigenze più severe, ad esempio conoscenze della lingua nazionale parlata nel luogo di residenza a un livello più elevato. Il passaporto verrà negato a chi ha subito una condanna penale e se l'estratto del casellario giudiziale riporta un'iscrizione. Esclusi anche coloro che nei tre anni precedenti la domanda hanno usufruito dell'assistenza sociale. Uno dei criteri infatti è la capacità di mantenere sé stessi e la famiglia col proprio reddito o patrimonio. I candidati alla naturalizzazione dovranno anche sottoscrivere una dichiarazione di lealtà, con cui si impegnano a rispettare i diritti fondamentali definiti dalla Costituzione, i principi dello Stato di diritto e l'ordinamento democratico della Svizzera. www.swissinfo.ch
20 Luglio 2015
Scuole svizzere all'estero con il vento in poppa
La nuova legge che le disciplina consente alle scuole svizzere all'estero di meglio pianificare il loro futuro e di svilupparsi. Tuttavia il plurilinguismo pone delle sfide. "Abbiamo lavorato bene l'anno scorso!": con queste parole il parlamentare Matthias Aebischer ha accolto i responsabili delle diciassette scuole svizzere all'estero ai primi di luglio a Basilea, dove hanno tenuto la loro assemblea annuale. Insegnamento plurilingueNelle scuole svizzere all'estero l'insegnamento è sempre almeno bilingue: in una lingua nazionale svizzera e nella lingua locale o in inglese. Nel livello medio superiore una seconda lingua nazionale svizzera dev'essere materia d'insegnamento. I programmi devono portare a certificati di studio riconosciuti sia dal paese ospitante, sia dalla Svizzera. Presidente della Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura (CSEC) della Camera del popolo, il socialista bernese ha seguito da vicino l'elaborazione della nuova legge, che ha rafforzato lo status delle scuole svizzere all'estero: "Mantenendo il budget di 20 milioni di franchi all'anno, e decidendo di accordarlo in blocco per dei quadrienni, invece che di anno in anno, permettiamo alle scuole di pianificare meglio il loro futuro". Una nuova forma di finanziamento che non è stata approvata ad occhi chiusi dal parlamento. Una proposta – respinta dalla maggioranza –prevedeva anzi l'eliminazione del contributo federale. Ciò che avrebbe portato alla progressiva chiusura di queste scuole. "Uno strumento di politica estera" Oltre al finanziamento, il punto più importante della "Legge sulle scuole svizzere all'estero" (LSSE) è la soppressione del quorum minimo di allievi di nazionalità elvetica. Finora, la percentuale era del 30% nei piccoli istituti e del 20% in quelli più grandi. "L'abbandono di questa clausola consente alle scuole svizzere all'estero di svilupparsi", dice Aebischer, aggiungendo che "il sistema d'istruzione elvetico ha un ottima reputazione ed è molto sollecitato da famiglie di altre nazionalità". Secondo il deputato socialista bernese, questi istituti fanno "un eccellente pubblicità al nostro paese". La Confederazione le aveva persino qualificate di "strumento di politica estera", quando aveva presentato il disegno di legge. Anche la formazione professionale La nuova normativa ha inoltre introdotto la possibilità di sostenere la formazione professionale, in collaborazione con aziende svizzere insediate all'estero. "Ciò può anche avere effetti benefici sulla collaborazione economica tra la Svizzera e il paese ospitante", rammenta Derrick Widmer, presidente di educationsuisse, l'associazione delle scuole svizzere all'estero. "Molti paesi ci invidiano il nostro sistema di formazione duale" (l'apprendimento pratico in azienda combinato con quello teorico in una scuola professionale, Ndr.), sottolinea Matthias Aebischer. Anche se la legge intende favorire la creazione di nuove scuole, secondo il parlamentare questo non è un obiettivo in sé. "Dobbiamo soprattutto mantenere la nostra eccellenza, non moltiplicare le scuole semplicemente per aumentarne il numero", puntualizza. continuazione http://www.swissinfo.ch/ita/biglietto-da-visita_scuole-svizzere-all-estero-con-il-vento-in-poppa/41550212
10 Luglio 2015
La Svizzera vuole trasparenza ai vertici dell’ONU
Il mandato del segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon scadrà alla fine del 2016. Coordinato dalla Svizzera, il gruppo ACT, che comprende una ventina di Stati membri, chiede di migliorare la procedura di selezione del segretario generale, considerata troppo opaca. Vi è una mancanza di trasparenza nella scelta e nella nomina del segretario generale delle Nazioni unite, non vi è neppure una vera e propria procedura, ritiene Paul Seger, ambasciatore svizzero presso la sede dell’ONU di New York, che lascia il suo incarico alla fine di luglio. “La scelta del segretario generale è meno trasparente di quella del papa”, ha dichiarato Seger la settimana scorsa. Coordinatrice del gruppo sovraregionale di Stati ACT (Accountability, Coherence, Transparency - ossia affidabilità, coerenza, trasparenza), la Svizzera ha organizzato un dibattito pubblico il 30 giugno a New York, intitolato “A call for ACTion” (Un appello ad agire), allo scopo di presentare le sue proposte per migliorare il processo di selezione e di nomina per questa importante carica. Proposte inviate anche per lettera ai presidenti del Consiglio di sicurezza e dell'Assemblea generale dell’ONU. L'articolo 97 della Carta delle Nazioni Unite stipula che l'Assemblea generale nomina il segretario generale su raccomandazione del Consiglio di sicurezza. ACT non vuole cambiare queste regole, ma ritiene che vi sia molto da fare per migliorare la trasparenza e che tutti gli Stati membri dovrebbero essere maggiormente coinvolti. Anche diversi altri Stati e molte organizzazioni della società civile hanno espresso il loro disappunto e la loro disapprovazione nei confronti della procedura attuale, chiedendo miglioramenti. Secondo molti osservatori, la scelta del segretario generale viene fatta in pratica da Stati uniti, Russia e Cina, i tre Stati più potenti tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza. Segretario generali di tutti "Il segretario generale non è solo il segretario generale di questi tre membri permanenti, ma di tutti i 193 Stati membri. E lì per tutti noi”, ha detto Paul Seger. Secondo l’ambasciatore svizzero, è quindi giusto che tutti gli Stati membri abbiano voce in capitolo nella nomina. Perlomeno dovrebbero essere meglio informati circa l'identità dei candidati, come pure sulle modalità di selezione e di nomina. Tenendo conto del suo incarico, il segretario generale dovrebbe essere inoltre una autorità morale. "Abbiamo fatto proposte concrete, affinché la scelta del prossimo segretario generale venga chiaramente strutturata, con un concorso pubblico, una lista dei candidati e delle audizioni pubbliche, in cui i prescelti possano spiegare la loro motivazione e la loro visione delle Nazioni Unite. In modo che tutti gli Stati membri possano avere un'idea della loro personalità e dei loro valori", ha indicato Seger. "La Svizzera e gli altri membri del grupppo ACT credono che le Nazioni Unite abbiano tutto da guadagnare a lungo termine con una procedura più aperta, trasparente e integrativa. La trasparenza non può che aumentare la credibilità e la fiducia”, ha aggiunto il diplomatico elvetico. Il gruppo spera di raggiungere i suoi obiettivi già per la nomina del prossimo segretario generale. Priorità ad una donna Tra i partecipanti al dibattito pubblico vi era Mary Robinson, primo presidente donna dell'Irlanda ed ex Alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani. "Il segretario generale deve essere una persona di alta moralità, che difende i poveri e gli emarginati, ma allo stesso tempo con ottime capacità di gestione", ha dichiarato la Robinson, parlando quale rappresentante di The Elders, un gruppo indipendente di ex dirigenti internazionali che non esercitano più attività ufficiali. Creato nel 2007 da Nelson Mandela, questo gruppo si impegna per la pace e i diritti umani. Come ACT, anche The Elders si preoccupa con il processo di selezione e nomina del segretario generale. Le proposte di ACT vanno già lontano, ma “dobbiamo essere ancora più coraggiosi”, ha detto Mary Robinson. Il segretario generale dovrebbe rappresentare tutte le persone. Perché non integrare quindi maggiormente la società civile? "Il segretario generale deve essere una persona indipendente e non dovrebbe rendere conto a nessuno. Un mandato di sette anni sarebbe inoltre molto meglio”. Attualmente l’incarico ha una durata di cinque anni. "Inoltre, dopo otto segretari generali di sesso maschile, è giunto il momento di affidare questo incarico ad una donna”, ha auspicato Mary Robinson, secondo la quale la nomina di una donna avrebbe un grande valore simbolico. A suo avviso, le donne hanno spesso un modo diverso di dirigere, un modo più pragmatico di affrontare le cose. Venti anni di discussioni Al dibattito ha partecipato anche William Pace, direttore esecutivo dell'Istituto per la politica globale, che ha parlato in nome di "1 per 7 miliardi”, una campagna per più democrazia nella scelta del segretario generale, sostenuta da più di 100 organizzazioni della società civile di tutto il mondo. Come ACT e The Elders, i promotori di questa campagna deplorano la totale mancanza di criteri di selezione formali, di un calendario con scadenze precise, di un elenco pubblico di candidati e di audizioni pubbliche. Secondo William Pace, dopo quasi vent'anni di discussioni su questo tema, vi è da sperare che gli Stati membri dell’ONU e il Consiglio di sicurezza "facciano un passo in avanti questa volta per trovare i candidati più qualificati, perché milioni di persone possono fare affidamento solo sulle Nazioni Unite per migliorare la loro qualità di vita”. Ai suoi occhi, sarebbe tragico se il processo di selezione non potesse essere migliorato in futuro. Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch
10 Luglio 2015
Venti contrari per la nuova strategia energetica
Il governo svizzero vuole operare una grande svolta energetica e ridurre di almeno il 70% le emissioni di CO2 entro il 2050. Se l’obbiettivo è chiaro, il cammino rimane incerto. Il progetto di fiscalità ecologica, proposto dal Consiglio federale per raggiungere questo traguardo, non raccoglie consensi tra i maggiori partiti. Nel 2011, la Svizzera era stata uno dei primi paesi europei a riorientare la sua politica energetica dopo la catastrofe nucleare di Fukushima. Nel giro di pochi mesi, governo e parlamento avevano adottato i principi della Strategia energetica 2050, che prevede la chiusura graduale dei cinque impianti atomici, ma anche una riduzione sostanziale dei consumi energetici e delle emissioni di CO2, lo sviluppo di energie rinnovabili e il rinnovo delle reti elettriche. Quattro anni dopo, però, non è ancora chiaro come e in che tempi verrà concretizzata questa svolta. Suscita infatti opposizioni da tutti i fronti il nuovo articolo costituzionale proposto dal governo per attuare la nuova strategia energetica dal 2021. Il Consiglio federale propone di passare da un sistema di promozione, basato principalmente sulle sovvenzioni, a un sistema d’incentivazione, basato su tasse prelevate sui consumi energetici e poi ridistribuite alle economie domestiche e alle aziende. In altre parole, invece di sostenere finanziariamente le energie rinnovabili, si farebbero rincarare i prezzi delle energie con un impatto ambientale negativo. Sarebbero quindi penalizzati coloro che consumano molta energia, mentre gli altri potrebbero approfittare dei ristorni delle tasse. Secondo il governo, questo sistema sarebbe il più efficiente ed economico per spingere la popolazione e le imprese a ridurre i consumi di energia, in particolare, di petrolio, gas e carbone, che coprono ancora oggi il 66% del fabbisogno energetico in Svizzera. Il sistema d’incentivazione corrisponde ad un cambiamento di paradigma a livello fiscale: nuove tasse verrebbero introdotte non per aumentare gli introiti statali, ma per incentivare le economie domestiche e le aziende ad adottare un comportamento più favorevole all’ambiente. continuazione www.swissinfo.ch/ita/politica-energetica
20 Maggio 2015
Un nuovo dispositivo per predire le crisi epilettiche
Una società svizzera attiva nella ricerca medica ha sviluppato un nuovo strumento che potrebbe permettere di riconoscere le crisi epilettiche prima che queste si manifestino. (SRF/swissinfo.ch)
20 Maggio 2015
Ginevra prende il bastone del pellegrino per sedurre la Svizzera
Duecento anni fa, Ginevra entrava ufficialmente a far parte della Confederazione. Per commemorare questo evento e cercare di spezzare gli stereotipi, il cantone ha organizzato un’esposizione itinerante attraverso tutta la Svizzera. swissinfo.ch ha visitato la tappa di Lucerna. In una giornata soleggiata, dal centro culturale e congressuale KKL di Lucerna si può godere di una vista fantastica sulla città, il lago e le vicine cime innevate. Oggi è un po’ coperto, ma sotto l’immenso tetto spiovente dell’edificio si può ammirare un altro panorama: quello di Ginevra e del suo lago, disegnato dal fumettista svizzero Zep su una fiancata di un enorme camion promozionale. La città della Svizzera centrale è stata una delle tappe di un’ambiziosa offensiva di relazioni pubbliche, costata 2 milioni di franchi (in gran parte provenienti da donazioni private) e organizzata dalle autorità ginevrine per celebrare il bicentenario dell’entrata del cantone nella Confederazione, avvenuta il 19 maggio 1815. Il tour, iniziato in aprile e che si concluderà a fine giugno, toccherà tutti i 26 cantoni svizzeri. Nell’aria si sente odore d’estate. E dalla fiancata del bus emana un effluvio d’amore. Un galante cittadino ginevrino è inginocchiato davanti a un’avvenente Helvetia. Sullo sfondo, il famoso getto d’acqua è a forma di cuore. «Il 90% del territorio ginevrino è attorniato dalla Francia, per questo nel resto della Svizzera si ha la percezione che siamo un po’ differenti. Vogliamo invece mostrare che siamo svizzeri al 100% e che diciamo grazie alla Confederazione per questi 200 anni di matrimonio», afferma Ivan Pictet, ex socio della banca privata Pictet – uno dei più antichi istituti di Ginevra – e cervello del roadshow. «Senza la Svizzera, Ginevra non sarebbe una città internazionale unica nel suo genere». Scegliendo il fumettista romando Zep, che ha disegnato i manifesti dell’esposizione itinerante, gli organizzatori hanno optato per un approccio umoristico e modesto. Uno dei principali obiettivi è di sfatare alcuni degli stereotipi accollati ai ginevrini, come quello di essere arroganti, di essere più interessati alla Francia che alla Svizzera e di avere un sistema di gestione statale non proprio efficiente. Un aspetto, questo, per il quale gli svizzero tedeschi hanno addirittura coniato il termine ‘Genferei’, ovvero degli scandali caratteristici di Ginevra. Dei cliché che hanno la vita dura, come dimostra la nostra rapida visita nella città della Svizzera tedesca. www.swissinfo.ch
12 Maggio 2015
La Svizzera continua a spostarsi a destra, piano
Una destra in crescita, con un Partito liberale radicale che dopo anni risale la china, un centro in perdita di velocità e una sinistra stabile, ma che perde pezzi sul fronte verde. Sono alcune delle conclusioni che si possono trarre dalle ultime elezioni cantonali. Tendenze che si confermeranno anche alle elezioni federali di ottobre? Per la prima volta dopo vent’anni, il Partito liberale radicale (PLR) è uscito vincitore dalle elezioni cantonali di Zurigo, svoltesi a metà aprile. Il partito all’origine della fondazione della Svizzera moderna nel 1848 ha infatti registrato un’avanzata di 4,4 punti, al 17,3% (+8 seggi per un totale di 31), alle elezioni del parlamento cantonale. Una schiarita che ha fatto seguito a quelle nei cantoni di Lucerna (+2 seggi) e Basilea Campagna (+3) e ha anticipato l’occhiata di sole in Ticino, dove pochi giorni fa il PLR ha riconquistato un seggio in Gran Consiglio, dopo averne persi sette nelle due elezioni precedenti. Sempre a destra, l’Unione democratica di centro (UDC) si è mantenuta sulle sue posizioni in occasione di queste ultime elezioni. Se si analizzano i risultati di tutte le elezioni cantonali degli ultimi quattro anni, il partito della destra conservatrice è però riuscito a progredire, consolidando la sua posizione di primo partito nei legislativi cantonali. Benino anche il Partito socialista (PS), almeno per quanto concerne i numeri totali nei parlamenti. Tuttavia, il PS ha subito una bruciante sconfitta a Basilea Campagna, dove il suo rappresentante in governo è stato estromesso dopo una presenza ininterrotta di 90 anni. E a Lucerna la sua candidata all’esecutivo ha avuto un pessimo risultato in occasione del primo turno (il secondo è in programma il 10 maggio). Il bilancio per l’insieme della sinistra è però più contrastato. I Verdi hanno infatti subito diverse batoste elettorali. A Zurigo hanno perso il ministro uscente e ben sei dei 19 seggi nel legislativo, a Basilea Campagna quattro, a Lucerna due e in Ticino, dove si pensava potessero crescere, uno. In perdita di velocità sono anche i partiti di centro. Pur rimanendo sostanzialmente stabile negli ultimi mesi, sull’arco dei quattro anni il Partito popolare democratico (PPD) è stato quello che ha perso più seggi nei legislativi (-30). Il Partito borghese democratico (PBD), nato nel 2008 da una scissione dall’UDC, ha subito una pesante sconfitta l’anno scorso nel suo ‘feudo’ del canton Berna, dove ha perso 11 dei suoi 25 mandati. Infine, l’altro nuovo arrivato sulla scena politica svizzera, il Partito verde liberale (PVL), fondato nel 2007, dopo una lunga serie di vittorie ha segnato una battuta d’arresto nella sua ‘culla’, il cantone Zurigo, perdendo cinque seggi. E soprattutto ha dovuto far fronte al naufragio della sua iniziativa popolare per sostituire l’IVA con una tassa sull’energia rinnovabile, spazzata via in marzo da oltre nove votanti su dieci.
12 Maggio 2015
Sondaggio: verso un no alla tassa sulle eredità milionarie
La proposta d’introdurre una nuova imposta sulle successioni superiori a 2 milioni di franchi si avvia verso una bocciatura. Secondo il primo sondaggio della SRG SSR, appare invece incerto il voto del 14 giugno per la nuova legge radiotelevisiva, l’iniziativa sulle borse di studio e l'articolo costituzionale sulla medicina riproduttiva. Il popolo svizzero non vuole esigere un tributo più grande dai contribuenti più ricchi. Dopo il chiaro no dell’anno scorso all’iniziativa “Basta ai privilegi fiscali dei milionari”, stessa sorte dovrebbe toccare al nuovo progetto lanciato dalla sinistra e dai sindacati, l’iniziativa “Tassare le eredità milionarie per finanziare la nostra AVS”. Secondo il primo sondaggio della SRG SSR, realizzato tra fine aprile e inizio maggio dall’istituto gfs.bern, questa proposta viene attualmente respinta dal 51% degli interpellati, contro un 38% di favorevoli e un 11% di indecisi. “Un’iniziativa che parte già con una maggioranza di no al primo sondaggio non ha quasi nessuna chance di successo alle urne, soprattutto se è combattuta da tutti i partiti borghesi e dagli ambienti economici”, osserva Martina Imfeld, politologa del gfs.bern. Il testo propone d’introdurre un’imposta federale sulle successioni e le donazioni superiori a 2 milioni di franchi. Verrebbe tassata solo la quota che oltrepassa tale importo, applicando un’aliquota del 20%, e sarebbero esentate le successioni e le donazioni a favore del coniuge o del partner registrato. Con questa nuova imposta federale, che sostituirebbe le imposte sulle successioni e le donazioni applicate finora dai Cantoni, partiti di sinistra e sindacati intendono frenare la crescente concentrazione dei patrimoni in Svizzera e assicurare il finanziamento dell’AVS, la previdenza statale per la vecchiaia. Il governo e la maggioranza borghese del parlamento si sono schierati contro questo progetto, sostenendo che minaccerebbe l’esistenza di molte aziende famigliari e limiterebbe l’autonomia finanziaria e gli introiti dei Cantoni. (swissinfo.ch) Commenti di Swissed Relocation: All'infuori di tutto quello che già è stato detto in merito, ma è giusto che bisogna pagare 2 volte le tasse? Perché il povero defunto li ha già pagati durante la sua vita! Votiamo NO!
14 Aprile 2015
Democrazia diretta: l’Unione europea si trascina
L’apprendimento da parte dell'Unione Europea (UE) della "democrazia partecipativa" è un processo alquanto laborioso. Molti partecipanti alla "Giornata dell’iniziativa dei cittadini europei 2015" a Bruxelles si sono detti preoccupati. Come colmare il divario che separa l'UE e i suoi cittadini? I Ventotto paesi membri pensavano di aver trovato la soluzione, introducendo nel Trattato di Lisbona un articolo che accordava un nuovo diritto politico ai cittadini europei. In base al testo, dall’aprile 2012 “i cittadini dell'Unione, di un numero di almeno un milione di persone e appartenenti ad un numero significativo di Stati membri, possono prendere l'iniziativa di incitare la Commissione (l'organo esecutivo dell'UE, ndr), nel quadro delle sue competenze, a presentare una proposta appropriata su temi per i quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell'Unione ai fini dell'attuazione dei trattati". Tre anni più tardi vi è soprattutto disillusione, hanno testimoniato numerosi partecipanti alla "Giornata dell’iniziativa dei cittadini europei 2015" che si è svolta negli edifici del Comitato economico e sociale europeo (CESE), una delle istituzioni ufficiali dell'Unione europea. Eppure "la democrazia partecipativa è ciò che potrebbe rifondare la costruzione europea" scossa da una crisi finanziaria ed economica in corso da diversi anni, ha dichiarato il presidente della CESE, il francese Henri Malosse. Pochi eletti Il 13 aprile, Democracy International ha lanciato un "bando pubblico per sostenere la sopravvivenza dell’ICE", minacciata dalla burocrazia europea. La Commissione europea non è infatti tenuta a dare seguito alle iniziative. Le statistiche sono lì per dimostrarlo, sottolinea Bruno Kaufmann, direttore di "People2Power", una piattaforma ospitata da swissinfo.ch, che vuole contribuire a istaurare un vero e proprio sistema di democrazia diretta nell'UE. Dal mese di aprile 2012, la Commissione europea ha ricevuto 51 domande di esame di ICE. Sedici sono state inoltrate nel 2012, nove nel 2013, cinque nel 2014 e solo una nel 2015. Le altre sono state respinte. I risultati sono ancora più deludenti: finora, appena tre iniziative dei cittadini europei hanno superato tutte le tappe che, in linea di principio, dovrebbero portare la Commissione a presentare delle proposte legislative da sottoporre alla decisione del Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri dell'UE. E ancora, una di queste iniziative non avrà nessun seguito. Di chi è la colpa? Il primo vice presidente della Commissione europea, l'olandese Frans Timmermans, ha gettato la responsabilità di questo rovescio sugli Stati membri dell’UE, sottolineando che la Commissione è solo "custode dei trattati europei" ed è prigioniera delle decisioni adottate ad un livello superiore. In un rapporto pubblicato il 31 marzo, la Commissione riconosce, tuttavia, che "a scopi di efficienza," alcune procedure tecniche potrebbero essere migliorate. Tra queste le disposizioni che regolano la personalità giuridica dei comitati di cittadini all’origine una iniziativa, la registrazione delle loro domande, i tempi della revisione, la raccolta online di firme e il "dialogo" tra i promotori delle iniziative e le istituzioni dell'UE. Per i sostenitori della democrazia diretta, ciò non è sufficiente, anche se riconoscono che le istituzioni europee hanno compiuto degli sforzi. Il 13 aprile, il CESE ha annunciato che si assumerà la traduzione nelle 23 lingue ufficiali dell'UE del testo di ogni ICE convalidata dalla Commissione europea. "È necessario che i cittadini europei abbiano l'impressione che li ascoltiamo," ha sostenuto la mediatrice dell'Unione, l'irlandese Emily O'Reilly, autrice di un rapporto critico sull’ICE nel marzo 2015. Per lei, per Malosse e per tutte le parti interessate, ciò implica in particolare che venga lanciato un "dibattito pubblico" su tutte le iniziative dei cittadini europei, qualunque sia il loro grado di ricevibilità da parte della Commissione europea, prigioniera del suo ruolo di custode dei trattati europei. Frans Timmermans si è detto favorevole: "Ci impegneremo verso un cambiamento delle regole", ha annunciato, evidenziando però i limiti dell'esercizio: ad avere l’ultima parola sono gli Stati membri e il Parlamento europeo. Secondo Bruno Kaufmann, vi sarebbe però “una mancanza di volontà politica" da parte degli Stati per cambiare queste regole. www.swissinfo.ch
7 Aprile 2015
Chi mi controlla la posta quando parto?
Parti in vacanza, per lavoro o altro? Cosa succede con la tua posta? Siamo felici di occuparci di ritirare lettere, pacchi o altro al tuo domicilio e smistarla, pagare le fatture e occuparci di urgenze durante la tua assenza! Corto o lungo termine non importa. Chiamaci! Una consulenza su misura, ti aiuta a partire tranquillo e sereno!
20 Marzo 2015
Il giorno in cui la Svizzera è diventata neutrale
Duecento anni fa, le grandi potenze si riunirono a Vienna per riorganizzare un’Europa appena uscita dai tumulti rivoluzionari. Il Congresso di Vienna segnò anche il punto d’inizio di una neutralità divenuta tratto distintivo della Svizzera moderna. Una neutralità più imposta che scelta, ricorda lo storico Olivier Meuwly. La vecchia Confederazione – mosaico di 13 cantoni, alleati, baliaggi comuni e altri territori soggetti – scompare con l’invasione francese del 1798. La Svizzera diventa allora una repubblica «una e indivisibile» sul modello francese, in cui i cantoni non sono altro che semplici prefetture. Poiché la situazione politica rimane tesa, Napoleone impone la sua mediazione nel 1803, facendo della Svizzera un paese costituito di 19 cantoni autonomi e uguali, dotato di una dieta federale. La storiografia recente vede in questo Atto di mediazione l’inizio della Svizzera «moderna». Paese satellite della Francia, la Svizzera subisce in pieno i contraccolpi della disfatta di Napoleone nel 1814. Dopo Parigi, ora il futuro si scrive a Vienna, dove si riuniscono le potenze vincitrici. swissinfo.ch: Qual è l’importanza del Congresso di Vienna per la Svizzera? Olivier Meuwly: La posta in gioco è importante. Ci sono due campi avversi. I cantoni della Confederazione del 1798 vorrebbero tornare all’Ancien régime. I nuovi cantoni non vogliono sparire. Il ruolo delle persone è importante. Frédéric-César de La Harpe, ex precettore dello zar Alessandro I, si attiva per aiutare il cantone di Vaud a mantenere la su indipendenza e quindi a conservare la Svizzera dei 22 cantoni (i 19 cantoni usciti dall’Atto di mediazione più Neuchâtel, Ginevra e Vallese). Come tutti, è ostile a Napoleone, ma vuole salvare una cosa del suo sistema: la Mediazione e la struttura dei 22 cantoni che assicurava l’equilibrio pacifico in una Svizzera turbolenta e che malgrado tutto era importante per le potenze. swissinfo.ch: Perché la piccola Svizzera era importante per le potenze? O. M.: La Svizzera è una delle regioni cuscinetto tra la Francia e l’Austria. Tutti vogliono avere il controllo su questo territorio ai piedi delle Alpi, che assicura l’accerchiamento della Francia. La neutralità alla fin fine metterà d’accordo tutti quanti. Poiché la Svizzera non riesce a essere stabile, si decide che è neutrale e gli svizzeri se ne faranno una ragione, anche se non rivendicano loro stessi la neutralità. Non c’è un progetto per la neutralità; sono le circostanze che fanno che la Svizzera sia dichiarata neutrale dagli altri. Alla fine è Alessandro I che decide la sorte della Svizzera, perché è il capo della Coalizione. D’accordo con La Harpe, decreta che la Svizzera dei 22 cantoni sarà mantenuta, mentre il cancelliere austriaco Metternich era piuttosto favorevole al canton Berna e al ristabilimento della vecchia Confederazione. swissinfo.ch: La Svizzera moderna può quindi dire grazie ai russi… O. M.: È sempre delicato attribuire fenomeni storici a singole persone. Ma in questo caso, credo che il ruolo delle persone sia stato considerevole. Se non ci fosse stata un’amicizia molto solida e un reciproco rispetto tra de La Harpe e Alessandro I, lo zar avrebbe ugualmente dato seguito alle rivendicazioni del vodese? Non è escluso, ma l’esistenza di un legame personale ha certamente favorito questa scelta. De La Harpe è senza dubbio lo svizzero cui sarà riconosciuta la posizione più importante nella storia del mondo. Mai uno svizzero è stato tanto vicino alle grandi questioni internazionali e ai grandi leader. È sempre fra gli intimi dello zar, dall’arrivo dei russi in Francia fino al termine del Congresso di Vienna. È il capo dell’anticamera, il segretario privato. È uno dei veicoli di contatto tra lo zar e il resto del mondo. swissinfo.ch: Alcuni individuano nella battaglia di Marignano del 1515 l’origine lontana della neutralità svizzera, perché in seguito a questa disfatta, la Confederazione si è ritirata dalle grandi questioni militari europee. Cosa ne pensa? O. M.: Mi sembra un errore. I cantoni svizzeri non erano neppure tutti presenti a Marignano. Mi sembra difficile tracciare dei legami tra questa battaglia e la neutralità. Di fatto, i primi frammenti a livello di diritto internazionale che testimoniano del riconoscimento di un corpo elvetico indipendente risalgono al trattato di Vestfalia del 1648, che mette fine alla Guerra dei trent’anni. Si può dire che da quel momento comincia a esistere una Svizzera riconosciuta come tale e più o meno neutrale. swissinfo.ch: La Svizzera nel 1815 non chiede di essere neutrale, mentre oggi la neutralità è diventata una delle sue caratteristiche essenziali. Com’è avvenuta questa evoluzione? O. M.: Nel XIX secolo la neutralità non si impone come principio guida. È solo la conseguenza di una Svizzera indipendente che si afferma sulla scena internazionale. Gli svizzeri hanno però capito che se non sono neutrali, devono per forza stare da una parte. Ma da quale? Durante la guerra franco-prussiana del 1870 e durante la Prima guerra mondiale, la Svizzera ha dichiarato la sua neutralità. Era un buon modo per non dover scegliere. Sarà l’aspetto umanitario a dare corpo a questa neutralità. Questa nozione di neutralità è uno stimolo utile; non solo un ritrarsi, ma anche un modo per essere a disposizione. Dopo le due guerre mondiali, la neutralità vive il suo momento di gloria con la Guerra fredda. Bisogna anche dire che questa Svizzera, di fatto neutrale, è sempre stata considerata interessante. Se de La Harpe, il repubblicano, diventa precettore del futuro zar, non è evidentemente per le sue opinioni politiche. In compenso, parla francese, la lingua della diplomazia, e Caterina I lo prende al suo servizio perché preferisce vedere suo nipote istruito da un repubblicano svizzero piuttosto che da un aristocratico francese che potrebbe fare il doppio gioco. Il fatto di essere fuori dalle grandi questioni militari e politiche è sempre stata una carta utile per la Svizzera. Soprattutto dopo il 1945, quando ha potuto davvero realizzarsi nel suo ruolo di prestatrice di buoni uffici. swissinfo.ch: Nonostante i suoi vantaggi, la neutralità fa però sempre discutere. Pensiamo al concetto di «neutralità attiva utilizzato dall’ex ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey. Più di recente, anche il suo successore Didier Burkhalter è stato criticato in Svizzera e all’estero per il suo ruolo nella crisi ucraina, nelle vesti di presidente dell’OSCE… O. M.: La neutralità non può essere un concetto immobile. Ogni principio politico deve essere messo in discussione, essere messo a confronto con l’attualità, con la sua pertinenza, con la sua evoluzione. Sono anch’io un appassionato della democrazia diretta, ma non si tratta di una norma sacrale creata da una divinità superiore. Anch’essa può essere oggetto di discussione. È un po’ il problema della Svizzera: si ha la tendenza, sia a destra, sia a sinistra, a mitizzare le cose e questo è problematico. Un caso tipico è la neutralità. È una nozione che per forza deve fare i conti con la realtà. Cosa vuol dire essere neutrali? È una cosa che può cambiare. Non si potrà mai dire: siamo neutrali e basta. Questo in sé non vuol dire niente. Congresso di Vienna Il Congresso di Vienna si è svolto tra il 18 settembre 1814 e il 9 giugno 1815. Il suo obiettivo era di riorganizzare l’Europa sotto la direzione delle quattro potenze che avevano sconfitto Napoleone: la Russia, l’Inghilterra, la Prussia e l’Austria. La Dieta federale svizzera inviò tre rappresentanti a Vienna. Vari cantoni, regioni e città fecero lo stesso. A causa degli interessi spesso divergenti, i rappresentanti svizzeri diedero sovente l’impressione di una Confederazione disunita. In seguito alla fuga di Napoleone dall’isola d’Elba e al suo ritorno in Francia, il 20 marzo 1815 il congresso adottò una dichiarazione relativa alla Svizzera. Essa garantiva l’integrità dei 22 cantoni e affermava che la neutralità perpetua della Svizzera era nell’interesse degli Stati europei. (Fonte: Dizionario storico della Svizzera)
20 Marzo 2015
Trasparenza fiscale: la Svizzera supera un grosso ostacolo
"Siamo sulla buona strada e intendiamo proseguire gli sforzi per una piazza finanziaria integra e competitiva", ha commentato oggi il segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali Jacques de Watteville, all'annuncio della decisione del Forum globale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Certo, è vero che "la Svizzera ha compiuto un passo nella buona direzione. Ma la vera prova del nove sarà come scambierà le informazioni nella prassi. È su questo che sarà valutata nella seconda fase", ha dichiarato a swissinfo.ch Pascal Saint-Amans, direttore del Centro di politica e amministrazione fiscali dell'OCSE. Si volta una pagina Il superamento della prima fase fa comunque uscire la Svizzera da anni di incertezza, in seguito al rapporto del 2011 in cui il Forum globale aveva concluso che le sue condizioni quadro giuridiche necessitavano ulteriori modifiche. In particolare erano stati evidenziati tre punti lacunosi: troppe poche convenzioni per evitare le doppie imposizioni (CDI) conformi allo standard OCSE, carenze nell'assistenza amministrativa fiscale su domanda, esistenza di azioni al portatore, ossia il cui detentore non è noto. Nel giugno 2014 la Svizzera ha chiesto al Forum globale un rapporto supplementare e una nuova valutazione, alla luce delle misure che aveva adottato seguendo le raccomandazioni formulate nel primo rapporto. Dal 1° agosto 2014 le autorità elvetiche non informano più sistematicamente ogni persona oggetto di una domanda di assistenza amministrativa prima di trasmettere i suoi dati allo stato estero in questione. Nel dicembre 2014 il parlamento ha varato, praticamente all'ultimo minuto, una legge che fa trasparenza sui detentori di azioni al portatore. Infine la Confederazione ha rinegoziato o completato parecchie CDI, adattandole allo standard OCSE. Complicazioni di SwissLeaks e HSBC La nuova valutazione dei pari è iniziata il 9 febbraio, vale a dire proprio nel giorno in cui in tutto il mondo i media hanno riferito dell'aiuto fornito dalla filiale di Ginevra del colosso bancario britannico HSBC ad evasori fiscali a nascondere miliardi. Non solo, documenti resi quel giorno di pubblico dominio, precisano che la HSBC ha aiutato politici, trafficanti di armi e criminali vari a nascondere i soldi all'erario. I fatti risalgono ad alcuni anni fa, quando il segreto bancario svizzero era ancora saldamente garantito anche nei confronti degli altri Stati. La delegazione elvetica ha dovuto spiegare per ore che l'assetto sottoposto al nuovo esame è completamente cambiato rispetto a quei tempi. Valutazione della prassi Alla fine gli sforzi elvetici hanno portato frutti: il Forum globale ha concluso la valutazione ed è giunto alla conclusione che ora la Svizzera adempie le condizioni quadro e che ha adeguatamente modificato le relative leggi. La via è così libera per la seconda tappa, che inizierà nell'ultimo trimestre di quest'anno. Berna si attende una valutazione dell'attuazione nella prassi dell'assistenza amministrativa fiscale che con ogni probabilità sarà intensa e tutt'altro che semplice. Parecchi Stati negli anni scorsi hanno presentato molte domande di assistenza amministrativa, e diverse di queste sono state giudicate ancora in base al diritto allora vigente, che dunque non era ancora conforme agli standard OCSE. La diplomazia svizzera dovrà perciò fornire prove credibili di un avvenuto cambiamento anche nella prassi e non solo nelle leggi. Se non riuscisse a dimostrarlo in modo tangibile, la Svizzera rischierebbe di ottenere dei cattivi voti, che potrebbero danneggiare gravemente la sua reputazione e aprire un nuovo lungo periodo di incertezza. Nella valutazione "verrà controllato quante domande sono state trasmesse alla Svizzera, quali sono state le risposte e se i paesi richiedenti sono soddisfatti di queste risposte", precisa Pascal Saint-Amans. Per esempio, il Lussemburgo è stato ammesso alla seconda fase nel 2013, ma poi è stato giudicato non conforme. Il Gran Ducato ha quindi preso immediatamente in mano la situazione ed effettuato rapidamente le necessarie riforme, chiedendo poi una nuova valutazione alla fine del 2014. Questa inizierà nell'autunno 2015 e durerà un anno. In altre parole, nel migliore dei casi il Lussemburgo avrà perso tre anni per non più essere considerato un paradiso fiscale. swissinfo.ch
13 Marzo 2015
Credit Suisse: un cambio di direzione tardivo ma sensato
La nomina di Tidjane Thiam alla testa del Credit Suisse viene interpretata dalla stampa svizzera come una chiara volontà di trasformare radicalmente la strategia e la cultura della seconda banca svizzera. Il nuovo ceo dovrebbe ridimensionare l’Investment Banking e aprire nuovi mercati in Asia. “Ciò che il Credit Suisse ha annunciato ieri, non è soltanto un cambiamento tardivo ai vertici dell’azienda. La partenza di Brady Dougan, specialista americano dell’Investment Banking, e l’inattesa nomina di Tidjane Thiam, direttore dell’assicuratore britannico Prudential e cittadino franco-ivoriano, costituisce un mutamento fondamentale di strategia e di cultura presso la grande banca zurighese”, rilevano il Tages-Anzeiger e il Bund, per i quali il Credit Suisse dà prova di coraggio, affidando il timone dell’azienda a Thiam: “il compito di guidare il secondo istituto bancario del paese verso rive sicure viene posto nelle mani di un uomo che non era finora un banchiere”. Con questa mossa, il presidente del consiglio di amministrazione del Credit Suisse Urs Rohner è riuscito a mettere a segno un buon colpo, benché “si sia aggrappato troppo a lungo a Dougan”, ritengono i due giornali. “Al più tardi dopo il riconoscimento delle proprie colpe da parte della banca nella vertenza fiscale con gli Stati uniti, i tempi erano maturi per la partenza dell’americano”. Va detto che “lo stesso Rohner non era uscito molto bene da questa vicenda”. Dopo le dimissioni di Dougan, vi è da prevedere che “diversi altri dirigenti dell’Investment Banking cercheranno nuove sfide altrove”, aggiungono il Tages-Anzeiger e il Bund. “Poiché, sotto Thiam, la musica del ‘nuovo’ Credit Suisse non suonerà più soltanto nel settore del mercato dei capitali”. Un riorientamento che il ceo dimissionario non era riuscito a compiere. “Il punto più debole di Dougan resterà proprio quello di non aver saputo creare un valore durevole per gli azionisti, approfittando del fatto che il Credit Suisse si era ritrovato in una buona posizione di partenza dopo la crisi finanziaria internazionale – non aveva avuto bisogno di aiuti statali”. Maggiore modestia Anche la Neue Zürcher Zeitung loda il fatto che il Credit Suisse, sotto la direzione di Dougan, non abbia dovuto ricorrere all'intervento dello Stato per uscire dalla crisi che aveva colpito tutto il settore bancario. “Nei suoi otto anni ai vertici del Credit Suisse, in un periodo in cui quasi tutte le banche commerciali internazionali hanno sofferto, Dougan è diventato il decano tra i dirigenti bancari. Chi riesce a conservare la sua poltrona per così tanto tempo, deve aver fatto parecchie cose giuste”. Eppure il Ceo dimissionario non aveva avuto molta fortuna ai suoi inizi, assumendo la direzione del Credit Suisse nel 2007, “proprio in un momento in cui apparivano le prime nubi di tempesta di quello che sarebbe diventato un tifone per il mondo bancario. In questo contesto si può quindi capire che le azioni del Credit Suisse abbiano perso i due terzi del loro valore nell’era di Dougan. La banca è stata scossa per anni da perdite di fiducia, ha distrutto capitale proprio e ha dovuto vendere preziosi immobili in Svizzera. Poi, l’anno scorso, è giunta una mazzata, con il riconoscimento delle colpe negli Stati uniti e il pagamento di una multa di 2,8 miliardi di franchi”. In futuro, prosegue la Neue Zürcher Zeitung, il Credit Suisse sarà in ogni caso chiamato a dare prova di maggiore modestia, viste le “deludenti performance dell’azione” e le “deboli prestazioni aziendali” in questi ultimi anni. “Un bonus di 71 milioni di franchi, come quello intascato da Dougan nel 2010, era già allora fuori luogo e oggi apparterrebbe ad un altro pianeta. Tra i compiti che Thiam dovrà assumere rapidamente vi è un cambiamento radicale di mentalità per quanto concerne bonus e malus nella banca”. Banca globale Dopo la partenza di Dougan “molti si aspettano qualcosa di veramente nuovo dalla banca e dal nuovo uomo alla sua guida”, osservano l’Aargauer Zeitung e i giornali associati della Svizzera centro-orientale. “Thiam dovrebbe allontanare la banca dal rischioso Investment Banking e aprire nuovi mercati in Asia, dove dispone di una buona rete di contatti. Dovrebbe, e questa è la cosa più importante per il gruppo bancario, fare in modo che gli azionisti ritrovino dei motivi di ottimismo, dopo aver ottenuto poco piacere dal Credit Suisse in questi ultimi anni”. “Non va però dimenticata una cosa”, sottolinea l’Aargauer Zeitung. “Il Credit Suisse ha compiuto una grande trasformazione da qualche tempo. È diventato una banca globale, più della metà dei suoi operatori sono stazionati negli Stati uniti, mentre la crescita proviene soprattutto dall’Asia. E i grandi azionisti non sono più l’aristocrazia finanziaria zurighese, ma la holding saudita Olayan, che detiene quasi il 22,6% delle azioni e delle opzioni, e il fondo statale del Katar, che dispone del 22,9%”. Scelta sensata Il consiglio di amministrazione del Credit Suisse ha preso il suo tempo per questa nomina. I primi elementi sembrano però dimostrare che abbia fatto una scelta coraggiosa, ma sensata”, affema Le Temps. “Innanzitutto il percorso di Thiam è impressionante” e poi “l’arrivo del franco-ivoriano segnala un cambiamento di prospettiva geografica e settoriale. Tidjane Thiam guarda verso Est, come ha già dimostrato presso l’assicuratore Prudential, dove ha sviluppato le attività in Asia. La sua conoscenza dell’Africa aiuterà il Credit Suisse ad estendere le sue attività in questo continente, considerato la nuova Asia per le sue prospettive economiche”. “E guarderà probabilmente meno verso l’Investment Banking, caro al suo predecessore, che non ha mai accettato veramente di disfarsene per concentrarsi sulla gestione di patrimoni e di attivi”, aggiunge il giornale romando.”Mentre l’Investment Banking diventa meno redditizio, la scelta di Thiam è quindi una buona notizia per la banca e i suoi azionisti. I mercati hanno d’altronde già apprezzato il nuovo venuto, martedì le azioni del Credit Suisse sono salite del 7,8%. “Non si capisce bene se la reazione positiva della borsa sia dovuta più a Thiam o più al realizzarsi di un fatto ormai atteso (il mercato vuole certezze), cioè l’uscita di Dougan”, si chiede il Corriere del Ticino. “Prendendo il versante Thiam, molti si aspettano ora che la sua conoscenza della gestione di patrimoni e dell’area asiatica si traducano in vantaggi per il Credit Suisse, che sul private banking e sui mercati emergenti si gioca ovviamente parecchie carte. Vedremo presto”. swissinfo.ch
13 Marzo 2015
L’orologeria svizzera si lancia sul mercato degli smartwatch
Soltanto un anno fa, nessuno o quasi dei grandi nomi dell’orologeria credeva nell’orologio connesso. Nel momento in cui l'Apple Watch è presentato ufficialmente, le cose stanno però cambiando. In questa annunciata lotta tra giganti, l’industria svizzera ha qualche atout da far valere. Oramai è una certezza: l’orologio connesso „Swiss Made“ è in arrivo. Rimane soltanto da sapere quando. I primi modelli, tra cui quello del gruppo Festina Svizzera, saranno verosimilmente esposti alla prossima edizione di Baselworld, la più grande fiera orologiera del mondo, che apre i battenti il 19 marzo a Basilea. A lungo reticente, pure Nick Hayek, il CEO di Swatch, numero uno mondiale dell’orologeria, ha deciso di lanciarsi in quest’avventura: in febbraio ha annunciato l’uscita di una linea di smartwatch nei prossimi tre mesi. Anche altre case orologiere svizzere sono ai blocchi di partenza. Ad esempio Tag Heuer, che prevede di lanciare il suo orologio connesso a Internet entro la fine dell’anno. Jean-Claude Biver, patron a interim, è tra quelli che hanno cambiato idea. «Rimango convinto che l’orologio meccanico svizzero di oltre 1'000 franchi non ha nulla da temere. Nella gamma di prezzi inferiore, invece, gli orologi connessi sono una reale concorrenza per l’orologeria svizzera», afferma. Capacità di reazione sottovalutata Appena un anno fa, Xavier Comtesse, creatore del gruppo di riflessione “Watch Thinking”, faceva parte degli osservatori che giudicavano severamente l’indifferenza degli orologiai svizzeri nei confronti dell’orologio connesso. Oggi è rassicurato. «Tutti i capi aziendali o quasi hanno cambiato opinione. Non si trattava di un bluff. Negli ultimi mesi, hanno semplicemente constatato che la Svizzera disponeva di conoscenze tecnologiche enormi e che era meglio attrezzata della California per imporsi su questo mercato». Al Centro svizzero di elettronica e di microtecnica (CSEM) di Neuchâtel, dove da una quindicina d’anni si lavora sulla miniaturizzazione delle tecnologie destinate a essere portate dall’uomo, prevale lo stesso parere. «I media e gli analisti finanziari sottovalutano la capacità di reazione dell’orologeria elvetica. La Svizzera possiede tutte le competenze microtecniche ed elettroniche per produrre orologi connessi di alta qualità», sottolinea Jens Krauss, responsabile di questo progetto di ricerca presso il CSEM. Il microcosmo orologiero ha preferito aspettare di vedere quali contorni avrebbe assunto questo mercato, per il momento ancora riservato a una piccola frangia tecnofila della popolazione, prima di lanciarsi. Un atteggiamento «piuttosto intelligente» secondo Jens Krauss. Malgrado gli annunci dei giganti dell’elettronica, nessun orologio connesso è infatti riuscito a davvero convincere gli utilizzatori. «I prodotti come quelli presentati da Samsung e da Apple sono semplici smartphone che si portano al polso. Ciò non ha nulla di rivoluzionario e le funzioni di questi orologi non rispondono veramente ai bisogni dei consumatori», ritiene l’ingegnere del CSEM. Continuazione articolo su www.swissinfo.ch/ita/orologi
12 Gennaio 2015
«Abbiamo una democrazia audace e questo mi piace»
La presidente della Confederazione per il 2015 Simonetta Sommaruga sottolinea l’importanza di una cultura politica «basata sul rispetto di chi dissente». Anche se certe iniziative sono difficilmente conciliabili col diritto internazionale, il sistema democratico svizzero funziona, afferma nell’intervista a swissinfo.ch. Nel 2015 il principale cantiere della ministra di giustizia e polizia sarà l’attuazione dell’iniziativa «contro l’immigrazione di massa». In un’intervista per iscritto, Simonetta Sommaruga sottolinea quanto sia tortuoso il cammino per regolare l’immigrazione e nello stesso tempo preservare l’approccio bilaterale con Bruxelles. L’Unione Europea ha tuttavia indicato di essere aperta alla discussione. swissinfo.ch: Vi sono sempre più spesso iniziative popolari le cui richieste sono problematiche, che sono difficilmente applicabili o che entrano in conflitto con il diritto internazionale. Un esempio è l’iniziativa per l’espulsione dei criminali stranieri, approvata dal popolo. A suo modo di vedere, il diritto d’iniziativa andrebbe limitato? Simonetta Sommaruga: L’attuazione di iniziative popolari che introducono nella Costituzione nuove disposizioni in contrasto con gli articoli vigenti o con il diritto internazionale rappresenta certamente una sfida. Per questa ragione sono state fatte diverse proposte di riforma. È un aspetto che saluto, poiché in una democrazia diretta simili discussioni sono sempre necessarie. Sono però convinta che ad essere fondamentali per il funzionamento del nostro sistema non siano le regole, quanto piuttosto la cultura politica. Abbiamo bisogno di una cultura politica basata sul rispetto di chi dissente, e ciò a tutti i livelli: in Consiglio federale, in parlamento e tra la popolazione. Nella nostra democrazia, tutti sono importanti. swissinfo.ch: Un po’ in tutta Europa, i movimenti populisti hanno il vento in poppa. Anche in Svizzera vi è una sfiducia crescente nei confronti della classe politica. Un segnale in tal senso sono le votazioni perse dal Consiglio federale e dal parlamento. Come pensa di poter riconquistare la fiducia dei cittadini? S.So.: La fiducia non è scomparsa. La democrazia diretta svizzera si caratterizza per l’interazione di tutti gli attori. Ciò plasma la nostra cultura politica e fa sì che anche quando il parlamento, il governo e la popolazione non sono sulla stessa lunghezza d’onda, non si viene a creare un abisso fra di loro. In Svizzera i cittadini hanno molte responsabilità e questo è un aspetto meraviglioso del nostro sistema democratico. Abbiamo un sistema audace e ciò mi piace. Originariamente i diritti politici diretti sono stati creati proprio per questo, per rendere udibile ogni voce che altrimenti, in un sistema legislativo tradizionale, sarebbe rimasta inascoltata. swissinfo.ch: Negli ultimi anni, la democrazia diretta ha però anche intaccato la reputazione della Svizzera quale partner internazionale. La democrazia diretta è diventata uno svantaggio competitivo? S.So.: No, contrariamente a Stati in cui il governo cambia regolarmente, il nostro sistema democratico si caratterizza per la sua stabilità. Anche se per condurre in porto grandi progetti di riforma ci vuole molto tempo, alla fine il risultato è un compromesso con un sostegno molto ampio, che non verrà rimesso in discussione alla prossima elezione. swissinfo.ch: Gli svizzeri all’estero sono preoccupati per le minacce che aleggiano sulla libera circolazione, principio che si applica non solo per l’immigrazione ma anche per l’emigrazione. Per l’Unione Europea, la libera circolazione non è negoziabile. Bruxelles ha respinto seccamente l’idea di introdurre dei contingenti. Eppure è proprio quanto chiede l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa» approvata dal popolo il 9 febbraio 2014. Come riuscirà il paese ad uscire da questo vicolo cieco? S.So.: È vero, l’attuazione di questa iniziativa rappresenta una sfida. Il Consiglio federale vuole però concretizzare il mandato affidatogli dagli elettori, ovvero regolare l’immigrazione in maniera indipendente. Nello stesso tempo, il governo vuole anche preservare la via bilaterale. L’Unione Europea ha detto di non voler negoziare i principi dell’accordo di libera circolazione. Ha però segnalato di essere aperta a una discussione. Pertanto, il Consiglio federale cerca di perseguire parallelamente entrambi gli obiettivi, quello di politica interna e quello di politica estera. In gennaio discuteremo del mandato di negoziazione con l’UE e della legge d’applicazione dell’iniziativa.
30 Dicembre 2014
Buon Anno Nuovo!
30 Dicembre 2014
Il cerchio si chiude
Ancora una volta l’anno volge al termine e presto il 2014 sarà soltanto un ricordo. Gli ultimi dodici mesi sono stati particolarmente intensi sul piano politico. Senza dimenticare gli altri piccoli e grandi eventi, dalla lotta alla presentazione dell'orologio più grande del mondo, che hanno segnato la Svizzera. Gli svizzeri hanno un rapporto particolare con l’Europa, come ha dimostrato la votazione del 9 febbraio, quando la maggioranza degli elettori ha accettato non senza sorprese l’iniziativa per limitare l’immigrazione. L’altra iniziativa sull’immigrazione, denominata Ecopop, è invece stata respinta a fine novembre. Con la firma della Svizzera della convenzione dell’OCSE sullo scambio automatico delle informazioni bancarie, il 2014 ha poi sancito la fine del segreto bancario. Al Forum economico mondiale di Davos (WEF), la cerchia dei pesi massimi della politica e dell’economia si è ritrovata ancora una volta per il grande appuntamento internazionale. Imponente, ma per altri motivi, è stata anche la luna piena del 10 agosto. Siccome si trovava più vicino che mai alla Terra, la luna piena è stata la più grande e la più brillante dell’anno. L’estate è stata particolarmente piovosa, con inondazioni eccezionali nella regione dell’Emmental, nel canton Berna. In novembre, la pioggia è caduta abbondante anche in Ticino, dove gli smottamenti hanno causato la morte di quattro persone in pochi giorni. Lo sport ha vissuto momenti di gloria nel tennis, quando Roger Federer e Stan Wawrinka hanno regalato alla Svizzera la prima Coppa Davis della sua storia, battendo in finale la Francia. www.swissinfo.ch
19 Novembre 2014
Quanto guadagna davvero la Svizzera coi forfait fiscali?
L’abolizione dei privilegi fiscali per ricchi stranieri porterebbe a un’importante riduzione delle entrate e alla soppressione di migliaia di impieghi, in particolare nelle regioni turistiche, avvertono gli oppositori all’iniziativa popolare in votazione il 30 novembre. Stime ritenute “grottesche” dai promotori del testo e che faticano a resistere all’analisi dei fatti. I forfait fiscali, come funzionano?Il sistema dei forfait fiscali si basa sul tenore di vita e sul dispendio del contribuente in Svizzera e non sulla sostanza e sul reddito effettivo. Viene applicato unicamente agli stranieri che non esercitano un'attività lucrativa in Svizzera. Anche gli sportivi e gli artisti possono beneficiarne.Nel 2012, il parlamento svizzero ha deciso di inasprire i requisiti per approfittare dell'imposizione secondo il dispendio. Il calcolo dell'imposta cantonale e federale dovrà basarsi almeno sul settuplo della pigione annuale o del valore locativo dell'appartamento e solo le persone che hanno un reddito annuo di almeno 400’000 franchi possono beneficiare di questo privilegio fiscale, per quanto concerne l'imposta federale diretta.Concretamente, uno straniero che acquista un appartamento in Svizzera, il cui valore locativo mensile è di 5’000 franchi sarà tassato - in maniera uguale agli altri contribuenti - su un reddito di 420’000 franchi (5000 x 12 x 7). A questo calcolo, si possono aggiungere altre spese, come le macchine o gli aerei privati. La base imponibile considerata per l'imposta sulla sostanza è almeno dieci volte superiore al totale del reddito dichiarato, nell'esempio citato sarebbero 4'200’000 franchi. Le previsioni in questione sono quelle avanzate dalla Conferenza dei governi dei cantoni alpini (CGCA), che – assieme a Vaud e Ginevra – sono i principali cantoni toccati dall’iniziativa «Basta ai privilegi fiscali dei milionari (Abolizione dell’imposizione forfettaria)». Se il testo dovesse passare, dicono, sarebbero oltre 22mila gli impieghi minacciati, soprattutto nei settori della costruzione, del turismo, dei servizi e dello svago. La CGCA stima infatti a circa 3 miliardi di franchi l’anno le spese dei contribuenti assoggettati all’imposta forfettaria. Senza contare i circa 470 milioni annui che i ricchi stranieri investirebbero in attività culturali, sociali e caritative. Queste stime si fondano in gran parte su uno studio realizzato nel 2009 dagli economisti Charles B. Blankart – dell’università di Lucerna – e Simon Margraf – della Humboldt-Universität di Berlino. È ciò che conferma a swissinfo.ch Mario Cavigelli, membro del governo del canton Grigioni e presidente della CGCA. Lo studio è stato sollecitato da una lobby privata, l’associazione Plus-Value Suisse, che milita apertamente per il mantenimento dei forfait fiscali, e non dall’amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) come lascia intendere la CGCA nel suo comunicato. Il quotidiano liberale edito a Ginevra “Le Temps” non esita a parlare di cifre «discutibili». In causa, in particolare, vi è il piccolo campione su cui si basa lo studio – solo 126 delle 5'000 persone a beneficio di un forfait hanno partecipato all’inchiesta – e i 470 milioni di franchi di donazioni attribuibili a questi ricchi stranieri che gli stessi autori dello studio relativizzano. Stazioni sciistiche in pericolo A queste conseguenze economiche, contestate, si aggiungono le perdite fiscali stimate «a un minimo di un miliardo di franchi, se si prendono in considerazione i 695 milioni derivanti dall’imposta secondo il dispendio, dall’IVA e dall’imposta sulle successioni», sottolinea l’avvocato fiscalista Philippe Kenel, contrario all’abolizione dei forfait fiscali. Questi timori sono evocati anche tra gli ambienti economici e le autorità dei comuni coinvolti. Sindaco di Bagnes, comune che conta sul suo territorio la celebre stazione sciistica di Verbier e circa 240 persone a beneficio di un forfait fiscale, Eloi Rossier si dice preoccupata: «L’imposta secondo il dispendio porta ogni anno 8-9 milioni di franchi al comune, pari al 17% del totale delle entrate fiscali. Questa somma è indispensabile per investire nelle infrastrutture sportive e restare allo stesso livello di stazioni come Kitzbühel, Vail, Val d’Isère o Cortina d’Ampezzo. Se questa imposta fosse abolita, non potremmo più giocare nella stessa lega». Oltre alle entrate fiscali, è l’intero modello economico che sarebbe minacciato di estinzione, secondo Eloi Rossier. Gli investimenti nel settore edile si fermerebbero dall’oggi al domani e i grandi eventi culturali come il Festival di Verbier, che dipende in gran parte da donazioni private, dovrebbe ridurre drasticamente le proprie ambizioni. Dubbi in seno all’amministrazione federale Queste previsioni partono dal presupposto che tutti gli stranieri facoltosi che godono attualmente di privilegi fiscali lascerebbero la Svizzera in caso di un “sì” popolare il 30 novembre. L’esempio di Zurigo dimostra che non è così: quasi la metà delle persone coinvolte ha deciso di continuare a risiedere nel cantone anche dopo l’abolizione dei forfait fiscali nel 2009. Tassati di più, quelli che sono rimasti hanno compensato quasi integralmente le perdite causate da chi è partito. In un articolo pubblicato nel 2011 nella rivista La Vie Economique, Bruno Jeitziner e Mario Morger, economisti presso l’Amministrazione federale delle contribuzioni, sottolineano che le stime relative al numero di impieghi minacciati «sono legate a molte incognite e potrebbero rappresentare un limite massimo». Anche loro ritengono «probabile» il fatto che non tutti i ricchi stranieri lasceranno la Svizzera in caso di soppressione dell’imposizione forfettaria. «Si può dunque presumere che il numero di impieghi soppressi sarà inferiore alle cifre evocate», constatano i due esperti. www.swissinfo.ch
19 Novembre 2014
La Svizzera è davvero il luogo ideale dove vivere e lavorare?
Lo studio "Expat Explorer Report 2014" conferma la Svizzera quale destinazione privilegiata da chi emigra per ragioni professionali, davanti alla città-Stato di Singapore e alla Cina. L’Egitto arriva invece in fondo alla classifica dei 34 paesi passati in rassegna. Il britannico Paul Cooke, che ha lavorato in Svizzera e a Singapore per la società americana di rivestimenti Valspar, ritiene che i due Stati abbiamo molte caratteristiche simili. Entrambi sono piccoli paesi prosperi situati nel cuore della loro zona geografica e offrono stabilità e affidabilità. Singapore è d’altronde soprannominato «la Svizzera d’Asia». La giornata di lavoro tipo è però diversa. «L’Asia è molto più esigente e si lavora di più. In parte ciò è dovuto alle aspettative della clientela e, in parte, al fatto che tutti sono a caccia di occasioni per fare affari», indica Paul Cooke. Anche in Svizzera i lavoratori sono sotto pressione ma godono di norme di lavoro più precise e strutturate. «A Singapore le persone hanno meno esperienza e non sono così ben organizzate come in Svizzera. Di conseguenza, capita di lavorare più del necessario». Buona qualità di vita Il cinese Shenjie Wang ha fatto il viaggio in senso contrario, dall’Asia all’Europa, dove ha studiato al Politecnico federale di Losanna prima di lavorare per la filiale svizzera della società Marvell. Anche lui ha trovato la struttura di lavoro in Svizzera più efficace, in grado di garantire un miglior equilibrio tra vita professionale e vita privata. Ma è nel settore della salute che ha riscontrato la differenza più importante. «Rispetto alla Cina, la qualità di vita in Svizzera è eccellente per quanto riguarda l’alimentazione, l’acqua e l’aria. Forse gli europei lo danno per scontato, ma per quanto mi riguarda in Cina ho sofferto d’asma ogni inverno. L’anno scorso per la prima volta non mi è accaduto». Shenjie Wang non ha avuto difficoltà a farsi degli amici tra i colleghi del Politecnico e in seno alla società Marvell. Ma una volta uscito dall’ambiente professionale, la barriera linguistica gli ha reso la vita più difficile. «Gli spagnoli e gli italiani imparano facilmente il francese in meno di un anno o due, ma per gli asiatici è più difficile». Sentimento anti stranieri? Adattarsi a un nuovo ambiente di lavoro non è che un aspetto della sfida. Anche confrontarsi con l’attitudine della popolazione locale nei confronti degli immigrati può essere fonte di preoccupazione. Il 9 febbraio 2014, la Svizzera è finita sulle prime pagine dei giornali europei – ma non solo – in seguito la decisione del popolo di porre un freno all’immigrazione. La Svizzera ha tre anni di tempo per applicare l’iniziativa della destra conservatrice. «Ciò sta creando un clima di incertezza. La gente non sa quale impatto avrà l’iniziativa; le voci che circolano sono diverse, indica Sjoerd Broers. Ci sono comunque buone probabilità che venga trovata una soluzione pragmatica». Tutto può ancora cambiare se il 30 novembre l’elettorato svizzero approverà un’altra iniziativa sul controllo della migrazione. Il testo – promosso dall'associazione Ecopop – esige l’introduzione di un tetto massimo all’immigrazione per ridurre l’impronta ecologica. Per Shenjie Wang, la situazione si è complicata, ma non solo a causa delle votazioni sull’immigrazione. La Svizzera sta lavorando a una nuova struttura fiscale per le imprese straniere, in risposta alle critiche dell’Unione europea. «Fino allo scorso anno pensavo di restare un po’ in Svizzera. Ora però le cose sono cambiate. La Svizzera dà l’impressione di non sapere in che modo gestire gli immigrati. Inoltre c’è il rischio che la soppressione dei forfait fiscali spinga la mia impresa a ridurre le sue attività in Svizzera o perfino a lasciare il paese». Adattarsi Paul Cooke è stato ora trasferito da Singapore (al secondo posto nella classifica HSBC) alla Francia (23esimo posto). Come percepisce il cambiamento? «In un certo senso, ho l’impressione di lasciare la Serie A. La Svizzera è molto ben organizzata, mentre a Singapore c’è una grandissima energia. Qui in Francia non c’è nulla di tutto ciò». Anche le infrastrutture in Francia non sono ottimali, stando a Cooke. «Partire dall’aeroporto Charles de Gaulle non è così piacevole come da Zurigo o Changi. Ma bisogna adattarsi e non esigere che sia uguale ovunque. L’ideale è trovare le cose migliori che ogni posto ha da offrire». www.swissinfo.ch
14 Ottobre 2014
Globalizzazione e crisi spingono gli italiani in Svizzera
Da alcuni anni l’immigrazione dalla Penisola ha ricominciato a crescere in Svizzera, dove già vive la terza più folta comunità di italiani di tutto il mondo. Per trovare una sistemazione, molti nuovi arrivati cercano aiuto presso parenti e istituzioni italiane della vecchia immigrazione. “Ormai, già da molto tempo, la vecchia immigrazione va riducendosi. Alcuni, tra i pensionati, se ne ritornano in Italia. E, tra i più vecchi che frequentano la parrocchia, molti se ne vanno in cielo”, constata con tristezza Padre Luciano Cocco, che da oltre una decina d’anni guida la Missione cattolica italiana a Ginevra. In questi ultimi anni notiamo però un aumento di nuovi immigrati. Giovani di primo impiego, che hanno appena finito l’università e che non trovano lavoro in Italia. Ma anche persone con famiglia, che vengono a lavorare nelle organizzazioni internazionali, al CERN o nelle numerose multinazionali della regione”. Una situazione, quella ginevrina, che rispecchia un po’ l’immigrazione italiana di ieri e oggi in tutta la Svizzera. Dal 1975, dopo il forte flusso migratorio del Dopoguerra, la comunità italiana in Svizzera ha registrato un costante calo. Fino a pochi anni fa. Dal 2007 si denota infatti un’inversione di tendenza: il numero di arrivi dalla Penisola supera di nuovo quello delle partenze. Ogni fascia di età “Questa nuova immigrazione si iscrive in parte nell’era della globalizzazione. Vi sono giovani italiani che vanno a studiare o a raccogliere esperienze di lavoro in altri paesi, come del resto fanno anche i giovani svizzeri. E vi è una fascia di persone qualificate che si trasferisce all’estero per motivi di carriera, nel campo della ricerca o in aziende multinazionali, come ingegneri, informatici o manager”, spiega Luisa Deponti, ricercatrice presso il Centro studi e ricerche per l’emigrazione (CSERPE) di Basilea. Paese di emigranti - Secondo i dati dell’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero), nel 2013 oltre 4,3 milioni di italiani vivevano fuori dei confini nazionali, ossia circa il 7% della popolazione della Penisola. Circa il 55% vive in Europa, il 40% in America, 3% in Oceania, 1% in Africa e 1% in Asia. Nel periodo 2007 – 2013 il flusso migratorio è stato di 620 mila persone, ossia quasi il doppio dei 7 anni precedenti. Il 53% degli italiani residenti all’estero provengono dal Meridione, il 32% dal Nord e il 15% dal Centro Italia. Continua lettura articolo su www.swissinfo.ch/ital/globalizzazione….
6 Ottobre 2014
Voto elettronico, un’evoluzione lenta ma costante
Circa il 70% degli svizzeri espatriati potrà votare online in occasione delle elezioni del Consiglio nazionale nell’ottobre 2015. L’Organizzazione degli svizzeri all’estero deplora il fatto che non tutti possano utilizzare il voto elettronico e auspica che ciò sia possibile per le prossime elezioni del 2019. La Svizzera è pioniera in materia di e-voting. Contrariamente alla Norvegia, che nel luglio 2014 ha deciso per ragioni di sicurezza di congelare tutti gli esperimenti, la Confederazione sviluppa costantemente il voto elettronico. Questo continuo potenziamento non riguarda solo il numero di possibili partecipanti, ma anche gli aspetti legati alla sicurezza. Il prossimo passo sarà l’introduzione del sistema di voto elettronico di seconda generazione nei 14 cantoni svizzeri che attualmente partecipano ai test. La novità consiste nel fatto che ogni elettore riceverà, assieme al materiale di voto, una serie di codici di verifica individuali. Per le elezioni della camera del popolo, ciò significherà un codice per ogni candidato. Dopo aver votato, il sistema invierà il numero di verifica all’elettore. Quest’ultimo potrà così controllare che corrisponde a quello che gli era stato spedito in precedenza e appurare che coincide con il candidato scelto. Un’eventuale manipolazione del voto, salterebbe così subito agli occhi. continua swissinfo.ch/ita/voto
6 Ottobre 2014
Zugo: elezioni comunali, città nuovamente in mani borghesi
Appena conquistata quattro anni or sono, la sinistra ha perso la maggioranza nel municipio di Zugo. Il PPD è riuscito a rientrare nell'esecutivo con Urs Raschle. Dolfi Müller (PS) è stato riconfermato sindaco. La partecipazione si è attestata al 46%. Con l'elezione di Urs Raschle (3292 voti) - che ha preso il posto del cristiano-sociale Andreas Bossard, non ricandidatosi - la maggioranza del consiglio comunale è di nuovo borghese. Tutti e quattro gli uscenti sono stati rieletti: Karl Kobelt (PLR) con 4495 voti, Dolfi Müller (PS) con 4220 voti, Vroni Straub-Müller (PCS) con 4057 voti e André Wicki (UDC) con 3783 voti. swissinfo.ch
11 Settembre 2014
«La Svizzera ha perso il treno degli orologi connessi»
Rifiutando di lanciarsi sul mercato degli orologi connessi, le ditte svizzere stanno ripetendo lo stesso errore commesso negli anni Settanta, quando avevano trascurato la concorrenza degli orologi al quarzo giapponesi. È il parere di Elmar Mock, coinventore dello Swatch, all’indomani del lancio del tanto atteso Apple Watch. Alla fine degli anni Settanta, sotto la direzione di Ernst Thomke, Jacques Müller e Elmar Mock danno vita allo Swatch, un orologio a basso costo che permetterà di rilanciare l’industria svizzera del settore, messa sotto pressione dalla concorrenza degli orologi al quarzo giapponesi. Oggi direttore di Creaholic, una società di ingegneria e di consulenza tecnica, Elmar Mock giudica in modo severo la mancata partecipazione delle ditte svizzere al nascente mercato degli orologi connessi. swissinfo.ch: Molti ritengono che l’Apple Watch abbia un potenziale rivoluzionario analogo a quello del Mac, dell’iphone o dell’ipad. Condivide questo entusiasmo? Elmar Mock: Di per sé, l’evento non è tanto la presentazione di questo smartwatch, ma il fatto che la Apple – un gigante della comunicazione – si sia lanciata in questo mercato. Ha perfettamente senso voler mettere un apparecchio connesso attorno a un polso, una zona strategica ed emotiva che finora era utilizzata per portare gli orologi. Dal mio punto di vista, questo mercato ha un potenziale colossale. La grande sfida sta nell'ambiente digitale che circonda questi orologi. Aziende come Google, Samsung o Apple avranno il proprio modello. L’esperienza del consumatore sarà primordiale. C’è ancora molto da imparare ed è solo sperimentando che si va avanti. Sono convinto che i grandi gruppi tecnologici vinceranno la scommessa. swissinfo.ch: Ma i consumatori sono davvero pronti ad adottare questo tipo di oggetto, che taluni definiscono un semplice gadget? E. M.: L’Apple Watch è già molto più attraente degli altri orologi connessi presenti sul mercato. Personalmente, io lo porterei. Non dimentichiamo che gli smartphone della prima generazione non hanno sostituito subito i vecchi cellulari. Quando gli iphone sono stati messi sul mercato, la società Blackberry sosteneva che, senza una tastiera, l’Apple non sarebbe mai riuscita a sedurre i consumatori. Dal canto suo, la Nokia era convinta che i grandi schermi della Apple avrebbero disgustato i clienti… swissinfo.ch: L’industria deve temere l’assalto di questi orologi connessi, come suggerito dal designer dell’Apple, John Ive? E. M.: La Svizzera ha già perso la guerra del polso. Su duecento orologi fabbricati nel mondo, uno solo è svizzero. Eppure, i profitti derivanti da questo unico orologio sono superiori alla somma dei profitti degli altri 199. Abbiamo dunque vinto la guerra del denaro. L’orologeria svizzera è riuscita a trasformare l’ottone in oro, creando un bijou meccanico che simboleggia il lavoro e l’ingegnosità dell’uomo. Ha fatto un incredibile lavoro di design, marketing e comunicazione. Il kalashnikov non ha eliminato la sciabola dei samurai, così come l’orologio connesso non ucciderà quello meccanico. Il direttore di Swatch Group ironizzaAll'indomani della presentazione dell'Apple Watch, Nick Hayek ironizza. «Ci tengo a complimentarmi con la società di Cupertino, che ha presentato la navigazione attraverso la corona come una grande novità. La stessa corona inventata dall’orologiaio di lusso Abraham Louis Breguet. Mi dico: geniale! Non ci sentiamo per nulla svantaggiati», ha dichiarato il direttore generale dello Swatch Group, numero uno mondiale dell’orologeria, in conferenza stampa.L’orologeria svizzera è sotto pressione a causa del franco forte e non degli smartwatch, ha spiegato Hayek. «A sentirsi sotto pressione sono i grandi gruppi che producono questi oggetti: Apple, Samsung, LG Electronics sono ipernervosi. Noi non lo siamo». Gli investitori non sembrano però così tranquilli: l’azione dello Swatch Group ha perso oltre il 2 per cento alla Borsa svizzera a metà giornata. Ciò malgrado, la Svizzera si è lasciata sfuggire una grande occasione. È scioccante constatare che i baroni dell’orologeria svizzera non trovano alcun interesse in questo mercato. Se prendiamo una cifra realistica di 100 milioni di smartwatch venduti ogni anno, questo mercato potrebbe sfiorare i 30 miliardi di dollari, ossia più di quanto incassato da tutta l’orologeria svizzera. swissinfo.ch: Nick Hayek, direttore generale di Swatch Group, ha dunque un atteggiamento troppo disinvolto di fronte agli smartwatch? E. M.: È evidente ! Non spetta di certo a Breguet, Rolex, Cartier o Patek Philippe battersi su questo campo. È il ruolo di Swatch Group. I dirigenti dell’orologeria svizzera hanno dimenticato le lezioni del passato. Nel 1970, ritenevano che l’orologio al quarzo fosse un gadget elettronico senza futuro e che la vera orologeria non poteva esser altro che quella meccanica. Risultato: l’orologeria svizzera ha rischiato di scomparire. Quando abbiamo lanciato lo Swatch, abbiamo vinto una battaglia grazie a un orologio al quarzo alla moda. Poi però abbiamo perso la guerra dell’industrializzazione, della riconquista di parti del mercato. Ossessionato dagli utili a corto termine, lo Swatch Group ha fatto una svolta a 180 gradi in direzione dell’orologeria di lusso e ha preferito investire in marche e punti vendita ai quattro angoli del pianeta, invece che in nuove idee. swissinfo.ch: La mancanza di diversità dell’orologeria svizzera è fonte di pericolo? E. M.: È chiaramente un rischio. L’orologeria svizzera assomiglia sempre più a una riserva d’indiani. Ha scelto in modo deliberato di non partecipare ai cambiamenti in atto. Non per mancanza di idee, di creatività e di innovazione, ma per scelta strategica. Sfortunatamente, alla Svizzera manca uno Steve Jobs, un vero dirigente in grado di proiettarsi nel futuro. Ciò non vuol dire forzatamente che ci si è sbagliati, ma per quanto riguarda gli orologi connessi i dadi sono ormai tratti. Di Samuel Jaberg, swissinfo.ch (Traduzione dal francese, Stefania Summermatter)
11 Settembre 2014
Le banche private aprono una nuova era di trasparenza
Pictet, una delle più antiche banche private svizzere, ha spinto la discrezione fino agli estremi: sulla targa d’ottone all’entrata del suo quartier generale di Ginevra figura la semplice scritta ‘P & Co’. Per la prima volta della sua storia, iniziata 209 anni fa, l’istituto ha pubblicato i suoi risultati. Un segnale dei tempi che cambiano per il settore del ‘private banking’ svizzero. George Washington era presidente degli Stati Uniti quando Lombard Odier è stata fondata nel 1796. La recente offensiva statunitense contro gli evasori fiscali ha forzato questa istituzione, al pari di Pictet, ad aprire per la prima volta i suoi libri contabili. Entrambi gli istituti hanno cambiato la loro struttura aziendale per limitare la responsabilità personale dei soci, un marchio di stabilità e di fiducia fino a pochi anni fa vitale. Altrettanto hanno fatto Mirabaud e La Roche. L’intero settore del private banking svizzero è stato scosso da tutta una serie di cambiamenti, stimolati dalla crisi finanziaria, dai mercati azionari in caduta libera, dai tassi d’interesse a minimi storici e dalla crociata internazionale contro l’evasione fiscale, che ha fatto colare a picco Wegelin e umiliato due colossi come Credit Suisse e UBS. Segnali di speranza PwC è piuttosto ottimista circa le prospettive dei membri superstiti del ramo del private banking svizzero e più in generale dello statuto del paese come leader mondiale del settore. Nel suo rapporto «Private Banking Switzerland: from Yesterday to the Day after Tomorrow», la società di consulenza prevede utili più consistenti una volta che l’ordine finanziario verrà ripristinato in tutto il mondo. Nel loro rapporto, la KPMG e l’Università di San Gallo hanno calcolato che il 36% delle banche private hanno registrato una perdita nel 2013. Secondo PwC, la proporzione però si riduce al 16% se dal conteggio vengono dedotte le multe pagate negli USA per i casi di evasione fiscale. Alcune banche hanno addirittura beneficiato dei problemi di altri istituti. Pictet ha riferito che «la sua principale fonte di nuovi affari» sono attualmente i clienti che trasferiscono i loro averi da altre banche svizzere. Pur avendo causato danni enormi in termine di reputazione all’industria bancaria svizzera, la questione dell’evasione fiscale non ha intaccato l’immagine di alta qualità e di know-how del settore del private banking elvetico, afferma ancora Schilling. «A Singapore, il settore della gestione patrimoniale è cresciuto a un ritmo molto veloce. Dire però che tra tre anni supererà la Svizzera è eccessivo», osserva ancora Schilling. «Ci vorrà probabilmente tempo prima che le economie dell’Europa occidentale riprendano vigore. Quando però ciò avverrà, le banche svizzere saranno pronte». Di Matthew Allen, swissinfo.ch (traduzione di Daniele Mariani)
18 Agosto 2014
Il Consiglio federale in Ticino per la conferenza ambasciatori
Il presidente della Confederazione Didier Burkhalter ha inaugurato stamani a Lugano la conferenza annuale degli ambasciatori. L'evento, che dura sino al 21 agosto, si svolge all'insegna del tema "Diplomazia e promozione economica". Per l'occasione tutti i consiglieri federali si sono recati in Ticino. Nel suo discorso davanti a oltre 200 rappresentanti della Svizzera all'estero Burkhalter ha spiegato che la scelta di Lugano e del Cantone Ticino è stata dettata dal desiderio di sottolineare il ruolo che il Cantone è chiamato a svolgere per rafforzare la coesione nazionale e favorire i legami tra il Nord e il Sud della Svizzera nonché con l’Italia, in particolare con la Lombardia. Ha poi affermato che, nelle relazioni internazionali, la Svizzera può rivestire un ruolo superiore alle sue dimensioni. "Sì, la Svizzera è più grande del suo territorio. È un'opportunità. È una responsabilità", ha sottolineato citando come esempio l'attività in seno all'OSCE. Il presidente della Confederazione ha inoltre sostenuto l'idea di una Svizzera aperta sull’Europa e si è detto convinto dell'opportunità di rinnovare la via bilaterale gestendo al contempo l'immigrazione. In merito all'importanza di sostenere i giovani, Burkhalter ha infine annunciato di voler lanciare un piano d'azione della Svizzera per combattere il fenomeno dei bambini soldato e dei ragazzi coinvolti nei conflitti. Questa nuova strategia sarà presentata il prossimo mese di ottobre in occasione della giornata della Sicurezza umana. Nel pomeriggio Burkhalter e gli altri consiglieri federali incontreranno le autorità cantonali e comunali e si intratterranno con la popolazione.
18 Agosto 2014
Gli svizzeri espatriati esigono un servizio bancario di base
La Confederazione – tramite l’intermediazione di Postfinance – deve garantire agli espatriati un servizio bancario di base. È quanto chiede una risoluzione adottata venerdì ad Aarau dal Consiglio degli svizzeri all’estero. Il cosiddetto parlamento della Quinta svizzera domanda anche alle Camere di mantenere l’obbligo di registrarsi presso le sedi diplomatiche nella nuova legge sugli espatriati. Dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008 e l’offensiva delle autorità statunitensi contro l’evasione fiscale, il problema non ha fatto che acuirsi e oggi riguarda praticamente tutti gli svizzeri espatriati: conservare una relazione bancaria con un istituto elvetico è sempre più difficile. Il tema è stato al centro della sessione del Consiglio degli svizzeri dell’estero (CSE), riunitosi venerdì ad Aarau nella sala del parlamento cantonale. I delegati del CSE, provenienti dai quattro angoli del pianeta, hanno approvato all’unanimità una risoluzione che domanda alla Confederazione di obbligare Postfinance (l’istituto bancario della Posta svizzera, legato alla Confederazione da un mandato di prestazioni) a garantire agli svizzeri dell’estero la possibilità di aprire un conto per i servizi bancari di base, come ad esempio per il risparmio o il traffico pagamenti. A condizione che i soldi depositati siano dichiarati nel paese di residenza. «Problema numero uno» «Dopo vent’anni, la mia banca mi ha chiuso il conto in Svizzera. Ho ricevuto una lettera che mi domandava semplicemente su quale conto dovevano trasferire il denaro e a nulla sono valse le mie recriminazioni». Quanto accaduto a questo membro del Consiglio degli svizzeri all’estero residente in Nigeria, intervenuto durante il dibattito, è ormai moneta corrente per molti dei 732'000 elvetici espatriati. «Il conto bancario in Svizzera è il problema numero uno per gli svizzeri dell’estero. Per alcuni di loro è una questione vitale», gli ha fatto eco uno svizzero che vive in Australia. Le difficoltà non riguardano solo ricchi espatriati, bensì spesso anche persone ordinarie, che magari hanno un conto in Svizzera sul quale viene versata la pensione. Il membro del comitato del CSE Roland Büchel stima in circa 100'000 le persone toccate da questo problema. Consigliere nazionale dell’Unione democratica di centro (UDC), Büchel ha inoltrato una mozione in parlamento che chiede appunto di garantire agli svizzeri all’estero il servizio universale nel settore del traffico dei pagamenti. La mozione sarà probabilmente discussa dal Consiglio nazionale in settembre. Il governo svizzero si è detto contrario a questa misura, «sproporzionata e difficilmente realizzabile». Per Büchel «è il buon momento per agire. Siamo riusciti a rendere il dibattito visibile sul piano nazionale e vi è ormai un interesse pubblico per risolvere questo problema». Il deputato dell’UDC potrà contare sul sostegno della Fondazione per la protezione dei consumatori. La sua direttrice, Sara Stalder, ha in effetti indicato nelle colonne della SonntagsZeitung di stare valutando la possibilità di iscrivere questo servizio – che stima pubblico – nella legge. Continuazione: www.swissinfo.ch/ita/gli-svizzeri...
15 Luglio 2014
Svizzera-Russia, un bicentenario malgrado la crisi ucraina
Nel 1814 la Russia contribuì a evitare il disgregamento della Svizzera, ponendo la prima pietra diplomatica di relazioni più o meno regolari. Le celebrazioni del 2014 si svolgono sullo sfondo della crisi ucraina, ciò che lascia poco spazio alle effusioni. Il ricco programma del bicentenario consente comunque alla cultura di subentrare alla politica. Paradossi della storia«La Svizzera moderna è un po’ la figlia della Russia», secondo lo storico Hans Ulrich Jost. «La Russia entra nella vita politica svizzera al Congresso di Vienna nel 1815. Mentre l’Austria era favorevole a uno smantellamento e a un possibile ritorno all’Ancien Régime, la Russia ribadiva che non bisognava toccare la Svizzera dei 19 cantoni e la sua neutralità. Senza questo intervento, non si sa se la Svizzera, a quell’epoca vicina al disgregamento e alla guerra civile, fosse riuscita a sopravvivere».La Russia, aggiunge Hans Ulrich Jost, ha pure aperto la via alla Svizzera dei 22 cantoni, con l’annessione di Ginevra, Vallese e Neuchâtel.Thomas Bürgisser, collaboratore dei Documenti Diplomatici Svizzeri, rammenta che le relazioni Svizzera-Russia hanno raggiunto l'apice all’inizio. «Direi che questa cifra di 200 anni dà un’impressione di continuità che invece non esiste, siccome ingloba una storia molto contradditoria, eterogena e turbolenta tra i due paesi». Altro paradosso: le relazioni sono iniziate in un’epoca in cui la Svizzera non esisteva. L’attuale Stato federale è stato infatti creato nel 1848. Continua articolo www.swissinfo.ch/ita/swizzera-russia
9 Luglio 2014
Il libero scambio estinguerà la sete di latte della Cina?
L'accordo di libero scambio tra la Svizzera e la Cina rende più interessante per i produttori di latte svizzeri le esportazioni in Cina, ma esportatori e contadini osservano che mettere piede in un mercato così grande, dove rimangono molte incertezze, è più difficile di quanto si creda. Nella sua fattoria tra le verdi colline dell'Appenzello, Robert Bischofberger rammenta il trambusto che ha dato avvio a tutta l’avventura: nel 2002 un’azienda è arrivata nella sua regione e ha buttato fuori dal mercato il distributore che acquistava il suo latte e quello di altri 700 allevatori. Improvvisamente non avevano più nessuno cui vendere i loro prodotti. A livello globale, la domanda di latte è superiore all'offerta. Per un osservatore esterno la soluzione sembra dunque ovvia: poiché i contadini svizzeri producono il 30% di latte in più rispetto a quello che il paese consuma, perché non seguire l'esempio di Olanda e Nuova Zelanda e vendere a paesi come la Cina, dove il consumo di latte è quadruplicato dal 2000? Continua su origin.swissinfo.ch/ita/economia
9 Luglio 2014
AGENZIA DELLE FRONTIERE FRONTEX
La Grecia ha adottato tutte le misure necessarie per controllare l’afflusso di immigrati indesiderati, come abbiamo potuto verificare durante un viaggio lungo il fiume sul confine Evros, nell’estremo sud dell’Europa. Lo stato ellenico è sostenuto dall’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere Frontex, di cui fa parte – non in maniera del tutto disinteressata – anche la Svizzera. Assieme al suo collega rumeno, Daniela Looser si trova nell’ufficio dell’agenzia Frontex a Kipi, una dogana ufficiale sul confine con la Turchia. A oriente, a due chilometri di distanza c’è la dogana turca, in mezzo il fiume Evros, che su una lunghezza di 185 km fa da confine tra i due paesi. Continua su origin.swissinfo.ch/ita/
9 Giugno 2014
Il futuro dei campi di battaglia
Di Simon Bradley, swissinfo.ch 09 giugno 2014 - 11:00 Le macchine stanno lentamente sostituendo gli esseri umani sui campi di battaglia. Si pensa che tra 20-30 anni ci saranno armi completamente autonome. Anche la Svizzera è attiva nel campo della ricerca su tecnologie robotiche mobili. Sistemi d’armamento autonomi letali 87 paesi, dei 117 che hanno firmato la Convenzione sulle armi convenzionali (CCW), hanno partecipato all’incontro di esperti di sistemi d’armamento autonomi letali (LAWS) nella sede delle Nazioni unite a Ginevra dal 13 al 16 maggio 2014. Lo scopo era di definire limiti e responsabilità per l’utilizzo di armi letali che sono solo parzialmente controllate dall’uomo. Durante il loro prossimo incontro il 14 novembre, i membri del CCW decideranno se proseguire il processo. Alcune ONG spingono per un divieto preventivo di questo tipo di armamenti. Ricordano l’esempio dei laser accecanti, messi al bando dalla comunità internazionale nel 1995, prima che potessero essere utilizzati. La Svizzera è uno degli 87 paesi che cercano di stabilire i limiti e le responsabilità dell’impiego di armi totalmente autonome, che potrebbero individuare e distruggere un obiettivo senza intervento umano. Per ora solo cinque stati, tra cui Cuba e Pakistan, hanno dato sostegno agli attivisti che chiedono la messa al bando della LAWS. Altri, tra cui Francia e Gran Bretagna, hanno sostenuto a Ginevra la necessità di mantenere un controllo umano «significativo» sulla scelta degli obiettivi e sulla decisione d’attacco. Gli Stati uniti parlano di controllo umano «appropriato» sui sistemi d’armamento autonomi. Leggi articolo su www.swissinfo.ch/ita/scienza
6 Giugno 2014
Una piccola valle isolata al centro del boom orologiero
Grande centro di produzione dei più famosi orologi svizzeri, la Valle di Joux conta ormai più posti di lavoro che abitanti. Visita di questa regione periferica dove il miracolo economico, fragile, è stato possibile solo grazie ad un'abbondante forza lavoro francese. Partendo da Vallorbe, il trenino della Valle di Joux percorre un tragitto sinuoso, attraverso pascoli bucolici, fermandosi in villaggi che sembrano di un'altra epoca. Un paesaggio completamente circondato da colline coperte di conifere. È quella che si chiama una valle chiusa. Situata a 1000 metri di altitudine, all'estremo nord-ovest del cantone di Vaud, i suoi rigidi inverni le sono valse il soprannome di "Siberia vodese". In capo al piccolo lago che dà il nome alla valle, il comune di Chenit concentra le attività industriali della regione. Marche prestigiose, come Audemars Piguet, Jaeger-LeCoultre, Vacheron Constantin, Blancpain, Patek Philippe e Breguet vi hanno installato i loro impianti di produzione e assemblaggio di orologi. Benvenuti nella culla nell'alta orologeria svizzera. Qui, il prodotto interno lordo pro capite – più di 100'000 franchi nel 2006, data dello studio più recente disponibile – è equivalente a quello di Zurigo. "Facciamo parte delle cinque regioni più dinamiche del Paese", precisa con orgoglio Eric Duruz, responsabile della promozione economica della Valle di Joux. Il boom dell'orologeria svizzera – 22 miliardi di franchi di esportazioni nel 2013, un record –, spinta in particolare dall'appetito di beni di lusso dei paesi emergenti, ha un enorme impatto su questa valle isolata. La produzione di valore è triplicata in un decennio e negli ultimi anni sono stati effettuati investimenti per oltre 100 milioni di franchi. La Valle di Joux oggi conta quasi 7'000 posti di lavoro – contro 5'400 nel 2007 – su una popolazione di 6'600 abitanti, compresi bambini e pensionati. Per far funzionare le fabbriche è necessario importare in massa manodopera. Questa si recluta soprattutto dall'altra parte del confine tra la Svizzera e la Francia, che si trova a meno di 5 km in linea d'aria: circa 4'000 francesi si recano quotidianamente nella Valle di Joux per guadagnarsi il pane. Contin. swissinfo.ch/ita/economia
6 Giugno 2014
Industria svizzera: primo trimestre in crescita
06 giugno 2014 - 10:38 Industria svizzera in crescita nel primo trimestre 2014: stando alle cifre pubblicate oggi dall'Ufficio federale di statistica (UST) la produzione, le nuove commesse e gli ordinativi in portafoglio sono aumentati - su base annua - rispettivamente dello 0,5%, del 4,3% del 3,6%. Perfettamente stabile si è rivelato il giro d'affari. Disaggregando i dati risulta che la produzione è progredita del 3,4% in gennaio, mentre è scesa in febbraio (-0,9%) e marzo (-0,8%). Un'evoluzione simile è stata riscontrata a livello di vendite: dopo il 3,0% di gennaio è seguito il -1,3% di febbraio e il -1,2% di marzo. A livello settoriale e tornando al dato trimestrale l'incremento più marcato, sia sul fronte produttivo che su quello delle vendite, è stato fatto segnare dal segmento fabbricazione di apparecchi elettrici, mentre la contrazione più netta è stata subita dal ramo forniture di energia. sda-ats
28 Maggio 2014
Dopo il Credit Suisse, altre banche svizzere tremano
Le 13 banche svizzere ancora sotto inchiesta negli Stati Uniti perché sospettate di delitti fiscali hanno poche speranze di sfuggire a una severa sanzione, dopo la multa di 2,6 miliardi di dollari inflitta al Credit Suisse. Alcuni pezzi grossi rimangono nel mirino del Dipartimento di Giustizia (DoJ). La Banca cantonale di Zurigo (ZKB) dallo scorso anno è considerata il terzo istituto "troppo grande per fallire" della Svizzera, a causa della sua elevata quota di crediti che offre a privati e aziende all'interno del Paese. La Banca cantonale di Basilea (BKB) gioca un ruolo capitale nei cantoni di Basilea Città e Campagna, mentre Pictet e Julius Bär, che è la terza maggior amministratrice patrimoniale svizzera, sono dei giganti nel settore del private banking. La ZKB ha cessato le attività con clienti negli Stati Uniti alla fine del 2011, ma solo dopo avere accumulato 1,8 miliardi di franchi in attività negli Stati Uniti. Quanto alla BKB si suppone che negli ultimi anni abbia gestito fino a 600 milioni di franchi di averi americani. La multa al Credit Suisse "fungerà da modello per gli altri casi di banche svizzere. Non c'è alcuna base per il calcolo delle multe, quindi viene stabilita piuttosto arbitrariamente dalle autorità statunitensi. Sicuramente anche alle altre banche costerà più di quanto ci si era aspettati", pronostica l'esperto di diritto economico Peter V. Kunz. Sanzione del Credit Suisse Il 19 maggio 2014, il Credit Suisse (CS) ha accettato di pagare una multa di 2,8 miliardi di dollari e di fare un'ammissione di colpevolezza davanti a una Corte federale della Virginia. Alla seconda più grande banca svizzera è stato imposto di versare 1,8 miliardi dollari al Dipartimento di Giustizia USA, 715 milioni di dollari all'autorità di vigilanza bancaria di New York, 196 milioni di dollari all'autorità di vigilanza dei mercati americana (la Securities and Exchange Commission, SEC) e 100 milioni di dollari alla Federal Reserve statunitense (la Fed). È la multa più elevata finora inflitta a una banca svizzera ed è pari a tre volte e mezzo quella inflitta all'UBS nel 2009. Il CS ha anche fatto un'ammissione di colpa, ma non gli viene ritirata la licenza bancaria. Nel corso dei prossimi due anni dovrà presentare i libri contabili della sua gestione patrimoniale all'autorità di vigilanza bancaria di New York. Il notevole inasprimento del perseguimento del DoJ in buona parte può essere spiegato anche dal fatto che il CS e molte altre banche svizzere hanno continuato le pratiche illegali anche dopo la sanzione inflitta all'UBS. Nell'errata convinzione di essere abbastanza lontane dagli Stati Uniti per sfuggire a sanzioni, hanno ripreso clienti americani dell'UBS che hanno evaso le imposte, offrendo loro di metterli al riparo dalle autorità fiscali USA. Un segnale di avvertimento La questione aperta è se qualche altra banca svizzera subirà la stessa sorte della Wegelin, che è stata costretta a dissolversi dopo essere stata condannata da un tribunale penale all'inizio del 2013. Molti osservatori negli Stati Uniti ritengono tuttavia che il DoJ non abbia più alcun interesse a volere scalpi simbolici. La banca Wegelin è stata inchiodata dalla giustizia degli Stati Uniti perché ha deliberatamente agito in flagrante illegalità 'pescando' clienti dell'UBS dopo che questa era stata condannata, afferma l'avvocato fiscalista della Florida, Teig Lawrence. Inoltre, la Wegelin non ha cooperato con gli Stati Uniti quando è stata messa sotto inchiesta, aggiunge il legale americano. In documenti presentati il 19 maggio a un tribunale statunitense, il Credit Suisse è stato anche accusato di distruzione di prove e di ostruzione alle indagini della DoJ. È pure finito nel mirino di una Commissione d'inchiesta del Senato degli Stati Uniti. Essendo la seconda più grande banca svizzera, era un bersaglio ideale da colpire con una sanzione esemplare, quale segnale di avvertimento al resto del mondo. Ma Lawrence ritiene che il Credit Suisse possa essere l'ultimo caso esemplare. Nella formulazione delle dichiarazioni del DoJ l'avvocato intravvede anche delle speranze per le due banche cantonali. Il DoJ ha infatti elogiato le autorità svizzere per i loro recenti sforzi per risolvere il contenzioso sull'evasione fiscale. "Adesso un perseguimento aggressivo di banche di proprietà dello Stato sembrerebbe alquanto contraddittorio. Così si invierebbe un messaggio molto ambiguo alla Svizzera", osserva. "Credo che le banche cantonali probabilmente risolveranno i loro rispettivi casi con accordi di 'non perseguimento penale' (non-prosecution agreement, NPA) o di 'rinvio di perseguimento penale' (deferred prosecution agreement, DFA), a meno che il comportamento di una data banca sia eccezionalmente vergognoso". La reputazione di una banca in materia di sicurezza e affidabilità è capitale. Una vera condanna penale sarebbe una condanna a morte per qualsiasi istituto, poiché i clienti scapperebbero e le licenze potrebbero essere ritirate. Anche un'ammissione di attività criminale senza condanna potrebbe danneggiare irreparabilmente banche più piccole del Credit Suisse.
28 Maggio 2014
La spinta nazionalista rilancia il dibattito europeo
Al di là dello schiaffo subito da alcuni governi nazionali, le elezioni europee hanno contribuito a rilanciare il dibattitto sullo stato dell’unione. E questo grazie soprattutto ai partiti euroscettici, sottolinea il politologo Ioannis Papadopoulos. Dopo lo shock provocato domenica dall’avanzata dell’estrema destra, in particolare in Francia, i dirigenti europei hanno avviato un processo di consultazione per l’assegnazione dei posti chiave nelle diverse istituzioni e determinare le priorità dell’UE per i prossimi cinque anni. Il presidente del Consiglio europeo, il belga Herman Van Rompuy, ne ha dato qualche assaggio: crescita, competitività, impiego, funzionamento della moneta unica, lotta contro il cambiamento climatico, unione energetica, lotta contro l’immigrazione illegale. Professore di scienze politiche all'università di Losanna, Ioannis Papadopoulos analizza i nuovi rapporti di forza in seno all’UE e le possibili ricadute sulla Svizzera. swissinfo.ch: I partiti euroscettici possono essere messi tutti nello stesso paniere? Ioannis Papadopoulos: Negli ultimi anni, gli eurobarometri avevano già rivelato che nell’opinione pubblica l’UE era percepita in modo sempre più negativo, a causa soprattutto della crisi economica. Effettivamente, tra la popolazione c’è un euroscetticismo diffuso o piuttosto uno sguardo critico nei confronti di Bruxelles. In alcuni paesi, le formazioni euroscettiche hanno ottenuto un successo importante alle ultime elezioni. Non in tutti però. In Germania ad esempio non è stato riscontrato un simile fenomeno. Il risultato raggiunto dalla formazione “Alternative für Deutschland” è di lunga inferiore a quello dell’UKIP nel Regno Unito. Inoltre questi partiti non difendono le stesse posizioni. L’UKIP è chiaramente a favore di un’uscita della Gran Bretagna dall’UE, mentre in Francia il Front national è più ambiguo. Il partito di Marine Le Pen è invece più apertamente xenofobo rispetto all’UKIP di Nigel Farage. Queste formazioni politiche non costituiscono una corrente omogenea sul piano europeo. swissinfo.ch: Il messaggio inviato dagli elettori è più che altro ad “uso interno” come in passato oppure è diretto anche all’Unione europea in quanto istituzione? I.P. : Dipende molto dai paesi. In Francia il messaggio è essenzialmente ad uso interno. Nel Regno Unito, l’UKIP non è l’unico euroscettico; anche il partito conservatore e i suoi elettori lo sono. Ci sono poi dei paesi dove la fiducia nelle istituzioni europee è andata scemando con la crisi economica, senza che ciò si sia tradotto in un successo dei partiti nazionalisti di destra. È il caso ad esempio di Portogallo o Spagna. swissinfo.ch: Ma queste elezioni non mostrano un sentimento collettivo di sfiducia nei confronti delle istituzioni europee? I.P. : Sì, ma è un piccolissimo denominatore comune e nel nuovo Parlamento europeo il centro destra e il centro sinistra continueranno a ricoprire un ruolo chiave, anche se hanno perduto seggi. swissinfo.ch: A margine delle elezioni europee, così come del voto del 9 febbraio in Svizzera contro la cosiddetta “immigrazione di massa”, alcune di queste formazioni nazionaliste hanno brandito la bandiera rossocrociata. La Svizzera gioca un ruolo nella crescita dell’euroscetticismo? I.P. : Non credo che la politica svizzera sia talmente conosciuta dall’elettorato europeo da servire da modello. È però vero che alcuni di questi partiti apprezzano il modello elvetico. Ciò detto, anche se i referendum sull’integrazione europea nei paesi membri non sono così frequenti come in Svizzera, sono più numerosi rispetto al passato. E in paesi come la Francia, i Paesi Bassi o l’Irlanda, questi referendum hanno rivelato una popolazione divisa, come quella svizzera. swissinfo.ch: Anche in Europa è in atto una polarizzazione del paesaggio politico come in Svizzera? I.P. : Non credo. Prima di tutto perché alcuni sistemi politici sono bipolari, come in Francia o nel Regno Unito. Inoltre pochi paesi conoscono una forte polarizzazione, le forze principali restano al centro destra o al centro sinistra. Questi partiti hanno perso consensi, ma non in modo drammatico. continua su www.swissinfo.ch/ita/politica
5 Maggio 2014
Sciaffusa, il cantone dove chi non vota è multato
Sciaffusa si distingue da tutti gli altri cantoni della Svizzera per una particolarità: è l'unico – e uno dei pochi luoghi al mondo – in cui il voto non è un solo un diritto, bensì un obbligo, con tanto di sanzione per chi non lo adempie. Una peculiarità che gli sciaffusani difendono a denti stretti. Una tradizione che resiste E questo si riflette nel suo atteggiamento nei confronti del voto. "Il cantone di Sciaffusa è l'unico in Svizzera ad avere ancora l'obbligo di voto sia per le elezioni, sia per le votazioni", dice con fierezza il cancelliere cantonale Stefan Bilger, dal cui ufficio si intravvede la fortezza circolare Munot che data del 16° secolo, un altro simbolo della città. Comune nel 19° secolo, l'obbligo di votare è stato soppresso in tutti gli altri cantoni che ancora lo annoveravano negli anni '70, spiega a swissinfo.ch l'alto funzionario, il cui mandato comprende la vigilanza delle votazioni. L'elettorato di Sciaffusa, invece, ha ripetutamente bocciato le proposte di abolizione. E il parlamento cantonale, il 17 marzo, ha deciso di raddoppiare la multa per chi, senza giusti motivi, non assolve questo dovere politico. L'ammenda passerà a 6 franchi. Benché si tratti di una somma irrisoria, per le autorità e gli abitanti del cantone, essa riveste un valore simbolico. Senso del dovere civico A motivare gli sciaffusani a partecipare al voto, per Bilger, è il senso del dovere civico. Questo è dimostrato dall'elevato numero di elettori che si reca ancora fisicamente alle urne e viceversa alla bassa proporzione di voti per corrispondenza. "La gente vede l'esercizio del diritto di voto come un privilegio e forse anche con un pizzico di orgoglio". www.swissinfo.ch
10 Aprile 2014
Dei Gripen per sorvegliare i cieli svizzeri?
Il recente dirottamento di un aereo civile a Ginevra ha messo in evidenza le lacune dell’aviazione militare svizzera nella sua missione di polizia aerea. Un episodio poco glorioso avvenuto nel mezzo della campagna sull’acquisto dei caccia svedesi Saab Gripen, che però non ha chiuso il dibattito sulla necessità di questa controversa acquisizione. Nella notte del 16 febbraio scorso, un aereo di linea etiope diretto a Roma è dirottato in pieno volo e fa rotta verso la Svizzera. L’aereo è dapprima scortato da velivoli Eurofighter italiani, poi da Mirage 2000 francesi, che lo accompagnano fino al suo atterraggio all’aeroporto di Ginevra. Le forze aeree svizzere, invece, brillano per la loro assenza. La ragione: i caccia svizzeri non volano al di fuori delle ore di ufficio… L’incidente, che fortunatamente si è concluso senza drammi, non ha mancato di suscitare sarcasmo, anche al di fuori delle frontiere nazionali. Quest’episodio non ha tuttavia divertito tutti quanti, in particolare Denis Froidevaux, presidente della Società Svizzera degli Ufficiali. «Questa situazione a Ginevra poteva finire male e oso sperare che faccia aprire gli occhi ai responsabili politici», ha detto alla radio svizzera. Negli anni Novanta i pacifisti e la sinistra hanno tentato, invano, di bloccare l’acquisto di nuovi aerei da combattimento per l’esercito svizzero. Vent’anni più tardi ripartono alla carica per rovesciare la decisione del parlamento di comperare 22 caccia svedesi Gripen. Il popolo svizzero si esprimerà il 18 maggio 2014 sull’intenzione del Dipartimento della difesa di mettere sul tavolo 3,1 miliardi di franchi nei prossimi dieci anni per dotarsi dei Gripen JAS-39, fabbricati dalla svedese Saab. I velivoli, tuttora in fase di sviluppo, sostituiranno la vecchia flotta di Tiger F-5 e dovranno contribuire alla protezione dello spazio aereo elvetico fino al 2050. L’esito della votazione popolare porrà fine a dieci anni di valutazioni tecniche e di discussioni politiche sul parziale rinnovo della flotta aerea dell’esercito svizzero. Lo scorso settembre, le due camere del parlamento hanno dato il loro accordo all’acquisto dei Gripen, malgrado l’opposizione della sinistra e di un piccolo partito di centro. Un’alleanza composta da socialisti, Verdi, Verdi Liberali e dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) ha reagito con il lancio di un referendum, raccogliendo velocemente le firme necessarie per chiamare il popolo alle urne. continuaz. www.swissinfo.ch/ita/politica
10 Aprile 2014
La Svizzera sempre più sola contro tutti
La decisione di Lussemburgo e Austria di introdurre lo scambio automatico di informazioni con gli altri paesi dell’Unione europea ha isolato ancor più la Svizzera di fronte alla crociata mondiale contro il segreto bancario, afferma un esperto della Rete internazionale per la giustizia fiscale (TJN). Intervista. Dopo anni di tira e molla, Austria e Lussemburgo hanno ceduto alle pressioni dell’Unione europea firmando il mese scorso la nuova direttiva europea che regola la tassazione del risparmio dei non residenti. Lo scorso anno, la Svizzera ha dato via libera a negoziati per una revisione dell’accordo sulla fiscalità con l’UE, ha ratificato l’accordo con gli Stati Uniti sulla normativa FATCA. Ora si sta preparando ad adottare il modello dello scambio automatico d’informazioni, elaborato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Markus Meinzer, attivista dell’organizzazione Rete internazionale per la giustizia fiscale, è però convinto che la Svizzera sta ancora lottando per preservare alcuni aspetti del suo segreto bancario. Continuazione su www.swissinfo.ch/ita/economia
13 Marzo 2014
Swiss: balzo in avanti nel 2013
Swiss è tornata a crescere lo scorso anno, malgrado il contesto internazionale difficile. La compagnia aerea, controllata dal gigante tedesco Lufthansa, ha realizzato un risultato operativo pari a 264 milioni di franchi, facendo segnare un balzo del 24% rispetto al 2012. In progressione anche il fatturato, seppure in misura minore, ossia del 3% a 5,17 miliardi di franchi, ha annunciato la società in una nota odierna. La compagnia aerea, che ancora una volta fornisce un importante sostegno alla performance di Lufthansa, attribuisce la crescita della redditività agli sforzi intrapresi in materia di risparmi. Il programma di riduzione dei costi, denominato "Score", ha in effetti contribuito al risultato nella misura di 105 milioni di franchi, che vanno ad aggiungersi ai 49 milioni del 2012. Nell'ambito di questo programma, che nel 2014 dovrebbe produrre ulteriori risparmi milionari "a due cifre", Swiss ha messo in atto non meno di 230 misure. Facendo riferimento al difficile contesto economico per il settore aereo, Swiss ha citato le eccessive capacità di trasporto, l'evoluzione dei tassi di cambio e il prezzo del cherosene. Il coefficiente di occupazione è salito sull'insieme delle linee di 0,8 punti all'83,7%. Nel solo quarto trimestre il risultato di esercizio ha fatto segnare +28 milioni, rispetto allo stesso periodo del 2012, a complessivi 55 milioni, su un volume d'affari in progresso del 3,5% a 1,26 miliardi. Per l'esercizio in corso Swiss prevede un piccolo miglioramento sul piano operativo, sottolineando tuttavia come i tassi di cambio, la situazione geopolitica e l'economia mondiale siano tutti fattori di incertezza. La casa madre Lufthansa ha intanto comunicato di aver subito nel 2013 un calo degli utili netti a 313 milioni di euro (380 milioni di franchi), in flessione del 74,5 rispetto all'esercizio precedente, su un fatturato stabile a 30,03 miliardi. I risultati risentono degli oneri straordinari di ristrutturazione e dei costi per l'installazione dei nuovi posti di business class. L'anno scorso Lufthansa aveva inoltre potuto avvalersi dell'effetto positivo del trasferimento di Austrian Airlines. La compagnia tedesca ha anche annunciato che ripristinerà i dividendi: pagherà 0,45 euro per azione contro gli 0,25 euro versati l'ultima volta nel 2011. Swissinfo
13 Marzo 2014
I nuovi aerei da caccia passano dalle urne
Negli anni Novanta i pacifisti e la sinistra hanno tentato, invano, di bloccare l’acquisto di nuovi aerei da combattimento per l’esercito svizzero. Vent’anni più tardi ripartono alla carica per rovesciare la decisione del parlamento di comperare 22 caccia svedesi Gripen. Il popolo svizzero si esprimerà il 18 maggio 2014 sull’intenzione del Dipartimento della difesa di mettere sul tavolo 3,1 miliardi di franchi nei prossimi dieci anni per dotarsi dei Gripen JAS-39, fabbricati dalla svedese Saab. I velivoli, tuttora in fase di sviluppo, sostituiranno la vecchia flotta di Tiger F-5 e dovranno contribuire alla protezione dello spazio aereo elvetico fino al 2050. L’esito della votazione popolare porrà fine a dieci anni di valutazioni tecniche e di discussioni politiche sul parziale rinnovo della flotta aerea dell’esercito svizzero. Lo scorso settembre, le due camere del parlamento hanno dato il loro accordo all’acquisto dei Gripen, malgrado l’opposizione della sinistra e di un piccolo partito di centro. Un’alleanza composta da socialisti, Verdi, Verdi Liberali e dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) ha reagito con il lancio di un referendum, raccogliendo velocemente le firme necessarie per chiamare il popolo alle urne.
3 Marzo 2014
Novità! Camere, auto, parcheggi: la condivisione nell'era 2.0
Avete bisogno di un passaggio o di un letto in una città straniera? Grazie ai diversi sistemi di condivisione, oggi non c’è nulla di più facile. Molti svizzeri si sono lanciati in quest’avventura 2.0, navigando però spesso in acque legali inesplorate. «Non lo facciamo per denaro… è semplicemente un’occasione per incontrare nuova gente e migliorare il nostro inglese», spiega Elizabeth* che assieme al suo compagno offre ospitalità a chi è di passaggio a Berna. La loro strategia? Un semplice annuncio pubblicato su Airbnb, un’applicazione che facilita la locazione di appartamenti o camere presso privati. Elizabeth stima che l’affitto di una stanza, nel suo appartamento di tre locali, le garantisce un’entrata di 500 franchi al mese, circa un decimo del salario mediano in Svizzera. A livello internazionale, le piattaforme di condivisione come Airbnb sono nate, in parte, come conseguenza della crisi economica che ha spinto la popolazione a trovare soluzioni creative per racimolare qualche centesimo in più. Ma anche in paesi come la Svizzera, dove la crisi non si è fatta particolarmente sentire, la condivisione ha trovato terreno fertile e non solo per ragioni finanziarie. «In Svizzera, la gente partecipa a questi progetti perché vuole fare nuovi incontri e per una questione di stile di vita», afferma Karin Frick, coautrice di Sharity, uno studio sull’economia di condivisione condotto per l’Istituto Gottlieb Duttweiler (GDI). Attraverso un questionario online, il GDI ha chiesto a circa 1100 persone, in Svizzera e in Germania, cosa sono disposte a condividere e per quali ragioni. «Le difficoltà economiche e finanziarie spingono sempre più persone ad optare per la condivisione o il baratto perché da sole non ce la fanno più; per gli svizzeri invece è più una questione ecologica. Si divertono di più a stare in compagnia e il fatto di condividere l’auto li fa star meglio», aggiunge Frick. Per Elizabeth, il sito Airbnb offre una grande opportunità: «Non hai bisogno di andare in vacanza; sono le vacanze che vengono da te». Inoltre, le piace aiutare i turisti a scoprire la Svizzera. Molti di loro, infatti, non potrebbero permettersi di pagare una notte in un albergo. Anche Jasmis Samsudeen si è lanciato di recente in un’avventura simile, dando vita a Park it, un sito che permette di condividere il parcheggio. Dal suo punto di vista, anche se i costi per una start-up sono più alti rispetto ad altri paesi, la Svizzera è il paese ideale per avviare progetti di questo tipo, anche per chi ha poca esperienza. «Altrove non sarei mai riuscito a destare l’interesse di così tante persone. La gente partecipa senza che ci sia forzatamente una ragione monetaria». I grattacapi della condivisione Ciò nonostante, lo scorso settembre la Berner Zeitung ha messo in evidenza le difficoltà alle quali i primi partecipanti al progetto Airbnb hanno dovuto far fronte. Il caso di un inquilino di Berna è emblematico. L’uomo affittava spesso il suo secondo appartamento attraverso il sito Airbnb. Un giorno si è però visto recapitare una lettera dall’amministratore che lo minacciava di sfratto, perché non era stato avvertito del subaffitto dell’appartamento. Il proprietario aveva riconosciuto l’abitazione dalle foto pubblicate nell’annuncio su Airbnb. Malgrado le attività di locazione di Elizabeth siano ben accolte dai vicini, anche Elizabeth non è proprio sicura che il proprietario dell’immobile reagirebbe in modo positivo. Non si preoccupa però più di quel tanto, dato che le sue entrate restano contenute. Di norma, infatti, in Svizzera gli inquilini sono autorizzati a subaffittare il loro appartamento se non aumentano la pigione. Le disposizioni in materia variano però a seconda dei proprietari e delle città. Per questo il governo svizzero ha deciso di analizzare più da vicino la situazione e sta considerando la possibilità di modificare le normative relative ai contratti di affitto. Dal canto suo, l’Associazione svizzera dell’economia immobiliare (SVIT) chiede una «parità di trattamento»: il servizio offerto attraverso Airbnb si situa in una zona grigia e non è sottoposto allo stesso regime fiscale degli hotel o dei classici bed and breakfast. Airbnb sottolinea che spetta ad ogni inquilino assicurarsi di non contravvenire ai termini del contratto di affitto. La società è attualmente impegnata in una causa legale contro la città di New York, che ha richiesto i registi di quasi 225mila iscritti, sospettati di infrangere una legge che vieta il subaffitto per un periodo inferiore ai 29 giorni. A Parigi, il secondo mercato più importante di Airbnb dopo New York, la guerra è iniziata da tempo e di fronte alle pressioni degli albergatori la città sta cercando un modo per adeguare le normative d’affitto. Airbnb e gli altri La società Airbnb è stata fondata nel 2008 a San Francisco. Sul suo sito internet, si definisce come “piattaforma comunitaria di fiducia”. Propone camere di tutti i tipi in 34000 città di 192 paesi. Aibnb registra oltre 9 milioni di viaggiatori, più di 600 castelli e 500'000 appartamenti, si legge sul sito. In Svizzera, secondo la Neue Zürcher Zeitung (NZZ), l’utilizzatore tipo ha in media 39 anni. Due terzi sono donne. Una rapida ricerca su internet per una notte a Zurigo, senza precisare il prezzo, fornisce 354 possibilità di alloggio. A Ginevra, 373. Il pioniere di San Francisco oggi deve far fronte alla concorrenza di piattaforme come Windu e 9Flats. Sempre secondo la NZZ, tutte queste piattaforme si finanziano grazie alle provvigioni imposte agli affittuari. In molti paesi, le autorità si preoccupano del successo del “social travelling”, che sfugge a ogni tassa e imposta. Swissinfo.ch
19 Febbraio 2014
Orari prolungati, s'annuncia battaglia
I negozi al dettaglio dovrebbero potere restare aperti in settimana fino alle 20. Il Consiglio federale ha posto in consultazione una nuova legge in materia, come chiesto dal Parlamento. I sindacati hanno già preannunciato un referendum. Le nuove disposizioni, che riprendono una mozione di Filippo Lombardi (consigliere agli Stati PPD), prevedono la possibilità per i dettaglianti di tenere aperto dalle 6 alle 20 da lunedì a venerdì e dalle 6 alle 19 al sabato. Il progetto, che mira a creare un'uniformità tra cantoni, non riguarda le domeniche, il lavoro serale e notturno.
19 Febbraio 2014
Case secondarie, eccezioni possibili
Il Consiglio federale ha adottato il messaggio sulla legge d'applicazione dell'iniziativa di Franz Weber, che limita la costruzione di case di vacanza. Propone eccezioni per permettere tali edificazioni anche in comuni in cui la soglia del 20% di residenze secondarie è già superata. Viene ammessa la costruzione di nuove abitazioni secondarie con "letti freddi" all'interno di monumenti protetti e di edifici tipici. Il Governo parte dal presupposto che simili costruzioni, in particolare se situate in siti o paesaggi di valore, sono spesso conservabili soltanto in questo modo.
11 Febbraio 2014
Il freno svizzero all'immigrazione inguieta l'Europa
Decidendo di limitare l’immigrazione, la Svizzera ha aperto un dibattito in tutta Europa sugli effetti della libera circolazione delle persone. Secondo molti commentatori, problemi analoghi sono sentiti anche in altri paesi europei e vanno presi sul serio da Bruxelles, ma l'UE non può rinunciare al principio di solidarietà. “Un doppio schiaffo a Bruxelles”, così la Repubblica interpreta la decisione del popolo svizzero di porre freno all’immigrazione. Il primo è “nel merito della questione”. “Un milione e duecentomila cittadini europei, di cui quasi trecentomila italiani, attualmente lavorano in Svizzera. A questi bisogna aggiungere più di duecentomila 'frontalieri', pendolari che ogni giorno ne varcano le frontiere. Per popolazione, è come se fosse il ventiquattresimo stato dell’Unione, superiore all’Estonia. Questo esercito di nuovi emigrati sarà d’ora in poi sottoposto a un regime di quote su cui Bruxelles non avrà voce in capitolo”. “Il secondo schiaffo che arriva dal referendum elvetico è di tipo politico. Ed è quello che fa più male. Alla vigilia di elezioni europee in cui si prevede un’onda di piena dei partiti populisti, anti-europei e anti-sistema, il voto svizzero ha fornito un assaggio eloquente di quello che verosimilmente ci aspetta”, avverte l’editorialista Andrea Bonanni. “Se l’Europa si dovesse avviare sulla stessa strada, segnerebbe inesorabilmente la propria fine. Un continente che si è ricostruito sulle ceneri del dopoguerra proprio grazie all’immigrazione di massa e che della libera circolazione di beni e persone ha fatto la propria bandiera e la propria ragion d’essere, non potrebbe sopravvivere se la paura dello straniero dovesse diventare il suo sentimento politico prevalente”. Di Armando Mombelli, swissinfo.ch
10 Febbraio 2014
Studi clinici: verso una maggiore trasparenza?
Di fronte all'inarrestabile spirale dei costi sanitari, autorità, medici e pazienti contano più che mai sull'integrità degli studi clinici per valutare l'efficacia di nuove costose terapie. Ma cosa succede se i risultati di certi studi sono falsati? Per premunirsi nell'eventualità di dover combattere un'epidemia di influenza, i governi di tutto il mondo accumulano scorte di Tamiflu, il farmaco antivirale della Roche, in quantità pari a miliardi di dollari. Eppure i medici non possono essere sicuri che questo medicamento impedirebbe un'epidemia, perché la multinazionale basilese per anni ha rifiutato di divulgare i dati degli studi. Continuazione www.swissinfo.ch/ita/scienza_e_tecnologia
10 Febbraio 2014
Un voto di sfiducia nei confronti del governo
Governo e partiti di centro-sinistra hanno trascurato troppo a lungo le paure e i problemi suscitati dalla libera circolazione delle persone: così la stampa elvetica spiega in buona parte il “sì” all’iniziativa contro l’immigrazione di massa, che minaccia ora i rapporti tra la Svizzera e l’UE. Libera circolazione delle persone Entrato in vigore gradualmente dal 2002, l’accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE figura tra i punti fondamentali del primo pacchetto di trattati bilaterali. Questo accordo garantisce ai cittadini svizzeri e a quelli dell’UE il diritto di lavorare e risiedere in ognuno dei paesi firmatari. Il popolo svizzero si è già espresso tre volte su questioni relative alla libera circolazione delle persone. Nel maggio 2000, gli accordi bilaterali I sono stati approvati da una chiara maggioranza di cittadini. Nel 2005, il popolo elvetico ha accettato di estendere gli accordi ai 10 paesi che hanno aderito nel 2004 all’UE. Nel 2009 è stata accettata anche l’estensione dell’accordo ai due nuovi membri dell’UE, la Romania e la Bulgaria. I rapporti tra la Svizzera e l’UE sono regolati da una ventina di accordi bilaterali e da un centinaio di altri trattati. In caso di disdetta di un accordo, tutto il pacchetto di trattati bilaterali rischia di cadere. Colossale voto di sfiducia Il verdetto delle urne di questa domenica è stato “un colossale voto di sfiducia”, ritiene l’Aargauer Zeitung, chiedendosi “come è possibile che un solo partito riesca ad avere la meglio si tutti gli altri? Soprattutto che questa volta le organizzazioni economiche e i sindacati hanno combattuto mano nella mano. E con loro tutti i partiti di centro e di sinistra, i governi cantonali, i dirigenti aziendali. Se una coalizione così grande pone tutto il suo peso sulla bilancia e poi perde, ciò evidenzia una crisi di fiducia”. Dal profilo politico è il governo a dover assumersi la responsabilità per questa perdita di fiducia, prosegue il foglio argoviese. “Prima della votazione sulla libera circolazione delle persone nel 2002 aveva respinto l’ipotesi di un aumento dell’immigrazione – le cose sono andate però diversamente. Poi ha ignorato il malcontento della popolazione – eppure la votazione sui minareti e sull’iniziativa Minder avrebbero dovuto servire da campanello di allarme. Solo poche settimane prima della votazione il governo ha limitato l’accesso al sistema sociale per gli immigrati – ciò che avrebbe già potuto fare da molto tempo”. Disagio quotidiano Da parte sua, La Regione si sforza invece di trovare le ragioni del massiccio sì accordato nel Canton Ticino all’iniziativa dell’UDC: “Nell’urna il popolo sovrano, quello ticinese in prima linea, ha voluto segnalare il concreto disagio vissuto nel quotidiano dai residenti. Soprattutto per gli effetti sul mercato del lavoro generati dalla libera circolazione delle persone, con la sostituzione della manodopera indigena a favore di quella estera e un derivante fenomeno di dumping che le misure fiancheggiatrici non hanno attenuato”. “Il tutto”, aggiunge il giornale ticinese, “è avvenuto ad una velocità molto alta che non ha dato il tempo al sistema sociale di respirare. Sicché, quando un Paese è messo in così poco tempo così tanto sotto pressione, non deve stupire se i cittadini tirano il freno a mano a loro disposizione. È il nostro (invidiato) sistema a democrazia diretta. Il messaggio uscito dalle urne è ora chiaro: trovate un’altra strada, questa è troppo dolorosa, la crescita economica non è tutto”. Continua lettura www.swissinfo.ch/ita/politiva
15 Novembre 2013
Dibattito focalizzato su valori superati dalla realtà
La contrapposizione tra il modello di famiglia con le madri casalinghe e quello con le madri attive professionalmente è al centro di accesi dibattiti politici in Svizzera. Per il politologo Michael Hermann, si discute su una “vecchia visione romantica” sempre più lontana dalla realtà. La scintilla che ha fatto divampare le discussioni è un’iniziativa popolare dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), su cui l’elettorato si pronuncerà il 24 novembre. Essa chiede una deduzione fiscale per i genitori che accudiscono personalmente i figli "almeno equivalente" a quella accordata ai genitori che li affidano alla custodia di terzi. Combattuta da tutti gli altri partiti rappresentati nel parlamento federale, ad eccezione di quello evangelico e di una forte minoranza del Partito popolare democratico (PPD), nel primo sondaggio dell’istituto gfs.bern, alla metà di ottobre, l’iniziativa raccoglieva a sorpresa un sostegno del 64%. Gli avversari si sono mobilitati per invertire la rotta e il dibattito si è focalizzato sui modelli di famiglia. Gli oppositori dell’iniziativa UDC sostengono che essa promuoverebbe quello tradizionale, che rimanderebbe le madri al focolare domestico. Al contrario, i sostenitori dell’iniziativa affermano che così le madri potrebbero scegliere liberamente se continuare a lavorare o se occuparsi dei figli a tempo pieno. Differenze culturali In un’analisi per conto del settimanale SonntagsZeitung, Michael Hermann ha evidenziato con cifre concrete le differenze tra le regioni linguistiche della Confederazione circa l’attività delle madri. La quota delle madri casalinghe nella Svizzera tedesca è del 25,1% e nella Svizzera francese del 19,7%. Quella delle mamme che lavorano a tempo pieno o quasi (dal 70% in su) è del 24,4% nella prima e del 41,1% nella seconda. Singolare la situazione in Ticino, dove le proporzioni sono del 37,1% per le mamme massaie e del 26,4% per le madri con un’attività professionale dal 70% in su. Continuazione su www.swissinfo.ch/ita/politica
4 Novembre 2013
La democrazia diretta affronta la sfida digitale
Il futuro della democrazia diretta elvetica è elettronico e globale. Il governo mira all’introduzione dell’e-voting su scala nazionale, con gli svizzeri all’estero a fare da apripista. Un processo graduale nel quale la sicurezza è preponderante. Ma le opposizioni non mancano. Il governo svizzero non ha più dubbi: il bilancio di oltre dieci anni di prove di voto tramite internet, di cui più di un centinaio solo a livello federale, lo ha convinto che questa è la via giusta per rispondere alle future aspettative dell’elettorato in materia di diritti popolari. “L’introduzione del voto elettronico è la conseguenza logica e naturale dell’evoluzione sociale avvenuta negli ultimi decenni nel settore della comunicazione e della trattazione di diversi affari”, osserva l’esecutivo federale nel suo rapporto sull’e-voting, pubblicato in giugno. Sulla scorta dell’esperienza acquisita nei tredici cantoni che hanno finora partecipato a questo progetto pionieristico, il governo ha deciso di avanzare in direzione di una diffusione capillare del voto elettronico. Un piano da concretizzare gradualmente, “privilegiando la sicurezza, senza forzare i tempi”, con la collaborazione volontaria dei cantoni, nel pieno rispetto del federalismo. La Svizzera si situa così all’avanguardia a livello internazionale nel voto via internet. Finora, infatti, solo l’Estonia lo ha definitivamente introdotto per le elezioni legislative. PRINCIPALI PAESI DI RESIDENZA Gli svizzeri all'estero PRINCIPALI PAESI DI RESIDENZA DEGLI SVIZZERI DELL'ESTERO Alla fine del 2012 più di uno svizzero su dieci viveva all’estero. Dal 1980 ad oggi, il numero di espatriati è raddoppiato. La maggior parte vive in Europa, anche se molti dei nuovi emigranti privilegiano l’Asia. [...] Società Svizzeri all'estero Tracce svizzere in Italia Continua su www.swissinfo.ch/ita/politica
13 Settembre 2013
Risanamento San Gottardo, messaggio trasmesso al Parlamento
13 settembre 2013 - 10:52 Per garantire il collegamento stradale tra il Ticino e il resto della Svizzera durante i lavori di risanamento della galleria autostradale del San Gottardo occorre costruire un secondo tubo. Anche in futuro sarà comunque disponibile una sola corsia per senso di marcia. È quanto prevede il messaggio sulla modifica della Legge federale concernente il transito stradale nella regione alpina (LTS) inviato oggi dal Consiglio federale al Parlamento. Concretamente, dopo la costruzione della seconda canna e al termine del risanamento di quella attuale, in ogni tubo ci saranno una corsia di marcia più una d'emergenza. Tale disposizione verrà inserita in un nuovo articolo nella LTS. L'utilizzo temporaneo di più corsie, ad esempio durante il periodo vacanziero, è esplicitamente vietato. In questo modo, spiega il governo, l'articolo sulla protezione delle Alpi presente nella Costituzione viene rispettato. Anche in futuro sarà inoltre possibile attraversare la galleria del San Gottardo senza pagare uno specifico pedaggio. Introducendo un balzello supplementare si creerebbe una disparità di trattamento dei residenti e ci sarebbe uno spostamento del traffico su tratte non soggette a pagamento. Per questo motivo il governo vuole che l'utilizzo delle strade pubbliche rimanga in linea di massima esente da pedaggi. sda-ats
13 Settembre 2013
Il cielo si schiarisce (un po') per il Gripen
La camera bassa del parlamento ha accettato mercoledì di liberare i 3,1 miliardi di franchi necessari all’acquisto di 22 Gripen. Non è tuttavia ancora certo che gli aerei da combattimento dell’azienda svedese Saab voleranno davvero nei cieli svizzeri. I suoi detrattori hanno già annunciato il lancio di un referendum. Come previsto, l’acquisto dei nuovi aviogetti da parte dell’esercito svizzero ha suscitato un acceso dibattito alla Camera del Popolo (Consiglio nazionale). Dopo un’intensa mattinata di discussioni, la camera bassa del parlamento ha accettato, con 114 voti favorevoli e 70 contrari, di liberare i 3,126 miliardi di franchi necessari. L’opposizione è venuta principalmente dalla sinistra, ma pure dai Verdi liberali. Malgrado alcune reticenze, la destra ha dal canto suo sostenuto in blocco il ministro della difesa Ueli Maurer. Continuazione swissinfo.ch/ita/politica
7 Settembre 2013
L'eredità dello psichiatra trascurata nella nativa Svizzera
Le teorie dello svizzero Carl Gustav Jung, uno dei principali fondatori della psicologia moderna, suscitano oggigiorno maggiore interesse all'estero che in patria. Lo Jung Institute di Zurigo figura tra i pochi in Svizzera che cercano di salvaguardare e far conoscere il pensiero dello psichiatra. In Svizzera non vi è nessuna cattedra universitaria consacrata alla psicologia junghiana. Lo Jung Institute di Zurigo, è uno dei pochi luoghi dove viene ancora insegnata. I corsi di questo istituto privato, che attirano studenti e professionisti svizzeri e stranieri, sono visitati anche da persone che non lavorano nel campo della psicoterapia, ma che sono semplicemente alla ricerca di un significato più profondo della vita. (Raffaella Rossello, swissinfo.ch - SRF.ch)
7 Settembre 2013
Diffidenza e divisioni nella lotta all'evasione fiscale
La Svizzera è pronta ad intavolare negoziati con l’UE per giungere ad una soluzione dell’annosa vertenza fiscale. Il governo svizzero non intende però aderire allo scambio automatico d’informazioni, almeno fino a quando non verrà esteso a tutte le giurisdizioni fiscali. Il governo svizzero dovrebbe avviare prossimamente negoziati formali con l’UE per sostituire l’attuale accordo sulla fiscalità dei risparmi, in vigore dal 2005, con un sistema più efficiente di lotta contro la frode fiscale, basato sullo scambio automatico d’informazioni tra le rispettive autorità fiscali. Bruxelles sta premendo da anni affinché anche la Svizzera aderisca alla nuova direttiva adottata nel dai paesi membri dell’UE, che mira a colmare dal 2015 le numerose lacune rimaste nell’imposizione dei redditi del risparmio. Si preannuncia grande battaglia, anche perché i negoziati si svolgono in un clima di diffidenza, in cui diversi paesi europei si sospettano l’un l’altro di tentare di sfuggire alle nuove regolamentazioni. L’evasione fiscale è stata favorita negli ultimi decenni da un labirinto di trust, aziende offshore e prodotti assicurativi, sorti approfittando delle scappatoie fiscali che sussistono nelle legislazioni nazionali. Mentre l’attuale accordo fiscale copre solo poche forme di risparmio, la nuova direttiva dell’UE si estende a diverse altre fonti di reddito, tra cui anche le rendite pensionistiche, i dividendi delle azioni e gli introiti provenienti dalla vendita di immobili. Continuazione www.swissinfo.ch/ita/politica
3 Luglio 2013
A cosa servono le graduatorie sulla competitività?
Le classifiche internazionali sulla competitività stilate dall’IMD di Losanna sono considerate un indicatore importante dello stato economico di un paese. Il fatto che potenze economiche come la Cina non figurino però nella Top 10 suscita qualche interrogativo tra gli esperti. Dopo un quarto di secolo, la classifica sulla competitività elaborata dall’Institute for Management Development (IMD) di Losanna è diventata un obiettivo ambito da tutti i paesi del mondo. Raggiungere il primo posto equivale a una sorta di Oscar del mondo degli affari. Un passo nella giusta direzione può convincere delle aziende a investire nel paese. Il rituale si è ripetuto poche settimane fa, quando è stata pubblicata la graduatoria 2013. Paesi come l’Irlanda, gli Emirati Arabi Uniti o l’Ucraina hanno celebrato la loro progressione, mentre quelli che sono scivolati indietro di qualche posizione si sono fatti fustigare dalla stampa locale. Per Simon Evenett, professore di commercio internazionale e di sviluppo economico all’Università di San Gallo, questo genere di classifiche è da prendere con le pinze. «Nessuno è d’accordo sulla definizione di competitività nazionale», osserva. «Le classifiche dell’IMD si basano su fattori che favoriscono la competitività, che non tutti condividono». I tempi cambiano Nel 1989, quando fu stilata per la prima volta, la lista comprendeva 32 paesi. Oggi ne elenca 60. La graduatoria si basa su 333 criteri. I dati provengono per due terzi da cifre di organizzazioni internazionali e istituzioni private e per un terzo da ricerche e sondaggi tra i leader d’opinione. «All’inizio, quando si parlava di competitività, tutti pensavano alla competitività delle aziende», spiega Stéphane Garelli, direttore e fondatore dell’IMD World Competitiveness Center. «Il concetto di competitività applicato alle nazioni era ancora inesplorato». L’IMD definisce la competitività come uno «strumento per la prosperità», osserva Garelli. «In altre parole il modo in cui i paesi si gestiscono per diventare più ricchi». Visto da Ginevra e da Zurigo Per le organizzazioni che si occupano di promuovere le regioni svizzere ed attirare investimenti stranieri, l’indice dell’IMD, così come altre classifiche, ad esempio quella del World Economic Forum, sono strumenti interessanti. «Analizziamo i dettagli di queste graduatorie quando un investitore è interessato a un punto in particolare, come le pratiche in materia di assunzione e di licenziamento o le capacità innovative», osserva Philippe Monnier, direttore della Greater Geneva Bern Area, l’organo di promozione economiche di alcuni cantoni della Svizzera occidentale. Per Sonja Wollkopf Walt, direttrice della Greater Zurich Area, l’IMD è considerato un istituto «imparziale e che gode di grande credibilità». Particolarmente apprezzabile è il fatto che la classifica si basi sia su elementi quantitativi che qualitativi, ad esempio le interviste aziendali. La Greater Zurich Area utilizza il ranking come strumento di riferimento e di marketing. Uno dei desideri di Sonja Wollkopf Walt è di avere una simile classifica anche per delle regioni, al fine di poter paragonare differenti aree metropolitane. Continua www.swissinfo.ch/ita/economia
3 Luglio 2013
Salvare le informazioni da occhi indiscreti
Le lastre grigie del centro dati della Swisscom alla periferia di Berna sono in grado di proteggere il patrimonio digitale dei clienti da bombe, terremoti e dall’impatto di un aereo. È una delle ragioni del crescente interesse per questo genere di servizi. L’edificio di cemento serve anche a salvaguardare le informazioni sensibili di banche e altri clienti dallo sguardo curioso delle spie di governi esteri o dei concorrenti. «Fiducia» è la parola d’ordine dell’industria svizzera per la protezione dei dati, un settore in espansione che si sta ritagliando una nicchia lucrativa a livello mondiale. Le recenti rivelazioni sulle attività di spionaggio degli Stati uniti, insieme alle informazioni su analoghe azioni da parte delle autorità cinesi, hanno fatto aumentare nell’opinione pubblica la consapevolezza dei pericoli cui sono esposti i dati online. Il mondo dell’economia ne è cosciente da anni. Nel centro di dati della Swisscom a Zollikofen, nel canton Berna, non sono stati lesinati gli sforzi per proteggere i dati da qualsiasi forma di minaccia. Sei potenti generatori diesel sono sempre pronti a entrare in funzione nel giro di 15 secondi per fornire energia a tutto il centro in caso di black-out. Migliaia di videocamere, sensori di calore e infrarossi sono in grado di scoprire chiunque riesca a superare le rigide misure di controllo all’entrata. Il personale è ridotto al minimo, i server funzionano autonomamente. Le domande sulle tecniche di criptaggio dei dati vengono respinte con un cortese ma fermo «no comment». La stabilità politica, la tradizionale riservatezza e le leggi severe sulla protezione dei dati contribuiscono alla crescente reputazione della Svizzera come forziere internazionale di dati informatici. A differenza degli USA, lo stesso governo svizzero avrebbe bisogno dell’approvazione di un tribunale per ogni singola richiesta di dati. «Sempre più spesso i clienti vogliono affidare i loro dati a un paese dove c’è certezza del diritto», osserva Bruno Messmer, capo del settore Sourcing Consulting della Swisscom. «In futuro, questo sarà uno dei più forti argomenti di vendita della Svizzera». continuaz. vedi www.swissinfo.ch/ita/scienza
2 Maggio 2013
Chi deve eleggere il governo svizzero?
Di Sonia Fenazzi, swissinfo.ch 02 aprile 2013 - 11:00 L’elezione del governo federale da parte del parlamento, nel sistema elvetico di democrazia diretta, è un’anomalia che va corretta o un’eccezione che va preservata? La risposta uscirà dalle urne il 9 giugno, quando gli svizzeri voteranno sulla proposta di trasferire questo compito al popolo. La riforma sottoposta a scrutinio federale il 9 giugno è una sorta di rivoluzione per la Svizzera. Essa modificherebbe delle modalità di elezione rimaste invariate dal 1848, ossia dalla nascita dello Stato federale. In passato due iniziative che chiedevano di far eleggere l’esecutivo elvetico dal popolo, invece che dalle Camere federali, sono naufragate nelle urne. L’ultima risale al 1942. All’epoca era una rivendicazione del Partito socialista, che era escluso dal governo nonostante avesse il maggior numero di seggi nella Camera del popolo. Adesso è l’Unione democratica di centro (UDC) che torna alla carica. Le ragioni che hanno spinto la formazione conservatrice di destra a lanciare, nel 2010, l’iniziativa “Elezione del Consiglio federale da parte del popolo” sono simili a quelle che avevano mosso i socialisti circa 70 anni prima. La decisione è stata presa in seguito all’estromissione dal governo, nel 2007, di Christoph Blocher, grande figura carismatica dell’UDC. Di Sonia Fenazzi, swissinfo.ch 02 aprile 2013 - 11:00 continuazione Swissinfo.ch/ital/politica
18 Febbraio 2013
Progetto svizzero riceverà 1 miliardo di euro dall’UE
Il “Progetto Human Brain" del Politecnico federale di Losanna diventerà uno dei due obbiettivi primari di ricerca scientifica dell’UE. Riceverà 1 miliardo di euro per riunire tutte le conoscenze disponibili per lo studio del cervello. Assieme al "Progetto grafene" condotto dall’Università di Gotemburgo, in Svezia, il "Progetto Human Brain" (BPH) è stato selezionato, tra 26 candidati, nell’ambito del programma europeo “Tecnologie future e emergenti” (“Future and Emerging Technologies”, FET). Con questo programma la Commissione europea intende promuovere progetti ambiziosi e ad ampio raggio nel settore strategicamente importante delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. L'obiettivo principale di BPH è la simulazione computerizzata del cervello umano, da cui ci si aspettano importanti progressi nelle neuroscienze, nella medicina, nelle scienze sociali, nonché nella tecnologia dell'informazione e nella robotica. Il progetto mira a riunire tutte le conoscenze sul cervello, allo scopo di ricostituirlo, pezzo per pezzo, tramite modelli informatici. In tal modo sarà possibile migliorare la sua comprensione e far progredire lo studio delle malattie neurologiche. Al progetto, coordinato dal neuroscienziato Henry Markram del Politecnico federale di Losanna, parteciperanno ottantasette istituti di ricerca europei e internazionali. Per quanto riguarda gli svizzeri, vi figurano anche l'Ospedale universitario di Losanna, il Politecnico federale di Zurigo, l'Università di Berna, l'Università di Zurigo e l'IBM Research GmbH. Lo specialista di neuroscienze Henry Markram del Politecnico federale di Losanna (Keystone)
27 Gennaio 2013
L'élite si reca a Davos, il pianeta marcia sul posto
I leader mondiali si incontrano al Forum economico di Davos (WEF) dopo un anno caratterizzato da una stagnazione politica ed economica. Nella località grigionese discuteranno dei “soliti” problemi irrisolti. I problemi rimangono «Anche se si percepisce un leggero dinamismo, i governi e le aziende stanno mostrando una grande reticenza al cambiamento», afferma a swissinfo.ch Michael Baumgartner, che si occupa del dossier “Responsabilità delle aziende” presso Greenpeace Svizzera. «Se semplicemente le aziende la smettessero di causare alcuni tra i principali problemi sociali ed ecologici del pianeta, noi non dovremmo tentare di risolverli. Si può giungere a soluzioni soltanto partendo dal basso, con gente che fa sentire la propria voce», ritiene Baumgartner. Nel 2012, il pianeta sembra aver marciato sul posto dal profilo economico e politico. Nonostante le rivoluzioni della primavera araba, che due anni fa hanno dominato l’agenda di Davos, in Libia, in Egitto e soprattutto in Siria continuano a sussistere enormi problemi. L’anno scorso, l’economia mondiale ha segnato una crescita del 2,3%, indica la Banca mondiale. Ma i motori della crescita, in particolare la Cina, hanno subito un rallentamento. L’Unione europea è sempre confrontata con la crisi del debito, mentre i politici negli Stati Uniti continuano a bisticciare tra loro in un momento in cui il paese si sta dirigendo verso l’insolvenza. Tra le grandi banche, in Svizzera come all’estero, gli scandali finanziari sono all’ordine del giorno. E il Global Risks Report del WEF pubblicato a inizio gennaio evidenzia un accresciuto rischio di catastrofi ambientali, visto che alcuni paesi hanno tralasciato gli impegni ecologici per focalizzarsi invece sulla crescita economica. Il paese più stabile del mondo In quanto nazione ospitante del forum, la Svizzera è considerata da più parti un esempio di come si può resistere ai contraccolpi. A differenza della maggior parte dei paesi più avanzati, l’economia elvetica ha infatti resistito relativamente bene alla crisi. Nel 2013 dovrebbe crescere dell’1,3% (nell’eurozona si prevede invece una leggera contrazione). Il tasso di disoccupazione dovrebbe dal canto suo rimanere a un livello decisamente più basso rispetto agli altri paesi. Nel suo recente libro Antifragile, il guru dell’economia Nassim Nicholas Taleb ha definito la Svizzera il paese più stabile al mondo. Ciononostante, la Confederazione continua ad essere confrontata con molti dei problemi evocati nel rapporto del WEF. Lavorare insieme La crescente disparità dei redditi è stata all’origine di un’iniziativa “contro le retribuzioni abusive”, sulla quale l’elettorato elvetico si esprimerà il prossimo 3 marzo. Il Barometro delle apprensioni del Credit Suisse, pubblicato nel dicembre dell’anno scorso, evidenzia che il principale timore della popolazione svizzera è la perdita del posto di lavoro. I ripetuti scandali della banca UBS, oltre alle persistenti vertenze fiscali, hanno poi alimentato i dubbi sulla capacità del settore finanziario di resistere agli urti. L’industria è invece inquieta per le conseguenze di regole ancor più severe. «Per gestire i rischi bisogna innanzitutto assumerli. I leader devono essere più innovativi e coraggiosi», ha detto ai giornalisti Lee Howell, direttore generale del WEF, nella sede dell’organizzazione a Cologny, nel canton Ginevra. Il messaggio implicito è chiaro: per risolvere i problemi, i leader politici ed economici devono lavorare insieme, invece di continuare ad agire per i loro interessi. Matt Allen, swissinfo.ch
3 Gennaio 2013
«Dobbiamo trovare delle soluzioni e le troveremo»
La Svizzera non deve lasciarsi mettere sotto pressione dall'Unione Europea, ma deve mantenere un'ampia libertà di manovra, osserva il presidente della Confederazione Ueli Maurer. «L'UE ha interessi tangibili in Svizzera e viceversa». swissinfo.ch: Tra le sue priorità di politica interna figura il rafforzamento della coesione nazionale. Quali misure pensa di prendere concretamente? U.M.: Malgrado gli interessi divergenti che esistono in Svizzera, siamo tutti cittadini dello stesso paese. Dobbiamo rafforzare questo sentimento comune: ci sono molte più cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. Spesso vengono messe in evidenza soltanto le divergenze, ma in realtà si potrebbero rilevare anche i punti in comune. In quanto presidente della Confederazione ho la possibilità di mettere l'accento sugli eventi federatori. I Giochi olimpici invernali, ad esempio, potrebbero essere un grande progetto per la Svizzera, per il quale vale la pena impegnarsi indipendentemente dagli interessi, dall'appartenenza partitica o linguistica. Bisogna però essere realisti. In un anno da presidente, non si può certo fare dei grandi cambiamenti, né in Svizzera né a livello internazionale. Personalmente non ho molto margine di manovra, la mia agenda è già praticamente piena. swissinfo.ch: In un suo recente discorso, ha rimesso in questione – seppure indirettamente – gli accordi bilaterali tra Svizzera e Unione Europea. Quale direzione dovrebbero prendere, secondo lei, le relazioni tra Berna e Bruxelles? U.M.: L'unica via percorribile è quella bilaterale. Dobbiamo prendere il tempo necessario, senza farci mettere sotto pressione. Più la relazione con l'Unione europea si fa stretta e più è necessaria prudenza nell'esame degli accordi. Sono dell'opinione che in nessun caso la pressione sia tale da spingerci a prendere decisioni senza riflettere. La cosa più importante è che la Svizzera riesca a mantenere la più ampia libertà di manovra possibile. In tal senso, non credo di avere una posizione fondamentalmente diversa da quella dei miei colleghi di governo. Nessuno vuole aderire all'UE. Tutti vogliamo raggiungere dei buoni accordi per la Svizzera. Forse la mia opinione è più radicale, ma non c'è una differenza sostanziale rispetto agli altri consiglieri federali o alla maggioranza politica del paese. swissinfo.ch: L'industria d'esportazione ha un interesse vitale per il mercato unico europeo. Con l'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa", il suo partito mette in gioco anche la libera circolazione delle persone. Non ha paura di eventuali sanzioni o ripercussioni negative per l'economia svizzera? U.M.: No. Nel mondo economico è il più forte a prevalere. L'UE ha interessi tangibili in Svizzera e viceversa. Prendiamo l'ipotesi – puramente teorica – che l'UE decida di limitare l'accesso al suo mercato e che la Svizzera, quale contromisura, imponga restrizioni nel settore dei trasporti. Sarebbe inimmaginabile. Berna e Bruxelles sono strettamente legate e devono cercare sempre soluzioni comuni. Ed è ciò che faremo.
15 Novembre 2012
La grande svolta energetica tra dubbi e speranze
La fine dell’era nucleare porterà ad una profonda trasformazione del sistema energetico svizzero. La Strategia energetica 2050, proposta dal governo, suscita però molti interrogativi: irrealistica per i difensori del nucleare e troppo lenta per i sostenitori delle nuove fonti rinnovabili. Sarà il cantiere del secolo per la politica svizzera. Ma anche per l’economia e la società. La nuova strategia energetica, innescata dalla catastrofe nucleare di Fukushima, sarà realizzata a tappe sull’arco di diversi decenni e impegnerà due o tre generazioni di politici. A livello economico, centinaia di miliardi di franchi saranno necessari per attuare i risparmi energetici, sviluppare le energie rinnovabili, modernizzare l’infrastruttura e chiudere gli impianti atomici. La trasformazione del sistema energetico nazionale farà sorgere nuove aziende cleantech (tecnologie pulite) e nuovi posti di lavoro, mentre per i tre colossi dell’elettricità, che controllano gli impianti nucleari, si prospettano pesanti tagli. Nuove tasse energetiche, sostegni finanziari per gli impianti privati, risanamenti di edifici, elettrificazione del traffico motorizzato, standard di efficienza energetica per apparecchi e lampade: la svolta energetica toccherà in un modo o nell’altro tutti i cittadini. Migliaia di nuovi impianti solari, eolici e geotermici spunteranno su tutto il territorio, modificando il volto del paese. Consumi dimezzati Questi gli scenari che si delineano in base alla Strategia energetica 2050, posta in consultazione dal governo a fine settembre. In attesa del progetto definitivo, i contorni rimangono ancora vaghi, ma per il governo una cosa è sicura: la Svizzera sarà in grado di coprire il proprio fabbisogno di energia elettrica senza centrali nucleari, ma occorreranno “grandi sforzi” e un “cambiamento di mentalità”. Concretamente, la strategia del governo mira a quasi dimezzare entro il 2050 il consumo totale di energia, attraverso una lunga serie di misure volte a migliorare l’efficienza energetica di edifici, industrie, trasporti, apparecchi e centrali elettriche. I risparmi toccheranno soprattutto i combustibili fossili importati, mentre la produzione domestica di elettricità diminuirà solo leggermente. L’energia atomica sarà compensata quasi interamente dalle nuove energie rinnovabili (solare, eolica, ecc.). La svolta energetica ha ricevuto il sostegno dei partiti di centro e di sinistra, come pure delle organizzazioni ambientaliste. “Stiamo andando nella direzione giusta, soprattutto per quanto concerne l’abbandono del nucleare, la riduzione della dipendenza dal petrolio e i risparmi energetici”, dichiara Eric Nussbaumer. Continua su www.swissinfo.ch/ita/politica
2 Settembre 2012
Attivo da trent’anni a livello internazionale
La Fondazione Villaggio Pestalozzi non gestisce soltanto il paese per bambini a Trogen, nel canton Appenzello Esterno. Da trent’anni è anche impegnata nello sviluppo e nella cooperazione in altre parti del mondo. Prossimamente festeggerà questo importante anniversario. Il villaggio per bambini Pestalozzi di Trogen è conosciuto in Svizzera per essere stato dal 1946 la dimora per i bambini provenienti dagli Stati coinvolti nella Seconda guerra mondiale (vedi dettagli a fianco). Oggi, le case ospitano bambini e giovani con un background migratorio, figli di rifugiati o emigranti che hanno trovato asilo in Svizzera. Meno noto è invece l’impegno della fondazione in progetti di sviluppo all’estero. Nel 1982, la fondazione ha deciso di riorientare il suo contributo a favore dei bambini meno fortunati. Già negli anni Settanta, i responsabili si sono accorti che i bambini di Stati del Sud, accolti nel villaggio in Svizzera, raramente ritornavano nella loro patria. Dopo aver trascorso l’infanzia a Trogen si sentivano stranieri nel paese d’origine e a casa in quello d’adozione. All’inizio degli anni Ottanta, dopo un lungo periodo di siccità in Africa orientale, la fondazione ha deciso di sostenere sul posto i bambini e di non sradicarli dalla loro terra. Ben presto questa strategia di aiuto allo sviluppo è stata estesa anche ad altri paesi. Sostenere coinvolgendo La fondazione è presente, per esempio, in Etiopia, uno dei dodici paesi in quattro continenti dove continua a sostenere organizzazioni partner. Sta invece rivalutando il suo impegno in Eritrea, dove vige una politica molto restrittiva nei confronti delle organizzazioni non governative. Grazie al fatto che la fondazione è attiva in tre Stati confinanti con l’Eritrea, le esperienze acquisite negli scorsi anni non andranno perdute. «Teniamo d’occhio altri progetti in Etiopia e Tanzania», spiega Carmen Meyer, responsabile di progetto per l’Africa orientale, che sottolinea come la collaborazione con le comunità locali, la condivisione e la partecipazione siano fondamentali per il buon funzionamento delle scuole. «Il sapere tramandato da generazioni è integrato nella pianificazione didattica e i piani di studio rispettano le esigenze locali», illustra Meyer. Nessuna struttura parallela «Nello stesso tempo collaboriamo con gli uffici statali», evidenzia Beatrice Schulter, responsabile dei programmi internazionali. «Non è nostra intenzione creare una struttura parallela al sistema scolastico dei vari paesi. Ci impegniamo piuttosto nello sviluppo di nuove forme d’insegnamento che potrebbero servire come modello alle autorità scolastiche». La messa al bando della violenza dalle scuole, la sensibilizzazione dei docenti sui diritti dei bambini e sulla loro identità culturale, così come l’adeguamento dei piani di studio e dei materiali didattici hanno un ruolo centrale nei programmi della fondazione. Molti Stati hanno capito finalmente che l’educazione delle giovani generazioni è un investimento per il futuro, ricorda ancora Schulter. Inoltre, la fondazione si impegna affinché il numero di bambini scolarizzati cresca e raggiunga la percentuale indicata negli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Infine, per dare la possibilità di frequentare una formazione a bambini e ragazzi che vivono in regioni discoste, l’organizzazione non governativa di Trogen sta finanziando la costruzione di scuole di campagna in Myanmar, Laos, Thailandia e Honduras.
3 Agosto 2012
L'innovazione salverà l'economia svizzera?
La Svizzera figura regolarmente tra i paesi più innovativi del mondo. Creatività, ambiente di lavoro attraente e sistema di formazione esemplare sono le virtù evocate per spiegare il "miracolo elvetico". Tuttavia, la creazione di valore non si trova sempre dove si pensa. Su un punto convergono tutte le opinioni degli ambienti economici e politici in Svizzera, senza distinzioni ideologiche: per restare competitive a livello internazionale, le aziende elvetiche, fortemente orientate verso i mercati esteri, dove conseguono la metà del loro fatturato, sono obbligate a innovare costantemente. Questa constatazione è ripetuta come un ritornello soprattutto ora che l'economia svizzera deve affrontare un contesto internazionale sempre più vincolante, se non addirittura ostile. La crisi del debito pubblico nella zona euro ha fatto del franco una moneta rifugio, rincarando ulteriormente il già elevato costo dei prodotti svizzeri. Quanto alle agevolazioni fiscali per le imprese multinazionali, che negli ultimi anni sono state numerose ad insediarsi in Svizzera, da mesi suscitano le ire di Bruxelles, che intende porre fine a questa concorrenza ritenuta sleale. Continuazione www.swiss.info.ch/ita/economia
22 Luglio 2012
I porti franchi svizzeri, crocevia del mercato dell’arte
In un mercato in piena espansione, la domanda di spazi dove depositare le opere d’arte è in pieno boom. I punti franchi, esenti da dazi doganali e tasse varie, sono il luogo preferito dai mercanti d’arte. La Svizzera è tra i leader in materia. La globalizzazione del mercato dell’arte sta modificando in profondità il panorama artistico internazionale. I porti franchi, ossia quei magazzini situati spesso vicino alle frontiere e liberi da vincoli doganali, sono una sorta di spina dorsale logistica, poiché permettono di conservare o trasportare nelle migliori condizioni opere d’arte in attesa di un passaggio di proprietà. La Svizzera è da sempre un’attrice importante in questo settore, con oltre una dozzina di punti franchi. I più grandi si trovano a Chiasso, Zurigo, Basilea e Ginevra. In quest’ultimo si dice che sia concentrata la più grande quantità di opere d’arte al mondo. Molti pezzi sono di qualità museale e quindi di valore inestimabile. «La maggior parte delle opere d’arte possedute dal nostro fondo sono a Ginevra», afferma Jean-René Saillard, direttore delle vendite del British Fine Art Fund Group, un gruppo specializzato negli investimenti nel settore dell’arte creato dieci anni fa. Di fondi simili ve ne sono 40, di cui 20 cinesi. La maggior parte sono stati creati negli ultimi anni. «Ciò non significa però che l’arte rimanga nascosta. L’idea secondo cui le opere che si trovano nei punti franchi non sono mai mostrate è un mito», continua Saillard. «I proprietari hanno buone ragioni per prestarle. Quando le opere in loro possesso sono esposte da istituzioni prestigiose, acquistano quasi automaticamente valore». Recentemente, ad esempio, il Kunsthaus di Zurigo ha presentato parte della leggendaria collezione Nahmad, conservata nel porto franco di Ginevra.
22 Luglio 2012
Dal baco di seta
Ueli Ramseier ha un sogno: restituire ai bachi da seta il proprio prestigio. Oggi non resta più molto dei fasti della sericoltura svizzera. Nel canton Ticino, gli ultimi coltivatori avevano gettato la spugna già alla fine della prima guerra mondiale. L'unione dei produttori di seta Swiss Silk intede così rilanciare la produzione di seta indigena e recuperare una delle più grandi industrie del Novecento. L'obiettivo sul lungo termine è di produrre fino a dieci tonnellate di seta l'anno, garantendo un reddito supplementare a 300 contadini. Uno dei promotori del progetto, Ueli Ramseier, è ingegnere tessile e lavora attualmente come funzionario federale e agricoltore per passione. Il fotografo Tomas Wüthrich l'ha accompagnato durante il suo lavoro.
23 Maggio 2012
Exploit d’ingegneria
L’edificio che ospitava la direzione della fabbrica Oerlikon, nei pressi della stazione di Zurigo-Oerlikon, è stato spostato di 60 metri per far posto a due binari della nuova linea di transito. L’operazione è unica nel suo genere in Svizzera: mai prima d’ora, infatti, era stato spostato un edificio di queste dimensioni. L’immobile viene spostato da pompe idrauliche ad una velocità di 4 metro all’ora. Il ‘trasloco’ è iniziato martedì 22 maggio alle 11 in punto, dopo una preparazione durata diversi mesi. L’edificio di tre piani, con una pianta di 80 metri per 12 e un peso stimato di 6'200 tonnellate, è stato costruito nel 1889 come sede amministrativa della Maschinenfabrik Oerlikon, fabbrica di macchinari, armi e locomotive. Inizialmente lo stabile doveva essere demolito. Si è rinunciato a questa opzione dopo che molte voci si erano levate per salvare questa importante testimonianza della storia industriale della regione. ((SF/Swiss Prime Site/swissinfo.ch) (SF/Swiss Prime Site/swissinfo.ch)
23 Maggio 2012
Preparativi per un sisma catastrofico
A metà maggio, l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP) ha testato le capacità di reazione di centinaia di esperti a un terremoto di forte intensità, nell’ambito di un’esercitazione tri-nazionale tenutasi vicino a Basilea. L'esercitazione è stata effettuata solo due settimane prima del sisma che ha colpito l'Emilia Romagna, che ha ancora una volta dimostrato l'importanza di avere squadre di soccorso pronte e ben addestrate. Perché Basilea? Il terremoto più devastante in Europa centrale di cui si ha notizia è avvenuto qui, nel 1356. Le scosse hanno raggiunto la magnitudo 6,5-7 sulla scala Richter. Secondo i sismologi, è probabile che un terremoto di simile intensità si ripeta circa ogni 1000 anni. L’esercitazione su larga scala, denominata “Seismo 12”, ha preso spunto dai dati disponibili sul terremoto del XIV secolo. Oltre 1’600 impiegati pubblici e militari provenienti da Svizzera, Francia e Germania hanno ricevuto il compito di rispondere a una delle peggiori catastrofi naturali che potrebbero colpire la regione. «Le forze di pronto intervento, come la polizia e i pompieri, sono molto ben preparate a reagire in situazioni di emergenza», assicura Hans Guggisberg, direttore di Seismo 12. «Ma in una situazione di crisi di tali dimensioni, ci sono molte organizzazioni che devono collaborare per raggiungere lo stesso obiettivo». «Per far sì che l’organizzazione A lavori in modo efficiente con l’organizzazione B, è necessario che ci sia fiducia reciproca. La fiducia non può essere costruita durante una crisi reale. Deve essere testata, praticata e migliorata prima che il peggio accada. Questo esercizio multidisciplinare permette di farlo», spiega Guggisberg.Cont. www.swissinfo.ch/ital/societa
18 Maggio 2012
Swissinfo, una nuova offerta con il russo
Il governo svizzero ha approvato mercoledì la nuova strategia di swissinfo.ch. Il portale multimediale, che dal 2013 disporrà anche di una pagina in russo, si rivolgerà innanzitutto a un pubblico internazionale che nutre interesse per la Svizzera. L’Accordo di prestazioni 2013 - 2016 tra la Confederazione e la SRG SSR (Società svizzera di radiotelevisione) prevede una nuova offerta editoriale destinata all’estero e la riorganizzazione di swissinfo.ch. In linea con il riorientamento previsto, il budget attuale di 26 milioni di franchi sarà ridotto di un terzo. Gli spazi d’informazione saranno ridimensionati e le tre redazioni in lingua tedesca, francese e italiana sono state ridotte e riunite in un’unica redazione nazionale. Per garantire l’avvenire del mandato internazionale della SRG SSR, dal 2013 swissinfo.ch proporrà contenuti in dieci lingue. Il russo verrà infatti ad affiancarsi alle lingue già presenti sul sito: inglese, tedesco, francese, italiano, spagnolo, portoghese, cinese, arabo e giapponese. In questo modo, l’informazione e gli approfondimenti di swissinfo.ch su politica, economia, cultura, scienza e società potranno raggiungere oltre l’80% degli utenti mondiali di Internet. Svizzera nel mondo Da dieci anni swissinfo.ch adempie al suo mandato di informazione all’estero su Internet, completando così le offerte online delle radio e delle televisioni SRG SSR. Oggi, il servizio di swissinfo.ch si rivolge innanzitutto a un pubblico internazionale interessato alla Svizzera. I cittadini svizzeri residenti all’estero continueranno ad ogni modo a far parte del pubblico target. Il portale multimediale rispecchia una prospettiva e posizioni prettamente svizzere in merito a fatti e sviluppi internazionali e, viceversa, veicola anche i pareri dell’opinione pubblica internazionale sulla Svizzera. Nel corso del 2012 il sito sarà progressivamente adeguato alla nuova strategia. I primi cambiamenti sono già visibili: swissinfo.ch si prefigge di seguire una linea assolutamente propria, trattando ogni giorno un tema specifico e concentrandosi sull’essenziale. Sarà comunque mantenuta tutta la gamma dei formati giornalistici: servizi speciali, analisi e approfondimenti sotto forma di testi e video, gallerie fotografiche e grafici informativi, forum di discussione e commenti dei lettori. swissinfo.ch
16 Maggio 2012
Una biblioteca per l'eternitâ
L'Abbazia benedettina di San Gallo racchiude una delle più belle biblioteche del mondo. La sala, capolavoro del barocco, è stata costruita tra il 1758 e il 1766. Annoverata tra le venti più importanti del mondo, la biblioteca dispone di una collezione di 170'000 libri, oltre 2'000 manoscritti e più di 1'600 incunaboli.
9 Maggio 2012
Roma e Berna tornano a rivolgersi la parola
Italia e Svizzera hanno istituito un gruppo di pilotaggio per risolvere il conflitto fiscale e finanziario tra i due paesi. È quanto annunciato mercoledì in un comunicato comune. I ristorni fiscali dei frontalieri italiani, congelati mesi fa dal canton Ticino, sono stati sbloccati. I segnali di disgelo lanciati una settimana fa da Mario Monti si sono velocemente tradotti nei fatti. Roma e Berna hanno infatti concordato l’apertura di un dialogo per risolvere le vertenze che ormai da anni avvelenano i rapporti tra i due paesi. In una riunione svoltasi mercoledì, il responsabile della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali Michael Ambühl e il consigliere diplomatico del ministero dell’economia e delle finanze italiano Carlo Baldocci hanno convenuto di istituire un gruppo di lavoro, la cui prima riunione è in programma il 24 maggio. Incontro Widmer-Schlumpf - Monti «Sono contenta che la porta sia stata riaperta, anche se siamo solo all’inizio», ha sottolineato in una conferenza stampa a Berna la presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf. Nei prossimi giorni (la data non è ancora stata fissata), Eveline Widmer-Schlumpf si recherà a Roma per incontrare Mario Monti.
30 Aprile 2012
Risparmio per l'acquisto dell'alloggio: si ritenta!
L'elettorato svizzero il 17 giugno vota su un'iniziativa che chiede di agevolare il risparmio destinato all'alloggio. Un progetto simile è stato bocciato in marzo. I fautori lo vedono come un modo per accedere alla proprietà, gli oppositori come un regalo ai ricchi. L'iniziativa popolare sottoposta al verdetto delle urne è stata lanciata dalla sezione svizzera tedesca dell'Associazione svizzera dei proprietari fondiari. Denominata "Accesso alla proprietà grazie al risparmio per l'alloggio", chiede che il denaro messo da parte per l'acquisto di un'abitazione principale benefici di sgravi fiscali. Più precisamente, i futuri proprietari potrebbero dedurre dal reddito imponibile fino a 10mila franchi di risparmi per persona all'anno (20mila franchi per una coppia) per un periodo di dieci anni. Inoltre, il capitale cumulato e gli interessi maturati non sarebbero tassati. Se alla scadenza i risparmi fossero utilizzati come previsto per l'acquisto di un alloggio, potrebbero essere prelevati esentasse. Se invece l'acquisto non avvenisse, gli sgravi fiscali ottenuti dovrebbero essere rimborsati. Continuazione Swissinfo.ch - politica - votazione
27 Febbraio 2012
In Svizzera il segreto bancario è ancora al sicuro!
Se la Svizzera rinunciasse completamente, e non solo gradualmente, al segreto bancario, potrebbe risolvere da un giorno all’altro le sue vertenze fiscali con gli altri paesi. Finora soltanto i socialisti sostengono questa opzione, che richiederebbe però l’approvazione da parte del popolo. "Quando finirà questa vicenda?”, si chiedono molti svizzeri di fronte ai continui attacchi contro il segreto bancario che giungono dall’estero. Stati uniti, Germania e diversi altri importanti paesi europei ne hanno abbastanza di vedere come le banche svizzere aiutano i loro cittadini ad evadere il fisco. Il segreto bancario elvetico non protegge gli evasori in caso di frode fiscale, ossia se una persona tenta di ingannare volontariamente il fisco, ad esempio tramite falsificazione di documenti. Il segreto bancario svizzero offre però protezione in caso di sottrazione fiscale, che corrisponde all’omissione, intenzionale o meno, di dichiarare dei redditi o dei patrimoni al fisco. La sottrazione fiscale è vietata pure in Svizzera ed è punibile anche con pesanti multe. Dal 1934, la legge federale sulle banche non permette però alle autorità fiscali di chiedere la sospensione del segreto bancario per chiarire un caso di sottrazione fiscale. Anzi, coloro che violano in segreto bancario, divulgando dati della clientela, rischiano pene detentive. Continuazione www.swissinfo.ch - economia - finanza...
31 Gennaio 2012
Il Monte San Giorgio e i suoi fossili millenari
Patrimonio mondiale dell'Unesco, il Monte San Giorgio è anche conosciuto come “la montagna dei fossili”. Luogo prediletto dei paleontologi di tutto il mondo, nasconde nelle sue rocce fossili di specie vissute milioni di anni fa. Di recente, si è ricominciato a scavare. In alcune lagune isolate nel mare aperto che ricopriva allora la regione, i fondali erano caratterizzati da acque poco ossigenate. Cosicché gli animali morti che vi si adagiavano erano successivamente ricoperti dal fango. Ed è per questa ragione che sul Monte San Giorgio, a tutt'oggi, si ritrovano scheletri fossili completi. Continuazione www.swissinfo.ch/ita/speciali/Patrimonio_dell_Unesco_in_Svizzera
22 Gennaio 2012
La recessione non frena il volo degli orologi svizzeri!
Malgrado la forza del franco e i problemi nella zona euro, l’industria orologiera svizzera non solo è riuscita ad affrontare con successo la tempesta che agita i mercati internazionali, ma ha addirittura registrato un’annata da record. Nel 2011 le esportazioni dell’orologeria svizzera dovrebbero raggiungere circa 19 miliardi di franchi, il 19% in più rispetto all’anno prima. Nel mese di novembre l’export ha superato per la prima volta la soglia dei 2 miliardi di franchi (2,06), con un aumento del 16% rispetto a 12 mesi prima, ha indicato la Federazione orologiera svizzera (FH). Questi eccellenti risultati permetteranno sicuramente a molti professionisti del settore di arrivare col sorriso stampato sulle labbra ai due tradizionali appuntamenti organizzati in gennaio a Ginevra, il Geneva Time Exhibition e il Salon International de la Haute Horlogerie (SIHH). Le notizie provenienti dall’industria orologiera contrastano fortemente con le cupe nubi che si addensano sull’economia nel suo insieme: secondo l’Istituto di ricerche congiunturali dell’Università di Zurigo, nel 2012 la crescita dovrebbe infatti essere nulla.
12 Ottobre 2011
Vendesi bellissimo appartamento di alto standing a Lugano-Collina d'Oro
Bellissimo appartamento-attico di standing superiore. 5 minuti dalla Scuola Americana "Tassis" di Montagnola e dal centro città di Lugano. 5 minuti dallo svincolo autostradale di Lugano sud. Vista aperta sulla città di Lugano, lago e montagne. Design moderno ed esclusivo, silenzioso con tutti i comfort. Totale 247m2 distribuiti su un piano con 3 camere da letto, 2 guardaroba, 3 bagni, 1 studio, un spazioso salotto e sala pranzo, cucina abitabile, WC ospiti, lavanderia privata, 2 cantine e 4 posti auto in garage. Piscina, sauna e Wellness. 2 terrazze per un totale di 66m2. Chiamare +41 (0)79 935 58 55
5 Ottobre 2011
Affittasi bel appartamento nel verde!
Affittiamo bel appartamento ammobiliato immerso nel verde a 5 min. di macchina dal centro di Lugano. Libero a partire dal 1° gennaio 2012. Grande soggiorno che da direttamente sul terrazzo e sul giardino. Cucina abitabile, 3 camere da letto, 1 bagno ed 1 doccia. Locale TV - 1 posto auto in garage ed 1 posto esterno. Piscina condominiale, accesso per handicappati. Minimo 1 mese!
10 Agosto 2011
La pace fiscale con la Germania è ormai quasi fatta
I negoziatori svizzeri e tedeschi hanno parafato mercoledì l’accordo sulla vertenza fiscale, che in particolare regola l'imposizione dei fondi non dichiarati. Gli esperti reagiscono con soddisfazione. I contenuti dell’accordo erano in parte già noti. Mancava solo il crisma dell’ufficialità. Da mercoledì è cosa fatta. Per seppellire definitivamente l’ascia di guerra, l’accordo dovrà ora essere ratificato dai governi e dai parlamenti dei due paesi. L’imposta alla fonte prelevata dalle banche svizzere sui depositi dei cittadini tedeschi sarà del 26,375%, un tasso che corrisponde a quello praticato in Germania (25%) più un contributo di solidarietà. Gli istituti elvetici dovranno inoltre anticipare, a titolo di garanzia, un importo forfettario di due miliardi di franchi, che sarà rimborsato mano a mano che le entrate fiscali saranno stornate al fisco tedesco. Per quanto concerne l’assistenza amministrativa in caso di sospetta evasione fiscale, Berna e Berlino hanno stabilito di limitarla nei primi due anni a un numero compreso tra 750 e 999. Successivamente questo numero sarà adeguato sulla base dei risultati. Le autorità tedesche dovranno fornire il nome del cliente ma non necessariamente quello della banca. Le cosiddette «fishing expedition», ovvero la ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni, sono invece escluse. Le persone con fondi non dichiarati depositati in Svizzera potranno inoltre legalizzarli in via eccezionale versando un’imposta forfettaria compresa tra il 19 e il 34%. Nel marzo 2009, la Svizzera si era impegnata a rispettare gli standard dell’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica (OCSE) in materia di assistenza amministrativa fiscale. Da allora sono stati conclusi numerosi accordi di doppia imposizione. Sia il governo svizzero che gli ambienti bancari erano inoltre dell’avviso che – anche per allentare la pressione sulla piazza finanziaria elvetica da parte di Bruxelles – fosse necessario negoziare accordi che andassero al di là degli standard minimi dell’OCSE con determinati paesi dell’Unione Europea. continuazione www.swissinfo.ch/ita/Economia/...
12 Luglio 2011
Le palafitte diventano patrimonio culturale dell'umanità
I siti palafitticoli dell’Arco alpino entrano nell’elenco del Patrimonio culturale dell’umanità. L’Unesco ha accolto lunedì la candidatura di 6 paesi europei, patrocinata dalla Svizzera. I siti lacustri offrono una visione unica della vita nei primi villaggi agricoli dal 5000 al 500 a.C. Sono quasi tutti invisibili. Si trovano in buona parte sui fondali dei laghi o sepolti nella sabbia ai bordi degli specchi d’acqua. Eppure, per l’Unesco, meritano di far parte del Patrimonio culturale dell’umanità: i siti palafitticoli dell’Arco alpino figurano tra i beni archeologici più importanti per capire l’evoluzione dell’uomo tra il Neolitico e l’Età del bronzo. Proprio l’acqua e la sabbia dei laghi hanno offerto condizioni eccezionali per consentire a questo immenso archivio preistorico di giungere fino a noi. Il materiale organico utilizzato dai nostri antenati – legna, cuoio, tessuti, ossa e perfino resti di cibi – si è conservato molto meglio che altrove in questo ambiente lacustre, al riparo dall’aria, dalle intemperie e dalla distruzione dell’uomo. Scoperti a partire da un secolo e mezzo fa, i siti palafitticoli dell’Arco alpino hanno permesso agli specialisti di ricostruire, come in nessun altra regione del mondo, la vita nelle società di agricoltori e allevatori dei primi millenni a. C. Hanno contributo a ridisegnare l’anello mancante tra i popoli di cacciatori e raccoglitori della preistoria e le prime grandi civiltà europee. continua su www.swissinfo.ch/ital/speciali
9 Giugno 2011
Necessari più mezzi per promuovere le esportazioni
Se non otterrà maggiori finanziamenti, l'Organizzazione svizzera per la promozione delle esportazioni (Osec) faticherà a soddisfare le richieste provenienti dalle piccole e medie imprese. È l’avvertimento lanciato dal presidente uscente Rolf Jeker. Parecchie aziende elvetiche di piccole e medie dimensioni (PMI), intenzionate a inserirsi nei mercati esteri, chiedono regolarmente aiuto all'Osec. L'agenzia incaricata di promuovere le esportazioni si trova tuttavia in difficoltà, poiché i mezzi di cui dispone sono inferiori a quelli dei suoi omologhi stranieri. Rolf Jeker, che venerdì ha passato il testimone della presidenza all'ex ministra di giustizia e polizia Ruth Metzler-Arnold, ha infatti sottolineato che il budget annuale dell'organizzazione - 17 milioni di franchi - offre ben poco margine di manovra di fronte, per esempio, ai 68 milioni messi a disposizione dalla Finlandia. www.swissinfo.ch
9 Giugno 2011
Un’uscita dal nucleare tra entusiasmo e scetticismo
È una svolta spettacolare, scrive, che se confermata anche nelle prossime tappe legislative farà della Svizzera il primo paese d’Europa, assieme alla Germania, a staccarsi anticipatamente dall’atomo. La Svizzera, ritiene il giornale ginevrino, «possiede le migliori carte» per imporsi sul mercato delle energie rinnovabili. La scelta di schierarsi contro il nucleare è tutt’altro che casuale, puntualizza il Tages Anzeiger, che spiega la decisione politica con l’avvicinarsi delle elezioni federali (ottobre). Prima di Fukushima, rammenta il giornale zurighese, PPD e PBD erano infatti favorevoli a nuove centrali.Mercoledì c’è voluto parecchio coraggio per decidere l’uscita dal nucleare, osserva il romando 24 Heures, per il quale ce ne sarà però bisogno «il doppio» per rimanere sulla strada imboccata. Ambientalisti sotto pressione Tra i quotidiani più scettici, Le Temps rammenta che la via di uscita dal nucleare è ancora lunga e ricca di incognite. «L’elettricità generata dalle energie verdi rappresenta una parte infinitesimale della produzione totale». Per rimpiazzare i cinque reattori della Svizzera e seguire la direzione delle energie rinnovabili bisognerà poi superare diversi ostacoli, avverte il quotidiano romando. Primo tra tutti: il progetto di innalzamento della diga del Grimsel, bloccato da anni dalle opposizioni degli ambientalisti. Manifestando l’intenzione di voler sopprimere il diritto di ricorso delle organizzazioni, annota Le Temps, il Consiglio nazionale manda un segnale chiaro: anche gli ecologisti devono fare dei sacrifici e mostrarsi più cooperativi nella ricerca di alternative al nucleare. Bisognerà ancora fare moltissimo, conclude La Liberté, per permettere alla Svizzera di rinunciare all’atomo «senza mettere in pericolo il suo approvvigionamento energetico e senza far esplodere i costi dell’elettricità». www.swissinfo.ch
3 Maggio 2011
Affittasi appartamento 5,5 locali
Affittiamo appartamento in zona più esclusiva di Lugano, in mezzo al verde con vista sulle montagne circostanti, 5 minuti dal centro città. Accesso diretto alla piscina condominiale e giardino privato. Il condominio è di solo 5 unità ed ogni entrata é separata con accesso per disabili. Terrazzo coperto - 1 garage ed 1 posto auto. Grande soggiorno molto luminoso, 2 bagni, 3 camere da letto con cucina e studio TV. per un totale di 120 m2. Telefonare a 079 935 58 55 oppure direttamente al proprietario 076 373 79 41.
29 Aprile 2011
Le frontiere svizzere si aprono ad Est
Dal 1° maggio, in Svizzera, i cittadini di otto paesi membri dell'Unione europea (UE) beneficeranno della libera circolazione totale delle persone. Finora vigevano disposizioni transitorie. Si riaccende il dibattito sugli effetti della migrazione in Svizzera. L'accordo di libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE prevede che i cittadini UE possano immigrare in Svizzera per un periodo di tempo illimitato se hanno un contratto di lavoro. Inoltre, possono rimanere nella Confederazione per tre mesi senza impiego. L'accordo è entrato in vigore a tappe per i diversi paesi membri UE a partire dal 2002. Nei primi sette mesi dopo l'abolizione dei contingenti applicati ai primi 17 paesi UE che facevano parte dell'accordo, in giugno 2007 è stato registrato un aumento dell'11,6% di nuovi immigrati in Svizzera, ovvero 48 000 persone. Ma Martin Hirsbrunner, responsabile della libera circolazione delle persone presso l'Ufficio federale della migrazione, ritiene che questa volta non ci si debba aspettare un aumento di questa ampiezza. Hirsbrunner ricorda anche che i contingenti - 30 000 per la residenza a breve termine e 3 000 per quella a lungo termine - per gli otto paesi dell'Est entrati a far parte dell'UE nel 2004 non sono ancora stati esauriti. «Non ci aspettiamo una grande ondata migratoria di lavoratori. Dipende tutto dalle necessità dell'economia e nello stato attuale non è molto facile prevedere gli sviluppi», spiega Hirsbrunner. Finora è stato raggiunto circa il 60% dei contingenti per i permessi di residenza a lungo termine e il 90% per quelli a breve termine. I fattori che hanno mantenuto relativamente bassa l'immigrazione dai paesi dell'Est sono le barriere linguistiche e la crescita economica nei paesi d'origine, spiega Peter Lauener, portavoce dell'Unione sindacale svizzera.
16 Aprile 2011
L'onda leghista travolge il Ticino
Domenica storica in Ticino: la Lega strappa il secondo seggio in governo ai liberali radicali, diventando il partito di maggioranza relativa. In calo anche socialisti e popolari democratici, crescono gli ecologisti. Il verdetto delle urne – in attesa dei risultati per quanto concerne il parlamento – è chiaro: la Lega dei ticinesi è il primo partito del cantone, con il 30% delle preferenze, e per la prima volta potrà contare su due suoi esponenti – Marco Borradori e il neo-eletto Norman Gobbi – in Consiglio di Stato. Brace e cenere Secondo il Corriere del Ticino, si tratta di un risultato «che viene da lontano, da un cambiamento profondo del tessuto che compone la base elettorale: sempre più svincolata dalle logiche che governano e con cui governano i partiti tradizionali; e sempre più incline a premiare chi mostra, anche se in modi a volte discutibili, di essere attento a cogliere e raccogliere le sue inquietudini. Magari soffiando a sua volta sul fuoco, ma con l'indubbia capacità di riconoscere subito la brace, anche sotto la cenere». In ogni caso, continua, «non si può non leggere il risultato ticinese di domenica nel contesto delle tendenze nazionali, a cominciare da quella alla polarizzazione della scena politica. La ritrovata unità d'intenti fra Lega e Unione democratica di centro da un lato, ma anche il successo dei Verdi [+4%] dall'altro, mostrano che anche il Ticino, a suo modo, segue queste spinte. Ne dovranno tenere conto, volenti o nolenti, anche quei Confederati che troppo spesso dipingono il Cantone italofono come propaggine poco affidabile e contagiata da vizi importati da sud». Continuaz. www.swissinfo.ch/ita/Politica/Elezioni
16 Aprile 2011
Dipendiamo dagli espatriati
Gli stranieri contribuiscono a rafforzare la competitività dell'economia svizzera. Partendo da questa constatazione, uno studio sulle possibilità e le difficoltà d'integrazione degli espatriati nella regione di Basilea porta nuovi elementi nel dibattito sull'integrazione. Le multinazionali farmaceutiche di Basilea attirano sempre più manodopera qualificata dall'estero. Gli espatriati costituiscono oggi l'8% della popolazione renana. «Per la maggior parte provengono dal ceto medio: possiamo quindi ipotizzare che gli espatriati contribuiscono a circa il 10% dei consumi. Pagano inoltre il 10% delle imposte», afferma Guy Morin, presidente del governo cantonale di Basilea Città. «Abbiamo bisogno di questi talenti e perciò dobbiamo offrire loro delle condizioni ottimali e facilitarne l'integrazione», aggiunge Morin. Continuaz. www.swissinfo.ch/ita/speciali/integrazione
2 Aprile 2011
La Svizzera ricorre al verde
La Svizzera ha un'importante carta da giocare nel settore delle tecnologie pulite (cleantech): in questo mercato in forte crescita, il potenziale innovativo delle imprese elvetiche è assai elevato. Prima bisognerà però recuperare il tempo perso. «Solo nel 2008, in Svizzera nel campo delle 'cleantech' sono state depositate 20 domande di brevetti ogni milione di abitanti, un dato in costante crescita», ha sottolineato Heinz Müller, dell'Istituto federale della proprietà intellettuale, presentando lunedì a Zurigo il primo «Swiss Cleantech Report». Nel mondo, solo la Germania fa meglio, con 23 richieste di brevetto per milione di abitanti. Dal rapporto emerge inoltre che le aziende svizzere consacrano in media dal 5 al 7% dei loro investimenti per migliorare l'efficienza energetica, con punte che vanno fino al 12% nell'industria della carta e dei macchinari elettrici e del 48% per i fornitori di elettricità.Un mercato in forte crescita E il mercato continuerà a crescere. Stando a una ricerca dell'agenzia Bloomberg New Energy Finance, nel 2010 gli investimenti a livello mondiale in questo settore sono aumentati del 30% a 243 miliardi di dollari rispetto all'anno precedente. Nel 2020 la cifra potrebbe essere dieci volte superiore. La Svizzera, tra i primi della classe nei settori 'pharma' e 'biotech', ha tutte le carte in regola per ritagliarsi un posto al sole anche in questo ramo d'avvenire, ha in sostanza sottolineato Eric Scheidegger, elencando tutte le caratteristiche che rendono la piazza elvetica attraente: stabilità, manodopera qualificata, infrastrutture di qualità, piazza finanziaria forte, possibilità di collaborazione con prestigiosi istituti di ricerca… In alcuni ambiti, la Svizzera vanta già una consolidata esperienza, ad esempio nella raccolta separata e nel riciclaggio dei rifiuti così come nelle soluzioni per trattare i microinquinanti. Altri settori promettenti sono le microcentrali idroelettriche, i sistemi di recupero di calore, gli impianti solari termici e fotovoltaici. Fotovoltaico Per quanto riguarda l'energia solare, le aziende elvetiche possono contare su un centro di ricerca all'avanguardia, in particolare per i moduli a film sottile. Il laboratorio fotovoltaico dell'Istituto di microtecnica di Neuchâtel (PV-LAB), che fa parte della Scuola politecnica federale di Losanna, impiega circa 60 collaboratori ed è uno dei principali gruppi di ricerca in questo settore non solo in Svizzera ma nel mondo.Fino ad alcuni anni fa, in pochi avrebbero scommesso un soldo sul futuro dell'energia fotovoltaica, ha rilevato il direttore del PV-LAB Christophe Ballif. Troppo cara, si diceva. Nel frattempo sono stati compiuti passi da gigante, grazie anche a leggi come quella adottata dalla Germania per incentivare lo sviluppo dell'energia solare. «Ogni volta che si raddoppia la produzione, i prezzi diminuiscono del 20%», ha spiegato Ballif. La Svizzera ha buone carte da giocare, non tanto nella produzione di massa quanto soprattutto in mercati di nicchia. Il laboratorio di Neuchâtel, che collabora con numerose aziende, tra cui la filiale 'solare' della Oerlikon, uno dei principali gruppi industriali svizzeri, ha ad esempio messo a punto celle fotovoltaiche ad alto rendimento (20%) di silicio amorfo. Il processo di fabbricazione è assai delicato, ma comporta poche tappe. Ciò che ha suscitato l'interesse di alcune società industriali, come la tedesca Roth & Rau, che ha aperto una filiale a Neuchâtel per sviluppare una nuova linea di produzione basata su queste tecnologie. L'obiettivo è di produrre pannelli ad alto rendimento con costi di fabbricazione dell'ordine di circa 200 franchi al metro quadrato.Alla ricerca del tempo perduto Al di là di questi aspetti positivi, non va però dimenticato che la Svizzera ha perso tempo prezioso. «La Svizzera è un paese che si alza presto, ma che si sveglia tardi», ha riassunto qualche mese fa la rivista L'Hebdo in un articolo dedicato alle 'cleantech'. La stessa ministra del Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni Doris Leuthard ha ammesso che dopo il promettente boom adegli anni '90 si è marciato sul posto. Ciò per diverse ragioni: mercato interno limitato, assenza di una politica di sostegno mirato… «Se in Svizzera fosse installata la stessa superficie di pannelli fotovoltaici procapite della Germania, potremmo produrre 7-8 terawattora, l'equivalente di una centrale nucleare», ha fatto notare Christophe Ballif. «Il nostro paese dispone effettivamente di tutte le condizioni quadro necessarie, ma negli ultimi anni ha dormito». Il governo sta però cercando di correre ai ripari. A inizio novembre ha presentato agli attori del settore una cinquantina di proposte, che nei prossimi mesi – dopo l'analisi delle varie prese di posizione – si tradurranno in un programma più concreto. Non si tratta tanto di fornire incentivi quanto piuttosto di favorire la ricerca e il trasferimento di sapere e di tecnologie, instaurare dei programmi di promozione orientati al mercato e permettere agli attori del settore di meglio comunicare tra di loro, ha in sostanza riassunto Eric Scheidegger. Questo catalogo di misure servirà sicuramente a dare una spinta al settore. Permetterà però di raggiungere gli obiettivi? Ossia, tra le altre cose, di far sì che la Svizzera occupi entro il 2020 una posizione di primo piano nel campo delle 'cleantech'? Qualche dubbio è lecito. Molte delle misure contemplate nel 'Masterplan Cleantech' non hanno valore vincolante e rimangono allo stadio di raccomandazioni fatte ai cantoni e agli ambienti economici e scientifici. Se poi è vero il detto che il nerbo della guerra è il denaro, la scarsità di incentivi proposti alle aziende rischia di rendere ardua la vittoria. Daniele Mariani, swissinfo.ch
18 Marzo 2011
Barometro elettorale: movimento verso destra
Mentre sta prendendo avvio la campagna per le elezioni federali del 2011, dal secondo sondaggio elettorale della SRG SSR emerge un chiaro spostamento verso destra delle preferenze politiche. L'Unione democratica di centro sfiorerebbe il 30%, un primato storico da quasi un secolo. Le forze di destra sembrano essere scattate con il piede più rapido nella corsa per le elezioni federali del 23 ottobre 2011. È quanto risulta dal secondo barometro elettorale della SRG SSR, realizzato tra il 10 e il 22 gennaio dall'istituto gfs.bern. Rispetto al primo sondaggio dell'ottobre scorso, l'Unione democratica di centro (UDC) ha registrato una progressione di 3,7 punti, salendo al 29,8%. Un record storico, come sottolinea Claude Longchamp, direttore del gfs.bern: "Dall'introduzione dello scrutinio proporzionale nel 1919, nessun partito aveva mai raggiunto una percentuale simile nelle elezioni federali e neppure nei sondaggi". Lo schieramento di destra rafforzerebbe così la sua base elettorale anche rispetto alle ultime elezioni federali del 2007, in cui aveva toccato il 28,9%. E ciò nonostante la scissione subita tre anni fa, che ha portato alla nascita del Partito borghese democratico. Mega evento politico Lo spostamento dell'asse politico verso destra è confermato anche dalle risposte sul posizionamento politico delle persone intervistate. Per la prima volta, il 35% degli interrogati dichiara di situarsi a destra: finora questa percentuale non superava mai il 30%. Il centro scende al 29% di adesioni e la sinistra al 27%.
3 Marzo 2011
Incentivi politici per la Quinta Svizzera
Indennizzi specifici per i parlamentari domiciliati all'estero e una complicazione burocratica in meno per il voto degli espatriati: nell'anno delle elezioni federali, il parlamento invia alla diaspora concreti segnali d'incoraggiamento per l'esercizio dei diritti politici. Gli svizzeri domiciliati all'estero che si lanceranno nella corsa alle Camere federali il prossimo ottobre avranno la garanzia che se assumeranno un mandato in parlamento riceveranno indennità per la copertura di vitto, pernottamento, spese di viaggio e di percorso "adeguate". Esse saranno calcolate tenendo conto della distanza fra Berna e il paese di residenza e dunque dei costi supplementari che ne derivano. "Si tratta di colmare una lacuna" nell'ordinanza concernente la legge sulle indennità parlamentari., ha sottolineato il senatore Hans Alterherr, parlando al plenum in nome dell'Ufficio del Consiglio degli Stati. Il liberale radicale appenzellese non ha comunque dovuto dilungarsi molto per convincere la Camera dei Cantoni. Il consenso della Camera alta alle modifiche dell'ordinanza è stato unanime: 35 voti a favore, senza opposizioni, e un'astensione.
3 Febbraio 2011
Il mercato Svizzero del lavoro resta stabile
(02.02.11) Il mercato del lavoro si è mostrato estremamente stabile al 4° trimestre 2010. Secondo l'Adecco Swiss Job Index, i nuovi indici permettono di intravedere una tendenza positiva nella Svizzera centrale e nel nord ovest, mentre le imprese della zona Mittelland hanno fatto registrare una domanda di personale meno importante. Alla fine di dicembre, la domanda di personale ha fatto segnare praticamente lo stesso livello di settembre (+1%). Rispetto allo scorso anno, l'offerta di posti di lavoro è in aumento del 31% sull'insieme del territorio. Un balzo che nel frattempo si è stabilizzato pienamente. Le evoluzioni in seno alle regioni linguistiche si sono quasi equiparate. Nei cantoni latini la cifra totale dei posti pubblicati ha praticamente recuperato il livello dell'alta congiuntura del marzo 2008. Nella Svizzera tedesca, l'offerta di posti di lavoro si situa invece ancora del 17% al di sotto del valore di marzo 2008. Per quanto concerne le grandi regioni, la Svizzera centrale ed il nord ovest della Svizzera hanno fatto registrare gli aumenti più importanti rispetto ai trimestri precedenti. La regione dei Zurigo, la regione del Lemano e la Svizzera orientale si sono rivelate molto stabili, mentre lo spazio Mittellland è la sola regione che ha subito un leggero rallentamento. Il rapporto dell'Adecco sottolinea che senza le influenze stagionali notoriamente sfavorevoli alla fine dell'anno, l'evoluzione sarebbe probabilmente stata ancor più positiva. Infatti, le prospettive sul mercato del lavoro per il nuovo anno non si annunciano troppo buie. Il volume dei posti pubblicati sui siti internet delle imprese (principale canale di diffusione degli annunci di posti vacanti) è rimasto pressoché invariato alla fine del 2010. I portali dell'occupazione on line sono aumentati del 6%, mentre il numero di posti pubblicati dalla stampa è diminuito del 12% rispetto al trimestre precedete. vedi www.ch.ch
29 Gennaio 2011
Accordo tra Svizzera e Cina
Avvio ufficiale dei negoziati per un accordo di libero scambio tra Svizzera e Cina Berna, 28.01.2011 - Il consigliere federale Johann N. Schneider-Ammann, capo del Dipartimento federale dell'economia, ha incontrato oggi al World Economic Forum di Davos il ministro cinese del commercio Chen Deming per avviare ufficialmente i negoziati tra la Svizzera e la Repubblica popolare di Cina finalizzati alla conclusione di un accordo di libero scambio nonché per discutere altre questioni di interesse comune. Durante il loro incontro, il Consigliere federale Johann N. Schneider-Ammann e il Ministro del commercio Chen Deming hanno firmato un Memorandum d'intesa a conferma del lancio ufficiale dei negoziati per un accordo di libero scambio di ampia portata tra la Svizzera e la Cina. Tra qualche settimana, i team di negoziatori dei due Paesi si riuniranno per condurre i negoziati. Durante la conferenza stampa, entrambi i ministri si sono detti convinti che un accordo di libero scambio possa creare condizioni quadro di reciproco vantaggio, contribuire all'aumento del commercio bilaterale e degli scambi economici nonché rafforzare la cooperazione in numerosi campi. I due ministri auspicano inoltre che i negoziati procedano rapidamente. Il consigliere federale Johann N. Schneider-Ammann ha affermato che, nell'ottica di intensificare le relazioni bilaterali e promuovere lo sviluppo sostenibile, i negoziati interesseranno il commercio di beni e servizi nonché altre questioni e aree di cooperazione rilevanti quali i diritti di proprietà intellettuale e la promozione degli investimenti. Oltre a lanciare i suddetti negoziati, i due ministri hanno passato in rassegna le relazioni economiche bilaterali esistenti e hanno discusso questioni di interesse reciproco. Dal 2002 la Cina è il partner commerciale più importante della Svizzera in Asia e il commercio tra i due Paesi sta crescendo a un ritmo più sostento delle esportazioni svizzere nel loro complesso. Nei primi undici mesi del 2010, la Svizzera ha esportato verso la Cina beni per un valore pari a 6,7 miliardi di franchi (+34%) e ha ne ha importati per 5,6 miliardi di franchi (+18%). La Svizzera è uno dei Paesi occidentali che vantano una bilancia commerciale positiva con la Repubblica popolare di Cina. vedi www.ch.ch
26 Gennaio 2011
Accordo libero scambio Svizzero-Cina?
Per la Svizzera, il 41° Forum economico mondiale iniziato mercoledì a Davos sarà anche una piattaforma per concretizzare il dialogo in vista di un Accordo di libero scambio con la Cina. Se tutto andrà per il verso giusto, la Svizzera firmerà un accordo prima ancora dell'Unione europea. Il ministro dell'economia elvetico Johann Schneider-Ammann incontrerà il ministro del commercio cinese Chen Deming venerdì a Davos a margine del Forum. «Abbiamo buone possibilità di concludere un accordo di libero scambio con la Cina prima dell'UE», afferma Schneider-Ammann: «La Svizzera avrebbe così un importante vantaggio competitivo». La Confederazione concluderebbe così un accordo con il paese dalla crescita economica più veloce del mondo. Uno studio di fattibilità pubblicato l'anno scorso riporta che il prodotto interno lordo svizzero potrebbe essere incrementato dello 0,23%. Nel contempo, le aziende risparmierebbero 290 milioni di franchi all'anno grazie alla diminuzione degli ostacoli al commercio tra i due paesi. La Cina è il terzo mercato d'esportazione della Svizzera dopo l'UE e gli Stati Uniti. Sulle 700 aziende elvetiche presenti in Asia, circa 300 si trovano nella più grande potenza economica di questa regione. Già da diversi anni, la Svizzera e la Cina stanno discutendo per avviare i lavori relativi ad un accordo di libero scambio. Nel mese di agosto del 2010, durante una visita dell'ex ministra dell'economia elvetica Doris Leuthard, i due paesi hanno deciso di iniziare le trattative. Nel corso del 2011, le due parti elaboreranno i dettagli dell'accordo. L'importanza economica e politica della Cina è in costante aumento. Negli ultimi dieci anni il ritmo di crescita è sempre stato a due cifre. L'economia di questo paese del sol levante è riuscita a superare la crisi finanziaria indenne e, secondo il parere di alcuni osservatori, è destinata a continuare il suo corso di crescita anche per i prossimi anni. È persino possibile che riesca a sorpassare gli Stati Uniti in un futuro prossimo. www.swissinfo.ch
31 Dicembre 2010
Grazie ed un Felice Anno Nuovo!
29 Dicembre 2010
Il Ticino ed il Gruppo ACER
Il gruppo Acer – gigante dell'informatica – sta costruendo in Ticino la sua nuova sede europea. Secondo gli ambienti economici, però, in futuro il cantone dovrà agire in modo più incisivo per attirare nuove aziende. Nel mese di settembre del 2010 la multinazionale dell'informatica Acer – seconda azienda mondiale nel mercato dei personal computer – ha ufficialmente avviato la costruzione della nuova sede europea, che sorgerà a Bioggio, nei pressi di Lugano. Il gruppo – già presente in Ticino con circa 140 dipendenti – ha quindi deciso di concentrare nel cantone tutte le funzioni dirigenziali, di gestione finanziaria e logistica. L'operazione comporterà il trasferimento nella Confederazione di un centinaio di nuovi posti di lavoro. Acer ha così motivato la scelta di insediarsi nel cantone già nel 2003: «Il Ticino è stato selezionato in quanto la sua posizione geografica ottimizza l’integrazione delle comunicazioni e l’interoperatività delle varie sedi europee; perché le leggi in materia di diritto del lavoro, per quanto rigorose e severe, offrono certezza e precisione; infine, per la sostenibilità della pressione fiscale per le aziende che favorisce la competitività in un mercato sempre più globalizzato». (continuaz. Swissinfo.ch)
29 Dicembre 2010
2010: Le redini del potere nelle mani delle donne!
Due nuovi consiglieri federali, un'altra votazione sugli stranieri che ha suscitato interesse e critiche all'estero, alcune decisioni sofferte in parlamento, come sulla vicenda UBS-USA. Questi gli eventi politici salienti nel 2010 in Svizzera, che resterà però nella memoria come l'anno delle donne. Ci sono voluti quasi quarant'anni dall'introduzione del suffragio femminile nel 1971, ma ormai è cosa fatta: nel 2010 è scoccata l'ora delle donne ai posti di comando del governo e del parlamento svizzero. L'anno si è già aperto con una storica terna femminile: per la prima volta tre donne occupano simultaneamente le più alte cariche politiche nazionali: Doris Leuthard alla presidenza della Confederazione, Pascal Bruderer a quella della Camera del popolo e Erika Foster-Vannini a quella della Camera dei cantoni. E ancora non è tutto: altro appuntamento con la storia il 22 settembre, quando il parlamento è chiamato a scegliere due nuovi ministri, in sostituzione dei dimissionari Moritz Leuenberger e Hans-Rudolf Merz. La socialista Simonetta Sommaruga viene eletta in Consiglio federale, assieme al liberale radicale Johann Schneider-Ammann. Per la prima volta il governo svizzero ha così una maggioranza femminile: quattro donne e tre uomini.
7 Dicembre 2010
Una scuola per le cyber indagini
L'Istituto per la lotta contro la criminalità economica di Neuchâtel (ILCE) rilascia master a professionisti di tutti i settori da dieci anni. La formazione è molto apprezzata dagli studenti ed è l'unica di questo genere in lingua francese al mondo. «La criminalità economica non manca a casa mia, in Costa d'Avorio. Ci sono gli strumenti per promuovere un'azione giudiziaria ma non disponiamo di metodi per individuare e prevenire i crimini. Credo che questa situazione debba cambiare e mi piacerebbe specializzarmi per proporre soluzioni concrete», spiega Marianne Diaby. La giurista di 27 anni ha ricevuto una borsa di studio da parte del governo ivoriano e fa parte degli 11 studenti che attualmente seguono il master in lotta contro la criminalità economica a Neuchâtel. Un gruppo molto eterogeneo di cui fanno parte poliziotti, magistrati, giuristi, economisti, informatici o banchieri. La decana dell'ILCE, Isabelle Augsburger-Bucheli, dice che è proprio questa l'intenzione: «Cerchiamo di raggruppare persone con percorsi, formazioni e professioni molto diverse per permettere loro di ampliare gli orizzonti e di creare delle sinergie. La formazione è interdisciplinare e riguarda il settore pubblico, quello privato e la prevenzione del crimine nel settore bancario». Truffa, frode, riciclaggio, contraffazione, corruzione, pedofilia: l'ILCE, un istituto che fa parte della Scuola universitaria professionale dell'arco giurassiano (Haute-Ecole Arc), insegna ai suoi studenti tutti i trucchi del mestiere per affrontare la criminalità digitale. continuazione www.swissinfo.ch
7 Dicembre 2010
Alla scoperta di una città dell'antica Grecia
È da quasi 50 anni che la scuola di archeologia svizzera scava ad Eretria, sul’isola greca di Eubea. Le vestigia e la storia di quest’antica città, che ha portato un contributo sostanziale allo sviluppo della civiltà greca, rivivono nella nuova esposizione dell’Antikenmuseum di Basilea. Ai nostri giorni Eretria è un piccolo villaggio sulla costa sud dell’Eubea, all’apparenza una delle tante località del litorale greco invase dai turisti d’estate e assopite il resto dell’anno. Ma sotto l’asfalto delle sue strade e il pavimento delle case si trovano i resti di un’antica città. Da oltre un secolo generazioni di archeologi smuovo la terra, scrutano i reperti, decifrano le iscrizioni per far emergere dal lungo sonno la sua storia. E dal 1964 a queste ricerche hanno contribuito in modo sostanziale anche gli svizzeri. Proprio a Eretria infatti, ha sede e opera l’unica missione archeologica permanente della Svizzera: la Scuola svizzera di archeologia in Grecia (ESAG). “Eretria è molto importante come sito archeologico sia per la formazione di chi studia, sia per la ricerca delle università che sostengono la scuola”, spiega a swissinfo.ch il suo direttore Karl Reber confessandoci anche di aver effettuato proprio lì i primi scavi come studente negli anni ’70 e aggiungendo che “ogni anno il numero degli studenti che si annunciano è molto più grande dei posti a disposizione.” Ma per gli studiosi la ricerca condotta nei siti archeologici si riempie di senso se ciò che essi scoprono del passato oltrepassa i confini accademici e permette anche a un pubblico più vasto di capire come si è svolta la vita nell’antichità. continuazione www.swissinfo.ch
30 Novembre 2010
Imposte eque, le reazioni
Economiesuisse: "la campagna ha avuto effetto" Economiesuisse è assai soddisfatta per il no all'iniziativa del PS per imposte eque. Secondo la Federazione delle imprese svizzere, il popolo ha chiaramente mostrato di aver fiducia nell'attuale modello svizzero di fiscalità e politica finanziaria. La campagna condotta nelle ultime settimane ha chiaramente avuto effetto, ha affermato il direttore dell'organizzazione, Pascal Gentinetta, ai microfoni della televisione SF. A suo avviso non sono però stati i soldi - contrariamente a quanto affermato da vari esponenti socialisti - che hanno portato a questo risultato: i votanti si sono lasciati convincere dalla bontà degli argomenti. Per il presidente di economiesuisse Gerold Bührer il PS ha puntano sull'invidia e sull'astio nei confronti dei ricchi. Ma oggi il risultato ha dato torto a questo approccio, tanto più che all'inizio della campagna i sondaggi dell'associazione economica davano il sì al 70%. I mezzi impiegati da economiessuisse per convincere i votanti rappresentano circa la metà della cifra avanzata dai sostenitori, ha puntualizzato l'ex consigliere nazionale radicale. Negli scorsi giorni il PS aveva parlato di 8-10 milioni di franchi. Continua www.rsi.ch
20 Novembre 2010
Giro di vite contro i paradisi fiscali: la Svizzera sorride!
La Svizzera ha approfittato delle misure prese dagli Stati uniti contro i paradisi fiscali. Un buon numero di società americane, finora istallate nelle Bermuda o nelle isole Cayman, hanno trovato un nuovo rifugio in Europa. Molte aziende avevano stabilito la loro sede nelle piccole isole offshore come le Bermuda o le Cayman. Lo scopo dell’operazione: sfuggire alle pesanti tassazioni sugli utili realizzati all’estero e rimpatriati negli Stati uniti. Il problema è che questi paradisi fiscali sono stati i primi bersagli delle pesanti misure repressive decise da Barack Obama. L’inasprimento voluto dal presidente americano mirava a far rimpatriare delle imposte verso gli Stati uniti. Le società hanno tuttavia dribblato questo piano trasferendosi in Europa, in Svizzera e in Irlanda. È così che – per esempio – Tyco Electronics, il più grande fornitore di componenti elettronici al mondo, ha annunciato l’anno scorso di voler trasferire la sua attività dalle Bermuda a Sciaffusa, in Svizzera. La fiscalità delle aziende, particolarmente favorevole nella Confederazione, è stata un argomento sufficientemente convincente. continuazione www.swissinfo.ch
20 Novembre 2010
Svolta nel braccio di ferro fiscale italo-svizzero
l conflitto che oppone Svizzera e Italia ha registrato una svolta lunedì, a pochi giorni dal viaggio a Roma del nuovo ministro dell'economia Johann Schneider-Amman. L'Italia si dice pronta a rinunciare allo scambio automatico d'informazioni. Il quarto incontro di dialogo economico italo-svizzero, organizzato lunedì a Como, ha riservato una sorpresa alla trentina di negoziatori e specialisti inviati sul posto dai due governi. La riunione, svoltasi a porte chiuse nei saloni di Villa Olmo, ha schiarito un po' l'orizzonte per la Svizzera, confrontata da più di un anno all'offensiva italiana, attuata in particolare attraverso lo scudo fiscale: la Confederazione potrebbe presto essere cancellata dalla lista nera italiana dei paradisi fiscali. www.swissinfo.ch
15 Novembre 2010
La stampa svizzera delusa dal summit di Seul
All’indomani del vertice di Seul, la stampa elvetica è concorde: tante parole e pochi fatti. Intanto, la Svizzera trova nel presidente Nicolas Sarkozy un alleato che la vuole nei consessi preparatori il prossimo incontro in Francia. «L’America inganna se stessa», titola la Basler Zeitung, «Duro colpo per Obama», le fa eco il Tages Anzeiger e Der Bund, «Vertice senza effetto», scrive invece la Neue Zürcher Zeitung e «G20, un elenco quasi inutile di buoni propositi», sostiene La Regione Ticino. Stando al foglio ticinese, infatti, dallo scoppio della crisi finanziaria è stata un’altra occasione sprecata dai leader di turno del mondo che, ancora una volta, «giungono a nessuna decisione di rilievo a forza di veti incrociati». Dello stesso avviso è anche la Neue Zürcher Zeitung. «Chi parla troppo, non ha nulla da dire – e prosegue – una cosa è essere uniti quando la crisi è grave, un’altra è trovare degli accordi quando la situazione è più o meno normale». Nel suo commento, l’editorialista de La Regione Ticino parla del risultato del summit come di «un compromesso su un risultato minimo condivisibile da tutti i partecipanti, ma che non affronta i problemi che la crisi sta ponendo sempre con più forza», ossia gli squilibri commerciali e le svalutazioni competitive delle monete. Quello partorito – conclude il quotidiano ticinese – è un semplice elenco di buoni propositi e le decisioni prese, quelle volte a «vigilare che i cambi riflettano i fondamentali economici, ridurre gli eccessi delle partite correnti a livelli sostenibili […] sono inviti al buon senso e nulla più». Continuazione www.swissinfo.ch
10 Novembre 2010
Preziosi soldati a quattro zampe
In un'epoca caratterizzata da strutture militari sempre più sofisticate dal profilo tecnologico, l'esercito svizzero – e non solo – continua a avvalersi di cavalli e cani, utilizzati anche per scopi civili nella Confederazione e all'estero. A Schönbühl, nel cantone di Berna, le forze armate della Confederazione dispongono di un Centro di competenza per il servizio veterinario e gli animali dell’esercito. Niente armi chimiche, niente droni, niente aerei di combattimento F/A 18. Semplicemente – si fa per dire – cani e cavalli. La storia degli animali dell'esercito è particolare: inizialmente erano fondamentali, in seguito sono passati in secondo piano, ora vengono invece rivalutati e i loro settori d'impiego aumentati. -continuazione www.swissinfo.ch
10 Novembre 2010
Un G20 per risolvere le divergenze fianziarie
I rappresentanti delle economie più importanti si ritrovano giovedì e venerdì a Seoul. L'obiettivo è di definire una strategia comune per rendere più sicuro il sistema finanziario. La Svizzera sta pensando di introdurre misure per ridurre i rischi legati alle banche troppo grandi. I partecipanti alla conferenza di Seoul sono confrontati a una sfida importante: raggiungere un accordo per dei provvedimenti coordinati volti a regolamentare un sistema finanziario che non conosce frontiere. Il rischio è grande infatti che molti paesi introducano tutta una panoplia di misure diverse per un problema comune. In questo caso, le banche svizzere, che si sono già dette disposte ad aumentare le loro riserve di fondi propri per far fronte a eventuali rischi, potrebbero trovarsi svantaggiate di fronte alla concorrenza internazionale. UBS e Credit Suisse sono state chiamate ad applicare l'accordo di Basilea III e altre disposizioni più severe entro il 2018. Altri paesi, tra cui gli Stati Uniti, hanno introdotto misure proprie. Attualmente non si sa ancora quanti Stati adotteranno le regolamentazioni di Basilea III, con quali scadenze e in che modo saranno definite esattamente le riserve di capitale. «Le norme internazionali non sono così severe come avremmo auspicato», dichiara Mario Tuor, portavoce della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali. «Essere i primi ad introdurre queste regole è un vantaggio solo se gli altri fanno lo stesso. In caso contrario, potrebbe rivelarsi controproducente». www.swissinfo.ch
1 Novembre 2010
Bunker dell'esercito svizzero al tramonto
L'esercito svizzero dovrà sbarazzarsi dei suoi bunker segreti: secondo il ministro della difesa Ueli Maurer, non rispondono più alle minacce che il paese deve affrontare oggigiorno. Ma non tutti pensano che abbia senso spendere un miliardo di franchi per liquidarli. "Il tipo di minaccia militare è cambiato", ha sottolineato Maurer la settimana scorsa nel corso del programma d'informazione della televisione svizzera tedesca "10vor10". "I bunker sono nel posto sbagliato e le armi potranno essere utilizzate al massimo per altri dieci o vent'anni. Non vale quindi la pena mantenere qualcosa che non si utilizzerà in futuro. Inoltre non abbiamo più abbastanza soldi". La rete di bunker militari della Svizzera si estende lungo tutto il confine e in punti cruciali all'interno della Confederazione. Un programma segreto di costruzione di un centinaio di fortini high-tech, dal costo di un miliardo di franchi, è appena stato completato nel 2003. Se la manutenzione dei bunker è costosa, la fattura dello smantellamento sarebbe ancora più salata, ha ammesso lo stesso ministro della difesa. "Stiamo parlando di sicuro di centinaia di milioni di franchi, che potrebbero anche superare la soglia del miliardo", ha precisato. Tuttavia, secondo Maurer, mantenere queste infrastrutture significherebbe "solo rinviare il problema". L'esponente dell'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) in governo ha dunque chiesto che si faccia "un dibattito onesto" sulla questione. Per motivi ambientali, non si può semplicemente blindare le porte e abbandonarli, ha puntualizzato. I bunker devono essere completamente modificati. Per Maurer, sarebbe perfettamente possibile coinvolgere nell'operazione un ente privato. Lo dimostra il fatto che in passato alcuni bunker sono già stati trasformati: si va da centri di alta sicurezza per la custodia di dati sensibili di banche o altre istituzioni finanziarie, a casseforti e persino ad alberghi www.swissinfo.ch
1 Novembre 2010
Il pericolo della "mafia invisibile"
La lotta alla criminalità organizzata e la collaborazione internazionale delle magistrature sono state al centro dell'incontro a Roma tra il procuratore generale della Confederazione, Erwin Beyeler, e il capo della Direzione italiana antimafia Piero Grasso. «Preoccupato? No, ma consapevole che occorra essere molto vigili». Così si esprime Erwin Beyeler, procuratore federale della Confederazione, al termine del suo incontro romano (26 ottobre) con Piero Grasso, l’ex magistrato che da cinque anni guida in Italia la Procura nazionale antimafia. Ottima collaborazione fra Berna e Roma, ci tengono a sottolineare entrambi. Anche perché sta crescendo da parte elvetica la consapevolezza del rischio rappresentato dalle attività mafiose in Svizzera. E soprattutto della 'ndrangheta calabrese, considerata da tempo la più potente, ricca e pericolosa fra i gruppi della criminalità organizzata italiana. www.swissinfo.ch
25 Ottobre 2010
Binari diversi, un solo treno!
Linee ferroviarie a scartamento ridotto e linee a scartamento normale: finora un ostacolo insormontabile del collegamento su rotaia tra Montreux e Interlaken. Ma un'innovazione tecnologica cambierà presto questa situazione, a tutto vantaggio del settore turistico Una novità mondiale! Al vecchio problema si è dovuta trovare una soluzione nuova: elaborare dei treni in grado di transitare sia sullo scartamento normale sia su quello ridotto. Si tratta di una soluzione più economica: infatti il progetto TransGoldenPass prevede dei carrelli adattabili e dovrebbe costare «solo» 80 milioni di franchi. «È una novità mondiale, una soluzione tecnica che non esiste ancora in questa forma», sottolinea Spirgi con fierezza. I cambiamenti di scartamento esistono da tempo per esempio tra la Spagna e la Francia o tra il Giappone e la Russia. «Ma tutte queste soluzioni non sono sostenibili per le necessità poste dalla situazione alpina. Abbiamo dunque dovuto elaborare una soluzione completamente nuova». Il progetto TransGoldenPass con i carrelli adattabili è una collaborazione delle società ferroviarie MOB e Berner Alpenbahngesellschaft (BLS). «L'idea è stata lanciata da MOB; la Golden Pass Line è la nostra spina dorsale» afferma Spirgi. «Se non siamo in grado di assicurare il collegamento tra Montreux e l'Oberland bernese a lungo termine la nostra società non si può sviluppare ulteriormente. Siamo, per così dire, condannati al successo. Pertanto è logico che l'idea sia venuta da parte nostra». www.swissinfo.ch
19 Ottobre 2010
Svizzera e Norvegia, due "casi" europei
Uno si trova nel cuore del continente, l'altro ai suoi confini. Ciononostante, i due paesi hanno molto in comune: ricchezza, stabilità politica, spirito "montanaro" ed… euroscetticismo. Analisi alla vigilia della visita di Doris Leuthard a Oslo. «La stampa norvegese ha parlato molto della Svizzera in questi ultimi tempi: si tratta di un fatto nuovo e interessante», osserva il politologo Ulf Sverdrup, responsabile del segretariato di Europe Review Commitee, comitato designato dal governo di Oslo per stilare il bilancio dell'adesione allo Spazio economico europeo nel 1992 (anno in cui i cittadini della Confederazione hanno invece rifiutato). Il dibattito sulla continuazione o meno della via bilaterale in Svizzera – spiega Sverdrup – non è infatti passato inosservato a nord, anche poiché coincide con la visita di Stato della presidente della Confederazione Doris Leuthard. Il politologo aggiunge che gli euroscettici norvegesi propendono per la via bilaterale scelta da Berna. www.swissinfo.ch
14 Ottobre 2010
Federer torna a vincere a Shanghai
A poco più di un mese dall'eliminazione agli US Open, Roger Federer è tornato a vincere. Il tennista svizzero si è imposto 6-3 6-4 su John Isner al secondo turno dei Masters 1000 di Shanghai. Nulla da fare invece per Stanislas Wawrinka, eliminato dal numero uno al mondo Rafael Nadal. «Sono davvero soddisfatto», ha esclamato Roger Federer. «Ho realizzato subito che il servizio di Isner non mi dava particolari problemi. E sono quindi riuscito a trovare la calma necessaria per giocare».
14 Ottobre 2010
Rinnovamento russo appetitoso per PMI svizzere
La Russia vuole ammodernare la propria infrastruttura energetica e diversificare con alternative servendosi delle tecnologie pulite. Un cambiamento di rotta dal quale potrebbero trarre vantaggi anche imprese svizzere. Il tema è stato al centro di colloqui la settimana scorsa a Zurigo. L'Osec, l'organizzazione governativa per la promozione della piazza economica svizzera e delle esportazioni, ha portato al tavolo dei lavori nella città sulla Limmat imprenditori elvetici e russi, per esplorare le possibilità di una collaborazione proficua. Le premesse sono favorevoli. Gli scambi commerciali tra la Russia e la Svizzera sono quasi triplicati negli ultimi cinque anni, raggiungendo 2,8 miliardi di franchi (2,9 miliardi di dollari) nel 2009. Berna e Mosca hanno firmato un nuovo accordo commerciale triennale, lo scorso agosto, per rafforzare le relazioni economiche. In tale contesto, i progetti russi di rinnovare la rete elettrica e le infrastrutture energetiche che funzionano a petrolio e a gas destano molto interesse fra gli imprenditori svizzeri. E non solo. Anche le Olimpiadi invernali del 2014 a Soci e la creazione di una Silicon Valley vicino a Mosca potrebbero offrire contratti lucrativi. Uwe Krüger, presidente della piattaforma dell'Osec "Cleantech Switzerland", prevede una forte domanda delle tecnologie d'avanguardia elvetiche nel campo delle energie alternative, in particolare per il fotovoltaico. "Attualmente c'è una decisa spinta ad investire di più in tecnologie pulite, in particolare nel segmento high-tech. Delle aziende svizzere –piccole e grandi – possono dare un contributo significativo in una vasta gamma di tecnologie ", ha detto Krüger a swissinfo.ch
7 Ottobre 2010
Ripresa economica: elogi per la Svizzera
Lo storico inglese Niall Ferguson ha lodato la Svizzera per la sua strategia di ripresa economica, raccomandando nel contempo una migliore coordinazione internazionale dei tassi di cambio. N.F: La Confederazione costituisce uno dei migliori esempi di superamento della crisi. Il suo caso rappresenta una sorta di pubblicità per i benefici di una politica fiscale relativamente conservatrice. Invece di procedere con deficit elevatissimi e di lanciare misure di sostegno alla congiuntura, la Svizzera ha cercato di consolidare la propria posizioneRitengo che la Svizzera abbia fatto bene a non entrare nella zona euro. Si tratta di un esperimento che comporta molteplici rischi per gli Stati che vi hanno aderito; ora sarà estremamente difficile mantenere il sistema su binari sicuri, considerato il problema del debito pubblico. Vi è però un rovescio della medaglia: il valore del franco è aumentato. E in un contesto caratterizzato dagli interventi di parecchi paesi per mantenere le rispettive valute a livelli più bassi, la situazione per la Svizzera è tutt'altro che facile.
7 Ottobre 2010
MUSEI SVIZZERI
Con circa 1000 musei, la Svizzera è il paese europeo che offre la più grande concentrazione di esposizioni di storia, arte, scienza, tecnologia, costumi e oggetti rari. Un'offerta che attira ogni anno da 8 a 10 milioni di visitatori, provenienti da tutto il mondo. swissinfo vi propone una visita guidata ai principali centri svizzeri di cultura.
29 Settembre 2010
Alptransit
Con i suoi 57 chilometri di lunghezza, il tunnel di base del Gottardo sarà il più lungo del mondo. Costruirlo è una prodezza ingegneristica. Le sfide dell'impresa, che raggiungerà una prima tappa importante il 15 ottobre prossimo con la caduta dell'ultimo diaframma, sono state innumerevoli. Spesso le condizioni geologiche hanno creato delle grosse difficoltà. Il tunnel di base del Gottardo sarà l'elemento centrale di un nuovo collegamento ferroviario transalpino a bassa quota. La linea non supererà in nessuno punto i 550 metri di altezza – l'altitudine di Berna – e permetterà di ridurre di un'ora il percorso tra Zurigo e Milano. «Per realizzare un progetto di queste dimensioni, bisogna scavare da vari punti. Se si lavorasse solo alle due estremità, sarebbero necessari oltre 20 anni per la costruzione dell'intero sistema», afferma Heinz Ehrbar, responsabile del consorzio Alptransit per la costruzione del tunnel« Per questo ci sono cinque cantieri principali: Erstfeld e Amsteg a nord, Sedrun al centro e Faido e Bodio a sud». Distribuire il lavoro su questi cinque siti ha permesso di ridurre della metà i tempi di perforazione. L'apertura della galleria è prevista per il 2017. www.swissinfo.ch
 

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