2 Maggio 2013
Chi deve eleggere il governo svizzero?
Di Sonia Fenazzi, swissinfo.ch 02 aprile 2013 - 11:00 L’elezione del governo federale da parte del parlamento, nel sistema elvetico di democrazia diretta, è un’anomalia che va corretta o un’eccezione che va preservata? La risposta uscirà dalle urne il 9 giugno, quando gli svizzeri voteranno sulla proposta di trasferire questo compito al popolo. La riforma sottoposta a scrutinio federale il 9 giugno è una sorta di rivoluzione per la Svizzera. Essa modificherebbe delle modalità di elezione rimaste invariate dal 1848, ossia dalla nascita dello Stato federale. In passato due iniziative che chiedevano di far eleggere l’esecutivo elvetico dal popolo, invece che dalle Camere federali, sono naufragate nelle urne. L’ultima risale al 1942. All’epoca era una rivendicazione del Partito socialista, che era escluso dal governo nonostante avesse il maggior numero di seggi nella Camera del popolo. Adesso è l’Unione democratica di centro (UDC) che torna alla carica. Le ragioni che hanno spinto la formazione conservatrice di destra a lanciare, nel 2010, l’iniziativa “Elezione del Consiglio federale da parte del popolo” sono simili a quelle che avevano mosso i socialisti circa 70 anni prima. La decisione è stata presa in seguito all’estromissione dal governo, nel 2007, di Christoph Blocher, grande figura carismatica dell’UDC. Di Sonia Fenazzi, swissinfo.ch 02 aprile 2013 - 11:00 continuazione Swissinfo.ch/ital/politica
20 Marzo 2013
Voto elettronico per maggior democrazia
Di Olivier Pauchard, swissinfo.ch 15 marzo 2013 - 17:00 Le elezioni per il rinnovo del Consiglio degli svizzeri all'estero sono in pieno svolgimento. Tra gli espatriati alcuni ritengono, tuttavia, che il metodo di elezione non sia sufficientemente democratico e rappresentativo. Consapevole del problema, l'Organizzazione degli svizzeri all'estero si sta dando da fare per trovare delle soluzioni. Sabato a Berna, è l'ultima volta che il Consiglio degli svizzeri all'estero (CSE) siede nella sua attuale composizione. Questo organo – definito "il parlamento della Quinta Svizzera" – verrà rinnovato al termine delle elezioni che hanno luogo da gennaio a giugno 2013. Il CSE che uscirà da queste elezioni resterà in carica per il periodo 2013-2017. Siederà per la prima volta, il 16 agosto a Davos, quando si terrà il Congresso degli svizzeri all'estero. Malcontento in Francia I delegati sono eletti dalle organizzazioni ombrello delle associazioni o dei club svizzeri all'estero, oppure nei paesi in cui non ce ne sono, da parte delle associazioni svizzere designate dal CSE. Il processo elettorale varia a seconda del paese. "Il modello è molto decentrato. Le organizzazioni ombrello o le istituzioni riconosciute effettuano l'elezione conformemente ai loro statuti", spiega Rudolf Wyder, direttore dell'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE). Ogni svizzero all'estero membro di un'associazione riconosciuta può candidarsi al CSE, ma non necessariamente partecipare all'elezione dei delegati. A seconda dei casi, sono soltanto i presenti ad un'assemblea generale, o i rappresentanti delle diverse associazioni all'interno di un'organizzazione ombrello che effettuano le elezioni. Questa situazione è contestata da alcuni espatriati, in particolare in Francia, il paese in cui vive il maggior numero di svizzeri espatriati e che dunque ha la delegazione più numerosa nel CSE. Lei stessa candidata al CSE, Anne Bessonnet-Landry esprime perplessità sul sistema praticato in Francia. "Quando ho presentato la mia candidatura, non sapevo nulla di quella che sembra essere una curiosa peculiarità francese a questo riguardo: il diritto di voto limitato unicamente ai presidenti di associazioni e club svizzeri di Francia. Concretamente, questo significa che i 12 delegati francesi al CSE, che dovrebbero rappresentare i circa 180mila svizzeri di Francia, in realtà possono essere eletti soltanto da 70 persone, vale a dire un elettorato limitato a meno dello 0,05%!" "Da quando mi sono candidata, molti compatrioti che non accettano e di essere privati del loro diritto di voto, mi hanno presentato le loro lamentele circa le modalità di scrutinio in Francia", aggiunge. continua su www.swissinfo.ch/ita/politica/Voto
18 Febbraio 2013
Progetto svizzero riceverà 1 miliardo di euro dall’UE
Il “Progetto Human Brain" del Politecnico federale di Losanna diventerà uno dei due obbiettivi primari di ricerca scientifica dell’UE. Riceverà 1 miliardo di euro per riunire tutte le conoscenze disponibili per lo studio del cervello. Assieme al "Progetto grafene" condotto dall’Università di Gotemburgo, in Svezia, il "Progetto Human Brain" (BPH) è stato selezionato, tra 26 candidati, nell’ambito del programma europeo “Tecnologie future e emergenti” (“Future and Emerging Technologies”, FET). Con questo programma la Commissione europea intende promuovere progetti ambiziosi e ad ampio raggio nel settore strategicamente importante delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. L'obiettivo principale di BPH è la simulazione computerizzata del cervello umano, da cui ci si aspettano importanti progressi nelle neuroscienze, nella medicina, nelle scienze sociali, nonché nella tecnologia dell'informazione e nella robotica. Il progetto mira a riunire tutte le conoscenze sul cervello, allo scopo di ricostituirlo, pezzo per pezzo, tramite modelli informatici. In tal modo sarà possibile migliorare la sua comprensione e far progredire lo studio delle malattie neurologiche. Al progetto, coordinato dal neuroscienziato Henry Markram del Politecnico federale di Losanna, parteciperanno ottantasette istituti di ricerca europei e internazionali. Per quanto riguarda gli svizzeri, vi figurano anche l'Ospedale universitario di Losanna, il Politecnico federale di Zurigo, l'Università di Berna, l'Università di Zurigo e l'IBM Research GmbH. Lo specialista di neuroscienze Henry Markram del Politecnico federale di Losanna (Keystone)
27 Gennaio 2013
L'élite si reca a Davos, il pianeta marcia sul posto
I leader mondiali si incontrano al Forum economico di Davos (WEF) dopo un anno caratterizzato da una stagnazione politica ed economica. Nella località grigionese discuteranno dei “soliti” problemi irrisolti. I problemi rimangono «Anche se si percepisce un leggero dinamismo, i governi e le aziende stanno mostrando una grande reticenza al cambiamento», afferma a swissinfo.ch Michael Baumgartner, che si occupa del dossier “Responsabilità delle aziende” presso Greenpeace Svizzera. «Se semplicemente le aziende la smettessero di causare alcuni tra i principali problemi sociali ed ecologici del pianeta, noi non dovremmo tentare di risolverli. Si può giungere a soluzioni soltanto partendo dal basso, con gente che fa sentire la propria voce», ritiene Baumgartner. Nel 2012, il pianeta sembra aver marciato sul posto dal profilo economico e politico. Nonostante le rivoluzioni della primavera araba, che due anni fa hanno dominato l’agenda di Davos, in Libia, in Egitto e soprattutto in Siria continuano a sussistere enormi problemi. L’anno scorso, l’economia mondiale ha segnato una crescita del 2,3%, indica la Banca mondiale. Ma i motori della crescita, in particolare la Cina, hanno subito un rallentamento. L’Unione europea è sempre confrontata con la crisi del debito, mentre i politici negli Stati Uniti continuano a bisticciare tra loro in un momento in cui il paese si sta dirigendo verso l’insolvenza. Tra le grandi banche, in Svizzera come all’estero, gli scandali finanziari sono all’ordine del giorno. E il Global Risks Report del WEF pubblicato a inizio gennaio evidenzia un accresciuto rischio di catastrofi ambientali, visto che alcuni paesi hanno tralasciato gli impegni ecologici per focalizzarsi invece sulla crescita economica. Il paese più stabile del mondo In quanto nazione ospitante del forum, la Svizzera è considerata da più parti un esempio di come si può resistere ai contraccolpi. A differenza della maggior parte dei paesi più avanzati, l’economia elvetica ha infatti resistito relativamente bene alla crisi. Nel 2013 dovrebbe crescere dell’1,3% (nell’eurozona si prevede invece una leggera contrazione). Il tasso di disoccupazione dovrebbe dal canto suo rimanere a un livello decisamente più basso rispetto agli altri paesi. Nel suo recente libro Antifragile, il guru dell’economia Nassim Nicholas Taleb ha definito la Svizzera il paese più stabile al mondo. Ciononostante, la Confederazione continua ad essere confrontata con molti dei problemi evocati nel rapporto del WEF. Lavorare insieme La crescente disparità dei redditi è stata all’origine di un’iniziativa “contro le retribuzioni abusive”, sulla quale l’elettorato elvetico si esprimerà il prossimo 3 marzo. Il Barometro delle apprensioni del Credit Suisse, pubblicato nel dicembre dell’anno scorso, evidenzia che il principale timore della popolazione svizzera è la perdita del posto di lavoro. I ripetuti scandali della banca UBS, oltre alle persistenti vertenze fiscali, hanno poi alimentato i dubbi sulla capacità del settore finanziario di resistere agli urti. L’industria è invece inquieta per le conseguenze di regole ancor più severe. «Per gestire i rischi bisogna innanzitutto assumerli. I leader devono essere più innovativi e coraggiosi», ha detto ai giornalisti Lee Howell, direttore generale del WEF, nella sede dell’organizzazione a Cologny, nel canton Ginevra. Il messaggio implicito è chiaro: per risolvere i problemi, i leader politici ed economici devono lavorare insieme, invece di continuare ad agire per i loro interessi. Matt Allen, swissinfo.ch
3 Gennaio 2013
«Dobbiamo trovare delle soluzioni e le troveremo»
La Svizzera non deve lasciarsi mettere sotto pressione dall'Unione Europea, ma deve mantenere un'ampia libertà di manovra, osserva il presidente della Confederazione Ueli Maurer. «L'UE ha interessi tangibili in Svizzera e viceversa». swissinfo.ch: Tra le sue priorità di politica interna figura il rafforzamento della coesione nazionale. Quali misure pensa di prendere concretamente? U.M.: Malgrado gli interessi divergenti che esistono in Svizzera, siamo tutti cittadini dello stesso paese. Dobbiamo rafforzare questo sentimento comune: ci sono molte più cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. Spesso vengono messe in evidenza soltanto le divergenze, ma in realtà si potrebbero rilevare anche i punti in comune. In quanto presidente della Confederazione ho la possibilità di mettere l'accento sugli eventi federatori. I Giochi olimpici invernali, ad esempio, potrebbero essere un grande progetto per la Svizzera, per il quale vale la pena impegnarsi indipendentemente dagli interessi, dall'appartenenza partitica o linguistica. Bisogna però essere realisti. In un anno da presidente, non si può certo fare dei grandi cambiamenti, né in Svizzera né a livello internazionale. Personalmente non ho molto margine di manovra, la mia agenda è già praticamente piena. swissinfo.ch: In un suo recente discorso, ha rimesso in questione – seppure indirettamente – gli accordi bilaterali tra Svizzera e Unione Europea. Quale direzione dovrebbero prendere, secondo lei, le relazioni tra Berna e Bruxelles? U.M.: L'unica via percorribile è quella bilaterale. Dobbiamo prendere il tempo necessario, senza farci mettere sotto pressione. Più la relazione con l'Unione europea si fa stretta e più è necessaria prudenza nell'esame degli accordi. Sono dell'opinione che in nessun caso la pressione sia tale da spingerci a prendere decisioni senza riflettere. La cosa più importante è che la Svizzera riesca a mantenere la più ampia libertà di manovra possibile. In tal senso, non credo di avere una posizione fondamentalmente diversa da quella dei miei colleghi di governo. Nessuno vuole aderire all'UE. Tutti vogliamo raggiungere dei buoni accordi per la Svizzera. Forse la mia opinione è più radicale, ma non c'è una differenza sostanziale rispetto agli altri consiglieri federali o alla maggioranza politica del paese. swissinfo.ch: L'industria d'esportazione ha un interesse vitale per il mercato unico europeo. Con l'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa", il suo partito mette in gioco anche la libera circolazione delle persone. Non ha paura di eventuali sanzioni o ripercussioni negative per l'economia svizzera? U.M.: No. Nel mondo economico è il più forte a prevalere. L'UE ha interessi tangibili in Svizzera e viceversa. Prendiamo l'ipotesi – puramente teorica – che l'UE decida di limitare l'accesso al suo mercato e che la Svizzera, quale contromisura, imponga restrizioni nel settore dei trasporti. Sarebbe inimmaginabile. Berna e Bruxelles sono strettamente legate e devono cercare sempre soluzioni comuni. Ed è ciò che faremo.
15 Novembre 2012
La grande svolta energetica tra dubbi e speranze
La fine dell’era nucleare porterà ad una profonda trasformazione del sistema energetico svizzero. La Strategia energetica 2050, proposta dal governo, suscita però molti interrogativi: irrealistica per i difensori del nucleare e troppo lenta per i sostenitori delle nuove fonti rinnovabili. Sarà il cantiere del secolo per la politica svizzera. Ma anche per l’economia e la società. La nuova strategia energetica, innescata dalla catastrofe nucleare di Fukushima, sarà realizzata a tappe sull’arco di diversi decenni e impegnerà due o tre generazioni di politici. A livello economico, centinaia di miliardi di franchi saranno necessari per attuare i risparmi energetici, sviluppare le energie rinnovabili, modernizzare l’infrastruttura e chiudere gli impianti atomici. La trasformazione del sistema energetico nazionale farà sorgere nuove aziende cleantech (tecnologie pulite) e nuovi posti di lavoro, mentre per i tre colossi dell’elettricità, che controllano gli impianti nucleari, si prospettano pesanti tagli. Nuove tasse energetiche, sostegni finanziari per gli impianti privati, risanamenti di edifici, elettrificazione del traffico motorizzato, standard di efficienza energetica per apparecchi e lampade: la svolta energetica toccherà in un modo o nell’altro tutti i cittadini. Migliaia di nuovi impianti solari, eolici e geotermici spunteranno su tutto il territorio, modificando il volto del paese. Consumi dimezzati Questi gli scenari che si delineano in base alla Strategia energetica 2050, posta in consultazione dal governo a fine settembre. In attesa del progetto definitivo, i contorni rimangono ancora vaghi, ma per il governo una cosa è sicura: la Svizzera sarà in grado di coprire il proprio fabbisogno di energia elettrica senza centrali nucleari, ma occorreranno “grandi sforzi” e un “cambiamento di mentalità”. Concretamente, la strategia del governo mira a quasi dimezzare entro il 2050 il consumo totale di energia, attraverso una lunga serie di misure volte a migliorare l’efficienza energetica di edifici, industrie, trasporti, apparecchi e centrali elettriche. I risparmi toccheranno soprattutto i combustibili fossili importati, mentre la produzione domestica di elettricità diminuirà solo leggermente. L’energia atomica sarà compensata quasi interamente dalle nuove energie rinnovabili (solare, eolica, ecc.). La svolta energetica ha ricevuto il sostegno dei partiti di centro e di sinistra, come pure delle organizzazioni ambientaliste. “Stiamo andando nella direzione giusta, soprattutto per quanto concerne l’abbandono del nucleare, la riduzione della dipendenza dal petrolio e i risparmi energetici”, dichiara Eric Nussbaumer. Continua su www.swissinfo.ch/ita/politica
15 Novembre 2012
L’addio all’atomo sarà tutt’altro che semplice
Dalla catastrofe di Fukushima nel marzo 2011, diversi paesi hanno drasticamente cambiato la loro politica energetica. La Svizzera è tra gli Stati che hanno fatto la virata più decisa. Con il rischio di ribaltarsi. Tra i paesi che hanno già deciso di abbandonare l’atomo o ne hanno manifestato l’intenzione, come ad esempio il Giappone e la Germania, la Svizzera si trova davanti al cammino più difficile, poiché il suo mix energetico è composto per il 40% da energia nucleare. «Questa sfida è resa ancor più difficile dal fatto che non abbiamo altre centrali elettriche da riattivare, come ad esempio avviene in Germania», spiega Hans Björn Püttgen, direttore dell’Energy Center della Scuola politecnica federale di Losanna (EPFL). «In altre parole, saltiamo nel vuoto e non ci resta altra alternativa che imparare a volare». Immagazzinare energia Subito dopo Fukushima, la Germania ha pure cambiato rotta e da un giorno all’altro è passata dallo statuto di paese esportatore di elettricità a quello di importatore, spiega l’esperto. «Ha spento i suoi reattori ed ha immediatamente sostituito questa energia con quella proveniente dai reattori francesi e dalle centrali atomiche e fossili della Cechia». L’obiettivo a lungo termine della Germania è di puntare sulle energie rinnovabili, che secondo il ministero dell’economia e della tecnologia entro la metà del XXI secolo dovrebbero coprire la maggior parte del fabbisogno energetico del paese. La Germania vuole potenziare soprattutto l’energia eolica e fotovoltaica. Essendo caratterizzate da una forte oscillazione giornaliera e stagionale, queste due fonti pongono problema soprattutto a livello di immagazzinamento, rileva Püttgen. «A causa delle grandi variazioni, sono necessarie reti che possano trasportare avanti e indietro questa grossa quantità d’energia. Bisogna quindi investire molto». Per costruire nuove reti di distribuzione, è però necessario il sostegno da parte della popolazione, tutto fuorché scontato. Continua su www.swissinfo.ch/ita/politica
22 Ottobre 2012
Una questione di libertà, non di salario
La Svizzera è ai vertici mondiali in materia di ricerca e innovazione. Le ragioni: la netta separazione tra ricerca pubblica e privata e i cospicui mezzi finanziari messi a disposizione. Una ricerca elvetica destinata a crescere ulteriormente con il credito quadro 2013-2016. Ricerca e innovazione sono ambiti complessi. Il successo è meno immediato e meno misurabile rispetto a una vittoria sportiva. A livello internazionale, la ricerca e l’innovazione in Svizzera s’impongono comunque in numerosi settori. «In ogni tipo di ranking e per tutti gli indicatori, la Svizzera si trova nei primi cinque posti», afferma a swissinfo.ch David Bohmert, responsabile di SwissCore, l’ufficio di collegamento del Fondo nazionale svizzero a Bruxelles. Continua su swissinfo.ch/ita/politica/Una_questione_di_liberta
22 Ottobre 2012
La Svizzera fa meglio all'estero che in casa propria
Gli Stati mantengono la loro parola quando s'impegnano a rispettare i diritti umani? Il Consiglio dei diritti umani consente di rispondere in maniera documentata grazie all'Esame periodico universale. Una valutazione a cui la Svizzera si sottoporrà, per la seconda volta, il prossimo 29 ottobre. La situazione dei diritti umani in ogni paese membro dell’ONU viene presentata al Consiglio dei diritti umani di Ginevra dal 2008. Una pratica resa possibile dall’adozione di un nuovo meccanismo denominato Esame periodico universale (EPU/UPR). Ci sono voluti quattro anni per passare in rassegna tutti i 193 paesi delle Nazioni Unite. Quest’anno inizia dunque un secondo ciclo di esami, definito «cruciale» da Walter Kälin, tra i più noti giuristi svizzeri in materia di diritti umani. «Il secondo ciclo dell’EPU è decisivo per il suo successo. Mostrerà se è possibile esaminare la reale attuazione, da parte degli Stati, delle raccomandazioni che hanno accettato durante il primo ciclo di esame. Attualmente siamo agli inizi della seconda fase. Tra uno o due anni sarà possibile valutare l’efficacia del meccanismo sulla base delle esperienze fatte». Swissinfo.ch
16 Settembre 2012
Il dialogo prosegue all’insegna del pragmatismo
Il ministro degli esteri Didier Burkhalter era giovedì a Roma, dove ha incontrato il suo omologo Giulio Terzi. Un’occasione per dare un ulteriore slancio alla risoluzione del contenzioso fiscale che oppone Roma e Berna. Una vertenza su cui si inizierà a negoziare tra dieci giorni. Trasporti, cooperazione transfrontaliera, esposizione universale di Milano nel 2015, energia, situazione in Siria, politica europea della Svizzera e soprattutto fiscalità… Sono questi alcuni dei temi abbordati dai due capi della diplomazia durante il loro colloquio alla Farnesina. Un colloquio che il consigliere federale Didier Burkhalter ha definito efficace e pragmatico. La visita di giovedì ha costituito un ulteriore consolidamento del riavvicinamento intrapreso negli scorsi mesi tra i due paesi, dopo le note vicende legate alla vertenza fiscale. In giugno, la presidente della Confederazione nonché ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf aveva incontrato il presidente del consiglio italiano Mario Monti. L’incontro aveva di fatto segnato l’inizio del disgelo nei rapporti tra Roma e Berlino. Dopo una fase preparatoria, i negoziati veri e propri per risolvere i cinque spinosi dossier (vedi a fianco) su cui si è deciso di discutere possono ora iniziare. L’avvio delle trattative è previsto il 24 settembre, ha indicato giovedì il portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri Jean-Marc Crevoisier. Continuaz. www.swissinfo.ch/ita/politica
16 Settembre 2012
Un’amicizia che dura da trent’anni
Una delegazione zurighese diretta dal sindaco della città Corine Mauch ha appena trascorso qualche giorno a Kunming, capoluogo della provincia cinese dello Yunnan, per celebrare i 30 anni di partenariato tra le due città. I tempi cambiano, ma l’amicizia resta. Zuppa di pinne di squalo, foie gras, cetrioli di mare, porcini e tartufi… Sulle tavole girevoli dei grandi banchetti organizzati in onore degli amici zurighesi sono sfilate tutte le prelibatezze della cucina cinese e dello Yunnan. Gli scambi di gentilezze senza fine, la consegna di regali, i discorsi scontati ma calorosi e i brindisi continui testimoniano la profonda riconoscenza delle autorità della metropoli del sud-ovest della Cina nei confronti del loro partner zurighese. Le due città sono gemellate da ormai trent’anni. Nel 1980, per la prima volta in Occidente, il Kunsthaus espone a Zurigo delle statue del celebre esercito di soldati in terracotta di Xian. Da questo primo contatto tra esponenti delle autorità zurighesi e cinesi nasce l’idea di un partenariato con una città della Cina. Due anni dopo, un accordo di cooperazione viene siglato a Kunming. La Cina usciva allora da 30 anni di isolazionismo. E Kunming era impaziente di entrare in una fase di crescita dinamica, ma mancava di know-how tecnico. Dal 1987, Zurigo offre la sua perizia in materia di approvvigionamento in acqua potabile e gestione delle acque luride. Continuaz. www.swissinfo.ch/economia
2 Settembre 2012
"Un nano d'oro dai piedi d'argilla"
La Svizzera vanta un'economia che va sfacciatamente bene, in un Occidente in pieno marasma. Per l'economista Stéphane Garelli, questo successo è dovuto principalmente alla diversificazione dei suoi mercati. Tuttavia, sopra l'isola di prosperità pendono spade di Damocle. La Svizzera moltiplica i buoni risultati: disoccupazione inferiore al 3%, record di vendite di auto nuove, conti della Confederazione che chiudono con un avanzo... Rispetto alla maggior parte degli altri Stati occidentali, confrontati con gravi problemi economici e di bilancio, il contrasto è sorprendente. Come spiegare questa peculiarità elvetica? Il parere dell'economista Stéphane Garelli, professore presso l'IMD (Institute for Management Development) e all'università di Losanna. swissinfo.ch: La situazione in Svizzera è davvero così speciale? Anche la Germania e i paesi nordici vanno bene. Stéphane Garelli: Tutti gli indicatori che si possono prendere in considerazione – disoccupazione, conti pubblici, tasso di crescita, inflazione, ecc. – sono estremamente positivi. Ci sono pochi paesi che riescono ad allineare tutti i principali indicatori economici con tali prestazioni. Quindi sì: la Svizzera è proprio in una situazione piuttosto eccezionale. swissinfo.ch: Ma come si spiega? S. G.: Il primo motivo è che l'economia svizzera è molto rivolta verso il resto del mondo. Si tratta di una conseguenza inaspettata del rifiuto di aderire allo Spazio economico europeo (SEE) nel 1992. Molti imprenditori hanno iniziato a diversificare i loro mercati di esportazione, invece di restare fissati sull'Europa. L'economia d'esportazione si è rivolta tempestivamente ad economie emergenti, registrando tassi di crescita elevati. Il secondo motivo è che la Svizzera ha piccole e medie aziende molto efficienti. Nella maggior parte dei paesi, anche in Mongolia, si trova una grande azienda multinazionale molto competitiva. Ma è a livello delle aziende di medie dimensioni che l'economia fa davvero la differenza; aziende che hanno dai 100 ai 1000 dipendenti, con la propria tecnologia e orientate verso il resto del mondo. Il terzo elemento è la diversificazione straordinaria dell'economia svizzera. Produciamo di tutto, forse tranne le automobili. Infine, citerei il fatto che la Svizzera ha introdotto da più di dieci anni il famoso freno all'indebitamento di cui tutti parlano oggi in Europa. Questo ci ha permesso di tenere le finanze pubbliche sotto controllo. swissinfo.ch: Spesso, come chiave del successo, sono citati un sistema di formazione di qualità e una stretta collaborazione tra il mondo accademico e il mondo economico. S. G.: Assolutamente, tanto più che ciò ha un impatto sulle PMI. A differenza delle grandi multinazionali, hanno particolarmente bisogno di questa collaborazione con il mondo accademico, di un accesso a laboratori, centri di ricerca o di competenza. Questo è estremamente importante, perché aiuta a rafforzare le piccole e medie imprese che esportano tecnologia endogena. swissinfo.ch: Nonostante la diversificazione dei mercati, l'Europa rimane il partner principale della Svizzera. Questo non avrà conseguenze negative se la situazione nel Vecchio Continente continuasse a deteriorarsi? S. G.: Credo effettivamente che il lato negativo del modello svizzero sia la sua vulnerabilità. È vulnerabile perché suscita invidia. Lo si vede con i nostri "amici" tedeschi o francesi. Ci guardano un po' di sbieco e cercano di imporci condizioni piuttosto difficili, soprattutto sul piano finanziario. Questa vulnerabilità è dovuta al fatto che la Svizzera è relativamente importante economicamente, ma un nano politicamente. Non è un gigante dai piedi d'argilla, ma un nano d'oro dai piedi d'argilla. Noi dipendiamo dall'Europa, perché quasi i due terzi delle nostre transazioni economiche si fanno con essa. E dipendiamo dagli Stati Uniti, perché siamo tradizionalmente vicini a questo paese con le nostre attività. Abbiamo certamente cercato di diversificare i mercati, ma è vero che la maggior parte delle nostre attività continuano ad essere fatte con l'Europa e gli Stati Uniti. E in questo momento, dobbiamo riconoscere che le relazioni sono tese. swissinfo.ch: Il franco forte è un altro problema. S. G.: Il grande interrogativo è per quanto tempo la Banca nazionale (BNS) sarà in grado di mantenere la soglia di 1,20 franchi per un euro. Confesso che ho qualche dubbio in proposito. Considerata la velocità con la quale si stanno accumulando riserve in valuta estera alla Banca nazionale, ci si dice che non si potrà continuare in eterno a questo ritmo. D'altra parte, gli europei hanno oggettivamente interesse a mantenere basso l'euro. L'unica via d'uscita dalle politiche di austerità che hanno intrapreso è quello di esportare in paesi con una forte crescita. Oppure, se lo vogliono, è meglio mantenere un euro debole. swissinfo.ch: Le cerchie economiche svizzere si sono spesso schierate per l'adesione all'Unione europea. Ma nelle circostanze attuali, non sarebbe preferibile non farne parte? S. G.: Per il momento, non farne parte è un vantaggio. La Svizzera non deve patire a causa del peso e della lentezza delle decisioni europee. Quello che mi colpisce è il tempo che ci vuole per prendere decisioni più o meno evidenti economicamente. È già da due anni che si sa cosa si dovrebbe fare per salvare la Grecia. Ma prima o poi, si dovrà trovare un modus vivendi con l'Europa, perché la Svizzera è in una situazione di estrema vulnerabilità. Lo si vede con la Germania. I tedeschi possono fare qualsiasi cosa, come ad esempio acquistare CD con dati bancari rubati, senza che la Svizzera possa farci nulla. Ed è la stessa storia con gli americani.
2 Settembre 2012
Attivo da trent’anni a livello internazionale
La Fondazione Villaggio Pestalozzi non gestisce soltanto il paese per bambini a Trogen, nel canton Appenzello Esterno. Da trent’anni è anche impegnata nello sviluppo e nella cooperazione in altre parti del mondo. Prossimamente festeggerà questo importante anniversario. Il villaggio per bambini Pestalozzi di Trogen è conosciuto in Svizzera per essere stato dal 1946 la dimora per i bambini provenienti dagli Stati coinvolti nella Seconda guerra mondiale (vedi dettagli a fianco). Oggi, le case ospitano bambini e giovani con un background migratorio, figli di rifugiati o emigranti che hanno trovato asilo in Svizzera. Meno noto è invece l’impegno della fondazione in progetti di sviluppo all’estero. Nel 1982, la fondazione ha deciso di riorientare il suo contributo a favore dei bambini meno fortunati. Già negli anni Settanta, i responsabili si sono accorti che i bambini di Stati del Sud, accolti nel villaggio in Svizzera, raramente ritornavano nella loro patria. Dopo aver trascorso l’infanzia a Trogen si sentivano stranieri nel paese d’origine e a casa in quello d’adozione. All’inizio degli anni Ottanta, dopo un lungo periodo di siccità in Africa orientale, la fondazione ha deciso di sostenere sul posto i bambini e di non sradicarli dalla loro terra. Ben presto questa strategia di aiuto allo sviluppo è stata estesa anche ad altri paesi. Sostenere coinvolgendo La fondazione è presente, per esempio, in Etiopia, uno dei dodici paesi in quattro continenti dove continua a sostenere organizzazioni partner. Sta invece rivalutando il suo impegno in Eritrea, dove vige una politica molto restrittiva nei confronti delle organizzazioni non governative. Grazie al fatto che la fondazione è attiva in tre Stati confinanti con l’Eritrea, le esperienze acquisite negli scorsi anni non andranno perdute. «Teniamo d’occhio altri progetti in Etiopia e Tanzania», spiega Carmen Meyer, responsabile di progetto per l’Africa orientale, che sottolinea come la collaborazione con le comunità locali, la condivisione e la partecipazione siano fondamentali per il buon funzionamento delle scuole. «Il sapere tramandato da generazioni è integrato nella pianificazione didattica e i piani di studio rispettano le esigenze locali», illustra Meyer. Nessuna struttura parallela «Nello stesso tempo collaboriamo con gli uffici statali», evidenzia Beatrice Schulter, responsabile dei programmi internazionali. «Non è nostra intenzione creare una struttura parallela al sistema scolastico dei vari paesi. Ci impegniamo piuttosto nello sviluppo di nuove forme d’insegnamento che potrebbero servire come modello alle autorità scolastiche». La messa al bando della violenza dalle scuole, la sensibilizzazione dei docenti sui diritti dei bambini e sulla loro identità culturale, così come l’adeguamento dei piani di studio e dei materiali didattici hanno un ruolo centrale nei programmi della fondazione. Molti Stati hanno capito finalmente che l’educazione delle giovani generazioni è un investimento per il futuro, ricorda ancora Schulter. Inoltre, la fondazione si impegna affinché il numero di bambini scolarizzati cresca e raggiunga la percentuale indicata negli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Infine, per dare la possibilità di frequentare una formazione a bambini e ragazzi che vivono in regioni discoste, l’organizzazione non governativa di Trogen sta finanziando la costruzione di scuole di campagna in Myanmar, Laos, Thailandia e Honduras.
3 Agosto 2012
L'innovazione salverà l'economia svizzera?
La Svizzera figura regolarmente tra i paesi più innovativi del mondo. Creatività, ambiente di lavoro attraente e sistema di formazione esemplare sono le virtù evocate per spiegare il "miracolo elvetico". Tuttavia, la creazione di valore non si trova sempre dove si pensa. Su un punto convergono tutte le opinioni degli ambienti economici e politici in Svizzera, senza distinzioni ideologiche: per restare competitive a livello internazionale, le aziende elvetiche, fortemente orientate verso i mercati esteri, dove conseguono la metà del loro fatturato, sono obbligate a innovare costantemente. Questa constatazione è ripetuta come un ritornello soprattutto ora che l'economia svizzera deve affrontare un contesto internazionale sempre più vincolante, se non addirittura ostile. La crisi del debito pubblico nella zona euro ha fatto del franco una moneta rifugio, rincarando ulteriormente il già elevato costo dei prodotti svizzeri. Quanto alle agevolazioni fiscali per le imprese multinazionali, che negli ultimi anni sono state numerose ad insediarsi in Svizzera, da mesi suscitano le ire di Bruxelles, che intende porre fine a questa concorrenza ritenuta sleale. Continuazione www.swiss.info.ch/ita/economia
22 Luglio 2012
I porti franchi svizzeri, crocevia del mercato dell’arte
In un mercato in piena espansione, la domanda di spazi dove depositare le opere d’arte è in pieno boom. I punti franchi, esenti da dazi doganali e tasse varie, sono il luogo preferito dai mercanti d’arte. La Svizzera è tra i leader in materia. La globalizzazione del mercato dell’arte sta modificando in profondità il panorama artistico internazionale. I porti franchi, ossia quei magazzini situati spesso vicino alle frontiere e liberi da vincoli doganali, sono una sorta di spina dorsale logistica, poiché permettono di conservare o trasportare nelle migliori condizioni opere d’arte in attesa di un passaggio di proprietà. La Svizzera è da sempre un’attrice importante in questo settore, con oltre una dozzina di punti franchi. I più grandi si trovano a Chiasso, Zurigo, Basilea e Ginevra. In quest’ultimo si dice che sia concentrata la più grande quantità di opere d’arte al mondo. Molti pezzi sono di qualità museale e quindi di valore inestimabile. «La maggior parte delle opere d’arte possedute dal nostro fondo sono a Ginevra», afferma Jean-René Saillard, direttore delle vendite del British Fine Art Fund Group, un gruppo specializzato negli investimenti nel settore dell’arte creato dieci anni fa. Di fondi simili ve ne sono 40, di cui 20 cinesi. La maggior parte sono stati creati negli ultimi anni. «Ciò non significa però che l’arte rimanga nascosta. L’idea secondo cui le opere che si trovano nei punti franchi non sono mai mostrate è un mito», continua Saillard. «I proprietari hanno buone ragioni per prestarle. Quando le opere in loro possesso sono esposte da istituzioni prestigiose, acquistano quasi automaticamente valore». Recentemente, ad esempio, il Kunsthaus di Zurigo ha presentato parte della leggendaria collezione Nahmad, conservata nel porto franco di Ginevra.
22 Luglio 2012
Dal baco di seta
Ueli Ramseier ha un sogno: restituire ai bachi da seta il proprio prestigio. Oggi non resta più molto dei fasti della sericoltura svizzera. Nel canton Ticino, gli ultimi coltivatori avevano gettato la spugna già alla fine della prima guerra mondiale. L'unione dei produttori di seta Swiss Silk intede così rilanciare la produzione di seta indigena e recuperare una delle più grandi industrie del Novecento. L'obiettivo sul lungo termine è di produrre fino a dieci tonnellate di seta l'anno, garantendo un reddito supplementare a 300 contadini. Uno dei promotori del progetto, Ueli Ramseier, è ingegnere tessile e lavora attualmente come funzionario federale e agricoltore per passione. Il fotografo Tomas Wüthrich l'ha accompagnato durante il suo lavoro.
11 Giugno 2012
Il franco svizzero fa ancora gola
Con il conto alla rovescia per le elezioni legislative in Grecia, gli investitori si stanno agitando per trovare rifugi sicuri per i loro patrimoni. Un afflusso di capitali che paesi come la Svizzera stanno cercando disperatamente di respingere. Se la Grecia dovesse uscire dall'euro e il panico travolgesse altri paesi sommersi di debiti, il franco svizzero rischierebbe di trasformarsi nuovamente in una calamita per gli investitori stranieri. Dopo aver messo in atto con successo, dallo scorso settembre, un piano per impedire che il tasso di cambio scenda sotto la soglia di franchi 1.20 per un euro, la Banca nazionale svizzera (BNS) teme ora che questa misura da sola potrebbe non più bastare. L'intervento della BNS ha rapidamente messo fine alle operazioni di speculatori che puntavano su un apprezzamento inarrestabile del franco per fare lauti guadagni. L'istituto di emissione elvetico è stato finora in grado di difendere la propria valutazione del franco, senza una spesa massiccia simile a quella che ha gettato la banca centrale in rosso nel 2010. Ma l'incertezza sulla permanenza della Grecia nell'euro e il timore elevato di problemi di debito in Spagna e in Portogallo ha ridestato le preoccupazioni della BNS, che nelle ultime settimane si è nuovamente rimboccata le maniche. La banca centrale sta valutando altre misure – ancora da definire –per frenare l'afflusso di capitali stranieri. I provvedimenti potrebbero includere l'imposizione di una tassa sugli investimenti esteri in arrivo in Svizzera. Continuazione www.swissinfo.ch.ch/ita/economia
23 Maggio 2012
Exploit d’ingegneria
L’edificio che ospitava la direzione della fabbrica Oerlikon, nei pressi della stazione di Zurigo-Oerlikon, è stato spostato di 60 metri per far posto a due binari della nuova linea di transito. L’operazione è unica nel suo genere in Svizzera: mai prima d’ora, infatti, era stato spostato un edificio di queste dimensioni. L’immobile viene spostato da pompe idrauliche ad una velocità di 4 metro all’ora. Il ‘trasloco’ è iniziato martedì 22 maggio alle 11 in punto, dopo una preparazione durata diversi mesi. L’edificio di tre piani, con una pianta di 80 metri per 12 e un peso stimato di 6'200 tonnellate, è stato costruito nel 1889 come sede amministrativa della Maschinenfabrik Oerlikon, fabbrica di macchinari, armi e locomotive. Inizialmente lo stabile doveva essere demolito. Si è rinunciato a questa opzione dopo che molte voci si erano levate per salvare questa importante testimonianza della storia industriale della regione. ((SF/Swiss Prime Site/swissinfo.ch) (SF/Swiss Prime Site/swissinfo.ch)
23 Maggio 2012
Preparativi per un sisma catastrofico
A metà maggio, l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP) ha testato le capacità di reazione di centinaia di esperti a un terremoto di forte intensità, nell’ambito di un’esercitazione tri-nazionale tenutasi vicino a Basilea. L'esercitazione è stata effettuata solo due settimane prima del sisma che ha colpito l'Emilia Romagna, che ha ancora una volta dimostrato l'importanza di avere squadre di soccorso pronte e ben addestrate. Perché Basilea? Il terremoto più devastante in Europa centrale di cui si ha notizia è avvenuto qui, nel 1356. Le scosse hanno raggiunto la magnitudo 6,5-7 sulla scala Richter. Secondo i sismologi, è probabile che un terremoto di simile intensità si ripeta circa ogni 1000 anni. L’esercitazione su larga scala, denominata “Seismo 12”, ha preso spunto dai dati disponibili sul terremoto del XIV secolo. Oltre 1’600 impiegati pubblici e militari provenienti da Svizzera, Francia e Germania hanno ricevuto il compito di rispondere a una delle peggiori catastrofi naturali che potrebbero colpire la regione. «Le forze di pronto intervento, come la polizia e i pompieri, sono molto ben preparate a reagire in situazioni di emergenza», assicura Hans Guggisberg, direttore di Seismo 12. «Ma in una situazione di crisi di tali dimensioni, ci sono molte organizzazioni che devono collaborare per raggiungere lo stesso obiettivo». «Per far sì che l’organizzazione A lavori in modo efficiente con l’organizzazione B, è necessario che ci sia fiducia reciproca. La fiducia non può essere costruita durante una crisi reale. Deve essere testata, praticata e migliorata prima che il peggio accada. Questo esercizio multidisciplinare permette di farlo», spiega Guggisberg.Cont. www.swissinfo.ch/ital/societa
18 Maggio 2012
Swissinfo, una nuova offerta con il russo
Il governo svizzero ha approvato mercoledì la nuova strategia di swissinfo.ch. Il portale multimediale, che dal 2013 disporrà anche di una pagina in russo, si rivolgerà innanzitutto a un pubblico internazionale che nutre interesse per la Svizzera. L’Accordo di prestazioni 2013 - 2016 tra la Confederazione e la SRG SSR (Società svizzera di radiotelevisione) prevede una nuova offerta editoriale destinata all’estero e la riorganizzazione di swissinfo.ch. In linea con il riorientamento previsto, il budget attuale di 26 milioni di franchi sarà ridotto di un terzo. Gli spazi d’informazione saranno ridimensionati e le tre redazioni in lingua tedesca, francese e italiana sono state ridotte e riunite in un’unica redazione nazionale. Per garantire l’avvenire del mandato internazionale della SRG SSR, dal 2013 swissinfo.ch proporrà contenuti in dieci lingue. Il russo verrà infatti ad affiancarsi alle lingue già presenti sul sito: inglese, tedesco, francese, italiano, spagnolo, portoghese, cinese, arabo e giapponese. In questo modo, l’informazione e gli approfondimenti di swissinfo.ch su politica, economia, cultura, scienza e società potranno raggiungere oltre l’80% degli utenti mondiali di Internet. Svizzera nel mondo Da dieci anni swissinfo.ch adempie al suo mandato di informazione all’estero su Internet, completando così le offerte online delle radio e delle televisioni SRG SSR. Oggi, il servizio di swissinfo.ch si rivolge innanzitutto a un pubblico internazionale interessato alla Svizzera. I cittadini svizzeri residenti all’estero continueranno ad ogni modo a far parte del pubblico target. Il portale multimediale rispecchia una prospettiva e posizioni prettamente svizzere in merito a fatti e sviluppi internazionali e, viceversa, veicola anche i pareri dell’opinione pubblica internazionale sulla Svizzera. Nel corso del 2012 il sito sarà progressivamente adeguato alla nuova strategia. I primi cambiamenti sono già visibili: swissinfo.ch si prefigge di seguire una linea assolutamente propria, trattando ogni giorno un tema specifico e concentrandosi sull’essenziale. Sarà comunque mantenuta tutta la gamma dei formati giornalistici: servizi speciali, analisi e approfondimenti sotto forma di testi e video, gallerie fotografiche e grafici informativi, forum di discussione e commenti dei lettori. swissinfo.ch
16 Maggio 2012
Gli svizzeri in Italia si chinano sui problemi dei giovani
“In un momento di difficoltà economiche, come queste, è importante che i giovani svizzeri in Italia possano fare le scelte giuste di formazione professionale o di ricerca di una prima attività lavorativa”, ha sottolineato la presidente del Collegamento degli svizzeri dell’estero Irène Beutler-Fauguel, aprendo i lavori del 74esimo congresso, a cui hanno preso parte per la prima volta anche diversi giovani. In Italia, la disoccupazione giovanile figura già da molti anni tra le più alte in Europa. Con la crisi del debito, la Penisola è slittata in una fase di recessione, che sta aggravando ulteriormente il problema. Non vi è quindi da stupirsi se, da parte dei figli di emigrati svizzeri in Italia, sia aumentato l’interesse per proseguire gli studi o iniziare un tirocinio in Svizzera, in modo da trovare uno sbocco professionale più sicuro. “Le domande di formazione e di borse di studio da parte dei giovani svizzeri residenti in Grecia sono salite del 50%. Una crescita è pure visibile da mesi dalla Spagna e, da qualche tempo, anche dall’Italia”, osserva Sarah Mastantuoni, responsabile del servizio giuridico dell’Organizzazione degli svizzeri dell’estero (OSE), che offre tra l’altro consulenza ai giovani rossocrociati in materia di formazione e borse di studio in Svizzera.
16 Maggio 2012
Una biblioteca per l'eternitâ
L'Abbazia benedettina di San Gallo racchiude una delle più belle biblioteche del mondo. La sala, capolavoro del barocco, è stata costruita tra il 1758 e il 1766. Annoverata tra le venti più importanti del mondo, la biblioteca dispone di una collezione di 170'000 libri, oltre 2'000 manoscritti e più di 1'600 incunaboli.
9 Maggio 2012
Roma e Berna tornano a rivolgersi la parola
Italia e Svizzera hanno istituito un gruppo di pilotaggio per risolvere il conflitto fiscale e finanziario tra i due paesi. È quanto annunciato mercoledì in un comunicato comune. I ristorni fiscali dei frontalieri italiani, congelati mesi fa dal canton Ticino, sono stati sbloccati. I segnali di disgelo lanciati una settimana fa da Mario Monti si sono velocemente tradotti nei fatti. Roma e Berna hanno infatti concordato l’apertura di un dialogo per risolvere le vertenze che ormai da anni avvelenano i rapporti tra i due paesi. In una riunione svoltasi mercoledì, il responsabile della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali Michael Ambühl e il consigliere diplomatico del ministero dell’economia e delle finanze italiano Carlo Baldocci hanno convenuto di istituire un gruppo di lavoro, la cui prima riunione è in programma il 24 maggio. Incontro Widmer-Schlumpf - Monti «Sono contenta che la porta sia stata riaperta, anche se siamo solo all’inizio», ha sottolineato in una conferenza stampa a Berna la presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf. Nei prossimi giorni (la data non è ancora stata fissata), Eveline Widmer-Schlumpf si recherà a Roma per incontrare Mario Monti.
30 Aprile 2012
Risparmio per l'acquisto dell'alloggio: si ritenta!
L'elettorato svizzero il 17 giugno vota su un'iniziativa che chiede di agevolare il risparmio destinato all'alloggio. Un progetto simile è stato bocciato in marzo. I fautori lo vedono come un modo per accedere alla proprietà, gli oppositori come un regalo ai ricchi. L'iniziativa popolare sottoposta al verdetto delle urne è stata lanciata dalla sezione svizzera tedesca dell'Associazione svizzera dei proprietari fondiari. Denominata "Accesso alla proprietà grazie al risparmio per l'alloggio", chiede che il denaro messo da parte per l'acquisto di un'abitazione principale benefici di sgravi fiscali. Più precisamente, i futuri proprietari potrebbero dedurre dal reddito imponibile fino a 10mila franchi di risparmi per persona all'anno (20mila franchi per una coppia) per un periodo di dieci anni. Inoltre, il capitale cumulato e gli interessi maturati non sarebbero tassati. Se alla scadenza i risparmi fossero utilizzati come previsto per l'acquisto di un alloggio, potrebbero essere prelevati esentasse. Se invece l'acquisto non avvenisse, gli sgravi fiscali ottenuti dovrebbero essere rimborsati. Continuazione Swissinfo.ch - politica - votazione
27 Febbraio 2012
In Svizzera il segreto bancario è ancora al sicuro!
Se la Svizzera rinunciasse completamente, e non solo gradualmente, al segreto bancario, potrebbe risolvere da un giorno all’altro le sue vertenze fiscali con gli altri paesi. Finora soltanto i socialisti sostengono questa opzione, che richiederebbe però l’approvazione da parte del popolo. "Quando finirà questa vicenda?”, si chiedono molti svizzeri di fronte ai continui attacchi contro il segreto bancario che giungono dall’estero. Stati uniti, Germania e diversi altri importanti paesi europei ne hanno abbastanza di vedere come le banche svizzere aiutano i loro cittadini ad evadere il fisco. Il segreto bancario elvetico non protegge gli evasori in caso di frode fiscale, ossia se una persona tenta di ingannare volontariamente il fisco, ad esempio tramite falsificazione di documenti. Il segreto bancario svizzero offre però protezione in caso di sottrazione fiscale, che corrisponde all’omissione, intenzionale o meno, di dichiarare dei redditi o dei patrimoni al fisco. La sottrazione fiscale è vietata pure in Svizzera ed è punibile anche con pesanti multe. Dal 1934, la legge federale sulle banche non permette però alle autorità fiscali di chiedere la sospensione del segreto bancario per chiarire un caso di sottrazione fiscale. Anzi, coloro che violano in segreto bancario, divulgando dati della clientela, rischiano pene detentive. Continuazione www.swissinfo.ch - economia - finanza...
31 Gennaio 2012
Il Monte San Giorgio e i suoi fossili millenari
Patrimonio mondiale dell'Unesco, il Monte San Giorgio è anche conosciuto come “la montagna dei fossili”. Luogo prediletto dei paleontologi di tutto il mondo, nasconde nelle sue rocce fossili di specie vissute milioni di anni fa. Di recente, si è ricominciato a scavare. In alcune lagune isolate nel mare aperto che ricopriva allora la regione, i fondali erano caratterizzati da acque poco ossigenate. Cosicché gli animali morti che vi si adagiavano erano successivamente ricoperti dal fango. Ed è per questa ragione che sul Monte San Giorgio, a tutt'oggi, si ritrovano scheletri fossili completi. Continuazione www.swissinfo.ch/ita/speciali/Patrimonio_dell_Unesco_in_Svizzera
22 Gennaio 2012
La recessione non frena il volo degli orologi svizzeri!
Malgrado la forza del franco e i problemi nella zona euro, l’industria orologiera svizzera non solo è riuscita ad affrontare con successo la tempesta che agita i mercati internazionali, ma ha addirittura registrato un’annata da record. Nel 2011 le esportazioni dell’orologeria svizzera dovrebbero raggiungere circa 19 miliardi di franchi, il 19% in più rispetto all’anno prima. Nel mese di novembre l’export ha superato per la prima volta la soglia dei 2 miliardi di franchi (2,06), con un aumento del 16% rispetto a 12 mesi prima, ha indicato la Federazione orologiera svizzera (FH). Questi eccellenti risultati permetteranno sicuramente a molti professionisti del settore di arrivare col sorriso stampato sulle labbra ai due tradizionali appuntamenti organizzati in gennaio a Ginevra, il Geneva Time Exhibition e il Salon International de la Haute Horlogerie (SIHH). Le notizie provenienti dall’industria orologiera contrastano fortemente con le cupe nubi che si addensano sull’economia nel suo insieme: secondo l’Istituto di ricerche congiunturali dell’Università di Zurigo, nel 2012 la crescita dovrebbe infatti essere nulla.
22 Gennaio 2012
Acqua potabile grazie al sostegno svizzero
Meno acciaio, meno impieghi, meno abitanti: con la crisi della metallurgia la città ungherese di Ozd si è svuotata. Le infrastrutture sono rimaste però sovradimensionate. Grazie al finanziamento svizzero, la rete idrica della città ha potuto essere ristrutturata. Cosa può fare una città in piena fase di deindustrializzazione con un’infrastruttura di approvvigionamento idrico degli anni '60, costruita per un consumo di acqua fino a quattro volte superiore a quello attuale ma che costa sempre più soldi in manutenzione? L’esempio di Ozd, città di 44'000 abitanti nel nord dell’Ungheria, mostra che smantellare un’infrastruttura urbana esistente può anche essere conveniente. «Ogni anno utilizziamo 1,5 milioni di metri cubi d’acqua», afferma Ferenc Biro, direttore dell’approvvigionamento idrico di Ozd. «Ne possiamo distribuire però solo 1,1 milioni. Il resto viene perso a causa delle perdite nelle tubazioni e delle rotture delle condotte». A Ozd la storia della metallurgia inizia nel XIX secolo all’epoca di Francesco Giuseppe I. È solo nel XX secolo, però, che la regione si sviluppa fino a diventare un grande centro di trattamento dei minerali. Per produrre acciaio, oltre al ferro sono necessarie grandi quantità di energia e di acqua. Nei pressi di Ozd vi sono dei giacimenti di lignite. L’acqua proviene dalle colline vicine, una merce rara in un paese perlopiù pianeggiante. All’inizio degli anni ‘90, dopo il crollo della cortina di ferro, la metallurgia in Europa è stata colpita da una forte crisi. La città di Ozd è entrata in una fase di declino. Nelle fabbriche i forni sono stati spenti. Buona parte della popolazione si è vista costretta a cercare fortuna altrove. Le infrastrutture urbane, progettate per una città di grandi dimensioni, sono però rimaste le stesse e hanno iniziato ad arrugginire. Tubature in cemento amianto che scoppiano… Ad Ozd l’orizzonte non è per forza cupo. Stando al sindaco Pal Fürjes, si sono stabilite qui la multinazionale americana General Electric e l’industria svizzera Saia Burgess Electronics. La rete idrica, lunga 200 km, non corrisponde comunque più ai bisogni ed è ormai fatiscente. «A causare le perdite sono soprattutto le tubature in cemento amianto, che dopo decenni di utilizzazione sono diventate fragili», spiega Ferenc Biro. In una città collinosa come Ozd, le condutture sono messe a dura prova, poiché per poter approvvigionare in acqua tutti i quartieri è necessaria una certa pressione nelle condotte. Continuazione www.swissinfo.ch/ita/specials
12 Ottobre 2011
Vendesi bellissimo appartamento di alto standing a Lugano-Collina d'Oro
Bellissimo appartamento-attico di standing superiore. 5 minuti dalla Scuola Americana "Tassis" di Montagnola e dal centro città di Lugano. 5 minuti dallo svincolo autostradale di Lugano sud. Vista aperta sulla città di Lugano, lago e montagne. Design moderno ed esclusivo, silenzioso con tutti i comfort. Totale 247m2 distribuiti su un piano con 3 camere da letto, 2 guardaroba, 3 bagni, 1 studio, un spazioso salotto e sala pranzo, cucina abitabile, WC ospiti, lavanderia privata, 2 cantine e 4 posti auto in garage. Piscina, sauna e Wellness. 2 terrazze per un totale di 66m2. Chiamare +41 (0)79 935 58 55
5 Ottobre 2011
Affittasi bel appartamento nel verde!
Affittiamo bel appartamento ammobiliato immerso nel verde a 5 min. di macchina dal centro di Lugano. Libero a partire dal 1° gennaio 2012. Grande soggiorno che da direttamente sul terrazzo e sul giardino. Cucina abitabile, 3 camere da letto, 1 bagno ed 1 doccia. Locale TV - 1 posto auto in garage ed 1 posto esterno. Piscina condominiale, accesso per handicappati. Minimo 1 mese!
10 Agosto 2011
La pace fiscale con la Germania è ormai quasi fatta
I negoziatori svizzeri e tedeschi hanno parafato mercoledì l’accordo sulla vertenza fiscale, che in particolare regola l'imposizione dei fondi non dichiarati. Gli esperti reagiscono con soddisfazione. I contenuti dell’accordo erano in parte già noti. Mancava solo il crisma dell’ufficialità. Da mercoledì è cosa fatta. Per seppellire definitivamente l’ascia di guerra, l’accordo dovrà ora essere ratificato dai governi e dai parlamenti dei due paesi. L’imposta alla fonte prelevata dalle banche svizzere sui depositi dei cittadini tedeschi sarà del 26,375%, un tasso che corrisponde a quello praticato in Germania (25%) più un contributo di solidarietà. Gli istituti elvetici dovranno inoltre anticipare, a titolo di garanzia, un importo forfettario di due miliardi di franchi, che sarà rimborsato mano a mano che le entrate fiscali saranno stornate al fisco tedesco. Per quanto concerne l’assistenza amministrativa in caso di sospetta evasione fiscale, Berna e Berlino hanno stabilito di limitarla nei primi due anni a un numero compreso tra 750 e 999. Successivamente questo numero sarà adeguato sulla base dei risultati. Le autorità tedesche dovranno fornire il nome del cliente ma non necessariamente quello della banca. Le cosiddette «fishing expedition», ovvero la ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni, sono invece escluse. Le persone con fondi non dichiarati depositati in Svizzera potranno inoltre legalizzarli in via eccezionale versando un’imposta forfettaria compresa tra il 19 e il 34%. Nel marzo 2009, la Svizzera si era impegnata a rispettare gli standard dell’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica (OCSE) in materia di assistenza amministrativa fiscale. Da allora sono stati conclusi numerosi accordi di doppia imposizione. Sia il governo svizzero che gli ambienti bancari erano inoltre dell’avviso che – anche per allentare la pressione sulla piazza finanziaria elvetica da parte di Bruxelles – fosse necessario negoziare accordi che andassero al di là degli standard minimi dell’OCSE con determinati paesi dell’Unione Europea. continuazione www.swissinfo.ch/ita/Economia/...
12 Luglio 2011
Le palafitte diventano patrimonio culturale dell'umanità
I siti palafitticoli dell’Arco alpino entrano nell’elenco del Patrimonio culturale dell’umanità. L’Unesco ha accolto lunedì la candidatura di 6 paesi europei, patrocinata dalla Svizzera. I siti lacustri offrono una visione unica della vita nei primi villaggi agricoli dal 5000 al 500 a.C. Sono quasi tutti invisibili. Si trovano in buona parte sui fondali dei laghi o sepolti nella sabbia ai bordi degli specchi d’acqua. Eppure, per l’Unesco, meritano di far parte del Patrimonio culturale dell’umanità: i siti palafitticoli dell’Arco alpino figurano tra i beni archeologici più importanti per capire l’evoluzione dell’uomo tra il Neolitico e l’Età del bronzo. Proprio l’acqua e la sabbia dei laghi hanno offerto condizioni eccezionali per consentire a questo immenso archivio preistorico di giungere fino a noi. Il materiale organico utilizzato dai nostri antenati – legna, cuoio, tessuti, ossa e perfino resti di cibi – si è conservato molto meglio che altrove in questo ambiente lacustre, al riparo dall’aria, dalle intemperie e dalla distruzione dell’uomo. Scoperti a partire da un secolo e mezzo fa, i siti palafitticoli dell’Arco alpino hanno permesso agli specialisti di ricostruire, come in nessun altra regione del mondo, la vita nelle società di agricoltori e allevatori dei primi millenni a. C. Hanno contributo a ridisegnare l’anello mancante tra i popoli di cacciatori e raccoglitori della preistoria e le prime grandi civiltà europee. continua su www.swissinfo.ch/ital/speciali
9 Giugno 2011
Necessari più mezzi per promuovere le esportazioni
Se non otterrà maggiori finanziamenti, l'Organizzazione svizzera per la promozione delle esportazioni (Osec) faticherà a soddisfare le richieste provenienti dalle piccole e medie imprese. È l’avvertimento lanciato dal presidente uscente Rolf Jeker. Parecchie aziende elvetiche di piccole e medie dimensioni (PMI), intenzionate a inserirsi nei mercati esteri, chiedono regolarmente aiuto all'Osec. L'agenzia incaricata di promuovere le esportazioni si trova tuttavia in difficoltà, poiché i mezzi di cui dispone sono inferiori a quelli dei suoi omologhi stranieri. Rolf Jeker, che venerdì ha passato il testimone della presidenza all'ex ministra di giustizia e polizia Ruth Metzler-Arnold, ha infatti sottolineato che il budget annuale dell'organizzazione - 17 milioni di franchi - offre ben poco margine di manovra di fronte, per esempio, ai 68 milioni messi a disposizione dalla Finlandia. www.swissinfo.ch
9 Giugno 2011
Un’uscita dal nucleare tra entusiasmo e scetticismo
È una svolta spettacolare, scrive, che se confermata anche nelle prossime tappe legislative farà della Svizzera il primo paese d’Europa, assieme alla Germania, a staccarsi anticipatamente dall’atomo. La Svizzera, ritiene il giornale ginevrino, «possiede le migliori carte» per imporsi sul mercato delle energie rinnovabili. La scelta di schierarsi contro il nucleare è tutt’altro che casuale, puntualizza il Tages Anzeiger, che spiega la decisione politica con l’avvicinarsi delle elezioni federali (ottobre). Prima di Fukushima, rammenta il giornale zurighese, PPD e PBD erano infatti favorevoli a nuove centrali.Mercoledì c’è voluto parecchio coraggio per decidere l’uscita dal nucleare, osserva il romando 24 Heures, per il quale ce ne sarà però bisogno «il doppio» per rimanere sulla strada imboccata. Ambientalisti sotto pressione Tra i quotidiani più scettici, Le Temps rammenta che la via di uscita dal nucleare è ancora lunga e ricca di incognite. «L’elettricità generata dalle energie verdi rappresenta una parte infinitesimale della produzione totale». Per rimpiazzare i cinque reattori della Svizzera e seguire la direzione delle energie rinnovabili bisognerà poi superare diversi ostacoli, avverte il quotidiano romando. Primo tra tutti: il progetto di innalzamento della diga del Grimsel, bloccato da anni dalle opposizioni degli ambientalisti. Manifestando l’intenzione di voler sopprimere il diritto di ricorso delle organizzazioni, annota Le Temps, il Consiglio nazionale manda un segnale chiaro: anche gli ecologisti devono fare dei sacrifici e mostrarsi più cooperativi nella ricerca di alternative al nucleare. Bisognerà ancora fare moltissimo, conclude La Liberté, per permettere alla Svizzera di rinunciare all’atomo «senza mettere in pericolo il suo approvvigionamento energetico e senza far esplodere i costi dell’elettricità». www.swissinfo.ch
3 Maggio 2011
Affittasi appartamento 5,5 locali
Affittiamo appartamento in zona più esclusiva di Lugano, in mezzo al verde con vista sulle montagne circostanti, 5 minuti dal centro città. Accesso diretto alla piscina condominiale e giardino privato. Il condominio è di solo 5 unità ed ogni entrata é separata con accesso per disabili. Terrazzo coperto - 1 garage ed 1 posto auto. Grande soggiorno molto luminoso, 2 bagni, 3 camere da letto con cucina e studio TV. per un totale di 120 m2. Telefonare a 079 935 58 55 oppure direttamente al proprietario 076 373 79 41.
29 Aprile 2011
Le frontiere svizzere si aprono ad Est
Dal 1° maggio, in Svizzera, i cittadini di otto paesi membri dell'Unione europea (UE) beneficeranno della libera circolazione totale delle persone. Finora vigevano disposizioni transitorie. Si riaccende il dibattito sugli effetti della migrazione in Svizzera. L'accordo di libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE prevede che i cittadini UE possano immigrare in Svizzera per un periodo di tempo illimitato se hanno un contratto di lavoro. Inoltre, possono rimanere nella Confederazione per tre mesi senza impiego. L'accordo è entrato in vigore a tappe per i diversi paesi membri UE a partire dal 2002. Nei primi sette mesi dopo l'abolizione dei contingenti applicati ai primi 17 paesi UE che facevano parte dell'accordo, in giugno 2007 è stato registrato un aumento dell'11,6% di nuovi immigrati in Svizzera, ovvero 48 000 persone. Ma Martin Hirsbrunner, responsabile della libera circolazione delle persone presso l'Ufficio federale della migrazione, ritiene che questa volta non ci si debba aspettare un aumento di questa ampiezza. Hirsbrunner ricorda anche che i contingenti - 30 000 per la residenza a breve termine e 3 000 per quella a lungo termine - per gli otto paesi dell'Est entrati a far parte dell'UE nel 2004 non sono ancora stati esauriti. «Non ci aspettiamo una grande ondata migratoria di lavoratori. Dipende tutto dalle necessità dell'economia e nello stato attuale non è molto facile prevedere gli sviluppi», spiega Hirsbrunner. Finora è stato raggiunto circa il 60% dei contingenti per i permessi di residenza a lungo termine e il 90% per quelli a breve termine. I fattori che hanno mantenuto relativamente bassa l'immigrazione dai paesi dell'Est sono le barriere linguistiche e la crescita economica nei paesi d'origine, spiega Peter Lauener, portavoce dell'Unione sindacale svizzera.
16 Aprile 2011
L'onda leghista travolge il Ticino
Domenica storica in Ticino: la Lega strappa il secondo seggio in governo ai liberali radicali, diventando il partito di maggioranza relativa. In calo anche socialisti e popolari democratici, crescono gli ecologisti. Il verdetto delle urne – in attesa dei risultati per quanto concerne il parlamento – è chiaro: la Lega dei ticinesi è il primo partito del cantone, con il 30% delle preferenze, e per la prima volta potrà contare su due suoi esponenti – Marco Borradori e il neo-eletto Norman Gobbi – in Consiglio di Stato. Brace e cenere Secondo il Corriere del Ticino, si tratta di un risultato «che viene da lontano, da un cambiamento profondo del tessuto che compone la base elettorale: sempre più svincolata dalle logiche che governano e con cui governano i partiti tradizionali; e sempre più incline a premiare chi mostra, anche se in modi a volte discutibili, di essere attento a cogliere e raccogliere le sue inquietudini. Magari soffiando a sua volta sul fuoco, ma con l'indubbia capacità di riconoscere subito la brace, anche sotto la cenere». In ogni caso, continua, «non si può non leggere il risultato ticinese di domenica nel contesto delle tendenze nazionali, a cominciare da quella alla polarizzazione della scena politica. La ritrovata unità d'intenti fra Lega e Unione democratica di centro da un lato, ma anche il successo dei Verdi [+4%] dall'altro, mostrano che anche il Ticino, a suo modo, segue queste spinte. Ne dovranno tenere conto, volenti o nolenti, anche quei Confederati che troppo spesso dipingono il Cantone italofono come propaggine poco affidabile e contagiata da vizi importati da sud». Continuaz. www.swissinfo.ch/ita/Politica/Elezioni
16 Aprile 2011
Dipendiamo dagli espatriati
Gli stranieri contribuiscono a rafforzare la competitività dell'economia svizzera. Partendo da questa constatazione, uno studio sulle possibilità e le difficoltà d'integrazione degli espatriati nella regione di Basilea porta nuovi elementi nel dibattito sull'integrazione. Le multinazionali farmaceutiche di Basilea attirano sempre più manodopera qualificata dall'estero. Gli espatriati costituiscono oggi l'8% della popolazione renana. «Per la maggior parte provengono dal ceto medio: possiamo quindi ipotizzare che gli espatriati contribuiscono a circa il 10% dei consumi. Pagano inoltre il 10% delle imposte», afferma Guy Morin, presidente del governo cantonale di Basilea Città. «Abbiamo bisogno di questi talenti e perciò dobbiamo offrire loro delle condizioni ottimali e facilitarne l'integrazione», aggiunge Morin. Continuaz. www.swissinfo.ch/ita/speciali/integrazione
2 Aprile 2011
La Svizzera ricorre al verde
La Svizzera ha un'importante carta da giocare nel settore delle tecnologie pulite (cleantech): in questo mercato in forte crescita, il potenziale innovativo delle imprese elvetiche è assai elevato. Prima bisognerà però recuperare il tempo perso. «Solo nel 2008, in Svizzera nel campo delle 'cleantech' sono state depositate 20 domande di brevetti ogni milione di abitanti, un dato in costante crescita», ha sottolineato Heinz Müller, dell'Istituto federale della proprietà intellettuale, presentando lunedì a Zurigo il primo «Swiss Cleantech Report». Nel mondo, solo la Germania fa meglio, con 23 richieste di brevetto per milione di abitanti. Dal rapporto emerge inoltre che le aziende svizzere consacrano in media dal 5 al 7% dei loro investimenti per migliorare l'efficienza energetica, con punte che vanno fino al 12% nell'industria della carta e dei macchinari elettrici e del 48% per i fornitori di elettricità.Un mercato in forte crescita E il mercato continuerà a crescere. Stando a una ricerca dell'agenzia Bloomberg New Energy Finance, nel 2010 gli investimenti a livello mondiale in questo settore sono aumentati del 30% a 243 miliardi di dollari rispetto all'anno precedente. Nel 2020 la cifra potrebbe essere dieci volte superiore. La Svizzera, tra i primi della classe nei settori 'pharma' e 'biotech', ha tutte le carte in regola per ritagliarsi un posto al sole anche in questo ramo d'avvenire, ha in sostanza sottolineato Eric Scheidegger, elencando tutte le caratteristiche che rendono la piazza elvetica attraente: stabilità, manodopera qualificata, infrastrutture di qualità, piazza finanziaria forte, possibilità di collaborazione con prestigiosi istituti di ricerca… In alcuni ambiti, la Svizzera vanta già una consolidata esperienza, ad esempio nella raccolta separata e nel riciclaggio dei rifiuti così come nelle soluzioni per trattare i microinquinanti. Altri settori promettenti sono le microcentrali idroelettriche, i sistemi di recupero di calore, gli impianti solari termici e fotovoltaici. Fotovoltaico Per quanto riguarda l'energia solare, le aziende elvetiche possono contare su un centro di ricerca all'avanguardia, in particolare per i moduli a film sottile. Il laboratorio fotovoltaico dell'Istituto di microtecnica di Neuchâtel (PV-LAB), che fa parte della Scuola politecnica federale di Losanna, impiega circa 60 collaboratori ed è uno dei principali gruppi di ricerca in questo settore non solo in Svizzera ma nel mondo.Fino ad alcuni anni fa, in pochi avrebbero scommesso un soldo sul futuro dell'energia fotovoltaica, ha rilevato il direttore del PV-LAB Christophe Ballif. Troppo cara, si diceva. Nel frattempo sono stati compiuti passi da gigante, grazie anche a leggi come quella adottata dalla Germania per incentivare lo sviluppo dell'energia solare. «Ogni volta che si raddoppia la produzione, i prezzi diminuiscono del 20%», ha spiegato Ballif. La Svizzera ha buone carte da giocare, non tanto nella produzione di massa quanto soprattutto in mercati di nicchia. Il laboratorio di Neuchâtel, che collabora con numerose aziende, tra cui la filiale 'solare' della Oerlikon, uno dei principali gruppi industriali svizzeri, ha ad esempio messo a punto celle fotovoltaiche ad alto rendimento (20%) di silicio amorfo. Il processo di fabbricazione è assai delicato, ma comporta poche tappe. Ciò che ha suscitato l'interesse di alcune società industriali, come la tedesca Roth & Rau, che ha aperto una filiale a Neuchâtel per sviluppare una nuova linea di produzione basata su queste tecnologie. L'obiettivo è di produrre pannelli ad alto rendimento con costi di fabbricazione dell'ordine di circa 200 franchi al metro quadrato.Alla ricerca del tempo perduto Al di là di questi aspetti positivi, non va però dimenticato che la Svizzera ha perso tempo prezioso. «La Svizzera è un paese che si alza presto, ma che si sveglia tardi», ha riassunto qualche mese fa la rivista L'Hebdo in un articolo dedicato alle 'cleantech'. La stessa ministra del Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni Doris Leuthard ha ammesso che dopo il promettente boom adegli anni '90 si è marciato sul posto. Ciò per diverse ragioni: mercato interno limitato, assenza di una politica di sostegno mirato… «Se in Svizzera fosse installata la stessa superficie di pannelli fotovoltaici procapite della Germania, potremmo produrre 7-8 terawattora, l'equivalente di una centrale nucleare», ha fatto notare Christophe Ballif. «Il nostro paese dispone effettivamente di tutte le condizioni quadro necessarie, ma negli ultimi anni ha dormito». Il governo sta però cercando di correre ai ripari. A inizio novembre ha presentato agli attori del settore una cinquantina di proposte, che nei prossimi mesi – dopo l'analisi delle varie prese di posizione – si tradurranno in un programma più concreto. Non si tratta tanto di fornire incentivi quanto piuttosto di favorire la ricerca e il trasferimento di sapere e di tecnologie, instaurare dei programmi di promozione orientati al mercato e permettere agli attori del settore di meglio comunicare tra di loro, ha in sostanza riassunto Eric Scheidegger. Questo catalogo di misure servirà sicuramente a dare una spinta al settore. Permetterà però di raggiungere gli obiettivi? Ossia, tra le altre cose, di far sì che la Svizzera occupi entro il 2020 una posizione di primo piano nel campo delle 'cleantech'? Qualche dubbio è lecito. Molte delle misure contemplate nel 'Masterplan Cleantech' non hanno valore vincolante e rimangono allo stadio di raccomandazioni fatte ai cantoni e agli ambienti economici e scientifici. Se poi è vero il detto che il nerbo della guerra è il denaro, la scarsità di incentivi proposti alle aziende rischia di rendere ardua la vittoria. Daniele Mariani, swissinfo.ch
18 Marzo 2011
Barometro elettorale: movimento verso destra
Mentre sta prendendo avvio la campagna per le elezioni federali del 2011, dal secondo sondaggio elettorale della SRG SSR emerge un chiaro spostamento verso destra delle preferenze politiche. L'Unione democratica di centro sfiorerebbe il 30%, un primato storico da quasi un secolo. Le forze di destra sembrano essere scattate con il piede più rapido nella corsa per le elezioni federali del 23 ottobre 2011. È quanto risulta dal secondo barometro elettorale della SRG SSR, realizzato tra il 10 e il 22 gennaio dall'istituto gfs.bern. Rispetto al primo sondaggio dell'ottobre scorso, l'Unione democratica di centro (UDC) ha registrato una progressione di 3,7 punti, salendo al 29,8%. Un record storico, come sottolinea Claude Longchamp, direttore del gfs.bern: "Dall'introduzione dello scrutinio proporzionale nel 1919, nessun partito aveva mai raggiunto una percentuale simile nelle elezioni federali e neppure nei sondaggi". Lo schieramento di destra rafforzerebbe così la sua base elettorale anche rispetto alle ultime elezioni federali del 2007, in cui aveva toccato il 28,9%. E ciò nonostante la scissione subita tre anni fa, che ha portato alla nascita del Partito borghese democratico. Mega evento politico Lo spostamento dell'asse politico verso destra è confermato anche dalle risposte sul posizionamento politico delle persone intervistate. Per la prima volta, il 35% degli interrogati dichiara di situarsi a destra: finora questa percentuale non superava mai il 30%. Il centro scende al 29% di adesioni e la sinistra al 27%.
3 Marzo 2011
Incentivi politici per la Quinta Svizzera
Indennizzi specifici per i parlamentari domiciliati all'estero e una complicazione burocratica in meno per il voto degli espatriati: nell'anno delle elezioni federali, il parlamento invia alla diaspora concreti segnali d'incoraggiamento per l'esercizio dei diritti politici. Gli svizzeri domiciliati all'estero che si lanceranno nella corsa alle Camere federali il prossimo ottobre avranno la garanzia che se assumeranno un mandato in parlamento riceveranno indennità per la copertura di vitto, pernottamento, spese di viaggio e di percorso "adeguate". Esse saranno calcolate tenendo conto della distanza fra Berna e il paese di residenza e dunque dei costi supplementari che ne derivano. "Si tratta di colmare una lacuna" nell'ordinanza concernente la legge sulle indennità parlamentari., ha sottolineato il senatore Hans Alterherr, parlando al plenum in nome dell'Ufficio del Consiglio degli Stati. Il liberale radicale appenzellese non ha comunque dovuto dilungarsi molto per convincere la Camera dei Cantoni. Il consenso della Camera alta alle modifiche dell'ordinanza è stato unanime: 35 voti a favore, senza opposizioni, e un'astensione.
3 Marzo 2011
Diplomatico libico a Ginevra
Diplomatico libico a Ginevra volta le spalle a Gheddafi swissinfo.ch ha ottenuto delle informazioni esclusive sul diplomatico libico che si rifiuta di rappresentare Muammar Gheddafi alla sede ONU di Ginevra. Era appena stato nominato dalle autorità e ha deciso di sostenere appieno la rivoluzione dei suoi concittadini. Muhammad Murad Hamimah ha affermato di non voler accettare l'incarico. Il diplomatico accusa Gheddafi di condurre un regime «con atti violenti contro la popolazione e di avvalersi di mercenari». Ha ribadito inoltre di «sostenere la rivoluzione libica» che sta tentando di rovesciare la dittatura. swissinfo.ch ha ricevuto un comunicato dall'inviato diplomatico libico che è stato nominato rappresentante permanente in seno alla Missione libica nelle Nazioni Unite di Ginevra il 26 febbraio 2011. Nel comunicato Hamimah afferma di «rifiutare il mandato del governo che ha perso la sua legittimità commettendo atti violenti, intimidazione e omicidi aleatori contro le masse di manifestanti innocenti». L'uso della forza contro la popolazione pacifica «costituisce una violazione evidente dei principi dei diritti umani e delle leggi umanitarie internazionali», si legge nel documento. «Sostengo la rivoluzione libica e appoggio pienamente i miei coraggiosi concittadini che chiedono libertà, democrazia e che lottano contro la corruzione», ha aggiunto il diplomatico.
3 Febbraio 2011
Il mercato Svizzero del lavoro resta stabile
(02.02.11) Il mercato del lavoro si è mostrato estremamente stabile al 4° trimestre 2010. Secondo l'Adecco Swiss Job Index, i nuovi indici permettono di intravedere una tendenza positiva nella Svizzera centrale e nel nord ovest, mentre le imprese della zona Mittelland hanno fatto registrare una domanda di personale meno importante. Alla fine di dicembre, la domanda di personale ha fatto segnare praticamente lo stesso livello di settembre (+1%). Rispetto allo scorso anno, l'offerta di posti di lavoro è in aumento del 31% sull'insieme del territorio. Un balzo che nel frattempo si è stabilizzato pienamente. Le evoluzioni in seno alle regioni linguistiche si sono quasi equiparate. Nei cantoni latini la cifra totale dei posti pubblicati ha praticamente recuperato il livello dell'alta congiuntura del marzo 2008. Nella Svizzera tedesca, l'offerta di posti di lavoro si situa invece ancora del 17% al di sotto del valore di marzo 2008. Per quanto concerne le grandi regioni, la Svizzera centrale ed il nord ovest della Svizzera hanno fatto registrare gli aumenti più importanti rispetto ai trimestri precedenti. La regione dei Zurigo, la regione del Lemano e la Svizzera orientale si sono rivelate molto stabili, mentre lo spazio Mittellland è la sola regione che ha subito un leggero rallentamento. Il rapporto dell'Adecco sottolinea che senza le influenze stagionali notoriamente sfavorevoli alla fine dell'anno, l'evoluzione sarebbe probabilmente stata ancor più positiva. Infatti, le prospettive sul mercato del lavoro per il nuovo anno non si annunciano troppo buie. Il volume dei posti pubblicati sui siti internet delle imprese (principale canale di diffusione degli annunci di posti vacanti) è rimasto pressoché invariato alla fine del 2010. I portali dell'occupazione on line sono aumentati del 6%, mentre il numero di posti pubblicati dalla stampa è diminuito del 12% rispetto al trimestre precedete. vedi www.ch.ch
29 Gennaio 2011
Accordo tra Svizzera e Cina
Avvio ufficiale dei negoziati per un accordo di libero scambio tra Svizzera e Cina Berna, 28.01.2011 - Il consigliere federale Johann N. Schneider-Ammann, capo del Dipartimento federale dell'economia, ha incontrato oggi al World Economic Forum di Davos il ministro cinese del commercio Chen Deming per avviare ufficialmente i negoziati tra la Svizzera e la Repubblica popolare di Cina finalizzati alla conclusione di un accordo di libero scambio nonché per discutere altre questioni di interesse comune. Durante il loro incontro, il Consigliere federale Johann N. Schneider-Ammann e il Ministro del commercio Chen Deming hanno firmato un Memorandum d'intesa a conferma del lancio ufficiale dei negoziati per un accordo di libero scambio di ampia portata tra la Svizzera e la Cina. Tra qualche settimana, i team di negoziatori dei due Paesi si riuniranno per condurre i negoziati. Durante la conferenza stampa, entrambi i ministri si sono detti convinti che un accordo di libero scambio possa creare condizioni quadro di reciproco vantaggio, contribuire all'aumento del commercio bilaterale e degli scambi economici nonché rafforzare la cooperazione in numerosi campi. I due ministri auspicano inoltre che i negoziati procedano rapidamente. Il consigliere federale Johann N. Schneider-Ammann ha affermato che, nell'ottica di intensificare le relazioni bilaterali e promuovere lo sviluppo sostenibile, i negoziati interesseranno il commercio di beni e servizi nonché altre questioni e aree di cooperazione rilevanti quali i diritti di proprietà intellettuale e la promozione degli investimenti. Oltre a lanciare i suddetti negoziati, i due ministri hanno passato in rassegna le relazioni economiche bilaterali esistenti e hanno discusso questioni di interesse reciproco. Dal 2002 la Cina è il partner commerciale più importante della Svizzera in Asia e il commercio tra i due Paesi sta crescendo a un ritmo più sostento delle esportazioni svizzere nel loro complesso. Nei primi undici mesi del 2010, la Svizzera ha esportato verso la Cina beni per un valore pari a 6,7 miliardi di franchi (+34%) e ha ne ha importati per 5,6 miliardi di franchi (+18%). La Svizzera è uno dei Paesi occidentali che vantano una bilancia commerciale positiva con la Repubblica popolare di Cina. vedi www.ch.ch
26 Gennaio 2011
Accordo libero scambio Svizzero-Cina?
Per la Svizzera, il 41° Forum economico mondiale iniziato mercoledì a Davos sarà anche una piattaforma per concretizzare il dialogo in vista di un Accordo di libero scambio con la Cina. Se tutto andrà per il verso giusto, la Svizzera firmerà un accordo prima ancora dell'Unione europea. Il ministro dell'economia elvetico Johann Schneider-Ammann incontrerà il ministro del commercio cinese Chen Deming venerdì a Davos a margine del Forum. «Abbiamo buone possibilità di concludere un accordo di libero scambio con la Cina prima dell'UE», afferma Schneider-Ammann: «La Svizzera avrebbe così un importante vantaggio competitivo». La Confederazione concluderebbe così un accordo con il paese dalla crescita economica più veloce del mondo. Uno studio di fattibilità pubblicato l'anno scorso riporta che il prodotto interno lordo svizzero potrebbe essere incrementato dello 0,23%. Nel contempo, le aziende risparmierebbero 290 milioni di franchi all'anno grazie alla diminuzione degli ostacoli al commercio tra i due paesi. La Cina è il terzo mercato d'esportazione della Svizzera dopo l'UE e gli Stati Uniti. Sulle 700 aziende elvetiche presenti in Asia, circa 300 si trovano nella più grande potenza economica di questa regione. Già da diversi anni, la Svizzera e la Cina stanno discutendo per avviare i lavori relativi ad un accordo di libero scambio. Nel mese di agosto del 2010, durante una visita dell'ex ministra dell'economia elvetica Doris Leuthard, i due paesi hanno deciso di iniziare le trattative. Nel corso del 2011, le due parti elaboreranno i dettagli dell'accordo. L'importanza economica e politica della Cina è in costante aumento. Negli ultimi dieci anni il ritmo di crescita è sempre stato a due cifre. L'economia di questo paese del sol levante è riuscita a superare la crisi finanziaria indenne e, secondo il parere di alcuni osservatori, è destinata a continuare il suo corso di crescita anche per i prossimi anni. È persino possibile che riesca a sorpassare gli Stati Uniti in un futuro prossimo. www.swissinfo.ch
31 Dicembre 2010
Grazie ed un Felice Anno Nuovo!
29 Dicembre 2010
Il Ticino ed il Gruppo ACER
Il gruppo Acer – gigante dell'informatica – sta costruendo in Ticino la sua nuova sede europea. Secondo gli ambienti economici, però, in futuro il cantone dovrà agire in modo più incisivo per attirare nuove aziende. Nel mese di settembre del 2010 la multinazionale dell'informatica Acer – seconda azienda mondiale nel mercato dei personal computer – ha ufficialmente avviato la costruzione della nuova sede europea, che sorgerà a Bioggio, nei pressi di Lugano. Il gruppo – già presente in Ticino con circa 140 dipendenti – ha quindi deciso di concentrare nel cantone tutte le funzioni dirigenziali, di gestione finanziaria e logistica. L'operazione comporterà il trasferimento nella Confederazione di un centinaio di nuovi posti di lavoro. Acer ha così motivato la scelta di insediarsi nel cantone già nel 2003: «Il Ticino è stato selezionato in quanto la sua posizione geografica ottimizza l’integrazione delle comunicazioni e l’interoperatività delle varie sedi europee; perché le leggi in materia di diritto del lavoro, per quanto rigorose e severe, offrono certezza e precisione; infine, per la sostenibilità della pressione fiscale per le aziende che favorisce la competitività in un mercato sempre più globalizzato». (continuaz. Swissinfo.ch)
29 Dicembre 2010
2010: Le redini del potere nelle mani delle donne!
Due nuovi consiglieri federali, un'altra votazione sugli stranieri che ha suscitato interesse e critiche all'estero, alcune decisioni sofferte in parlamento, come sulla vicenda UBS-USA. Questi gli eventi politici salienti nel 2010 in Svizzera, che resterà però nella memoria come l'anno delle donne. Ci sono voluti quasi quarant'anni dall'introduzione del suffragio femminile nel 1971, ma ormai è cosa fatta: nel 2010 è scoccata l'ora delle donne ai posti di comando del governo e del parlamento svizzero. L'anno si è già aperto con una storica terna femminile: per la prima volta tre donne occupano simultaneamente le più alte cariche politiche nazionali: Doris Leuthard alla presidenza della Confederazione, Pascal Bruderer a quella della Camera del popolo e Erika Foster-Vannini a quella della Camera dei cantoni. E ancora non è tutto: altro appuntamento con la storia il 22 settembre, quando il parlamento è chiamato a scegliere due nuovi ministri, in sostituzione dei dimissionari Moritz Leuenberger e Hans-Rudolf Merz. La socialista Simonetta Sommaruga viene eletta in Consiglio federale, assieme al liberale radicale Johann Schneider-Ammann. Per la prima volta il governo svizzero ha così una maggioranza femminile: quattro donne e tre uomini.
7 Dicembre 2010
Una scuola per le cyber indagini
L'Istituto per la lotta contro la criminalità economica di Neuchâtel (ILCE) rilascia master a professionisti di tutti i settori da dieci anni. La formazione è molto apprezzata dagli studenti ed è l'unica di questo genere in lingua francese al mondo. «La criminalità economica non manca a casa mia, in Costa d'Avorio. Ci sono gli strumenti per promuovere un'azione giudiziaria ma non disponiamo di metodi per individuare e prevenire i crimini. Credo che questa situazione debba cambiare e mi piacerebbe specializzarmi per proporre soluzioni concrete», spiega Marianne Diaby. La giurista di 27 anni ha ricevuto una borsa di studio da parte del governo ivoriano e fa parte degli 11 studenti che attualmente seguono il master in lotta contro la criminalità economica a Neuchâtel. Un gruppo molto eterogeneo di cui fanno parte poliziotti, magistrati, giuristi, economisti, informatici o banchieri. La decana dell'ILCE, Isabelle Augsburger-Bucheli, dice che è proprio questa l'intenzione: «Cerchiamo di raggruppare persone con percorsi, formazioni e professioni molto diverse per permettere loro di ampliare gli orizzonti e di creare delle sinergie. La formazione è interdisciplinare e riguarda il settore pubblico, quello privato e la prevenzione del crimine nel settore bancario». Truffa, frode, riciclaggio, contraffazione, corruzione, pedofilia: l'ILCE, un istituto che fa parte della Scuola universitaria professionale dell'arco giurassiano (Haute-Ecole Arc), insegna ai suoi studenti tutti i trucchi del mestiere per affrontare la criminalità digitale. continuazione www.swissinfo.ch
7 Dicembre 2010
Alla scoperta di una città dell'antica Grecia
È da quasi 50 anni che la scuola di archeologia svizzera scava ad Eretria, sul’isola greca di Eubea. Le vestigia e la storia di quest’antica città, che ha portato un contributo sostanziale allo sviluppo della civiltà greca, rivivono nella nuova esposizione dell’Antikenmuseum di Basilea. Ai nostri giorni Eretria è un piccolo villaggio sulla costa sud dell’Eubea, all’apparenza una delle tante località del litorale greco invase dai turisti d’estate e assopite il resto dell’anno. Ma sotto l’asfalto delle sue strade e il pavimento delle case si trovano i resti di un’antica città. Da oltre un secolo generazioni di archeologi smuovo la terra, scrutano i reperti, decifrano le iscrizioni per far emergere dal lungo sonno la sua storia. E dal 1964 a queste ricerche hanno contribuito in modo sostanziale anche gli svizzeri. Proprio a Eretria infatti, ha sede e opera l’unica missione archeologica permanente della Svizzera: la Scuola svizzera di archeologia in Grecia (ESAG). “Eretria è molto importante come sito archeologico sia per la formazione di chi studia, sia per la ricerca delle università che sostengono la scuola”, spiega a swissinfo.ch il suo direttore Karl Reber confessandoci anche di aver effettuato proprio lì i primi scavi come studente negli anni ’70 e aggiungendo che “ogni anno il numero degli studenti che si annunciano è molto più grande dei posti a disposizione.” Ma per gli studiosi la ricerca condotta nei siti archeologici si riempie di senso se ciò che essi scoprono del passato oltrepassa i confini accademici e permette anche a un pubblico più vasto di capire come si è svolta la vita nell’antichità. continuazione www.swissinfo.ch
30 Novembre 2010
Imposte eque, le reazioni
Economiesuisse: "la campagna ha avuto effetto" Economiesuisse è assai soddisfatta per il no all'iniziativa del PS per imposte eque. Secondo la Federazione delle imprese svizzere, il popolo ha chiaramente mostrato di aver fiducia nell'attuale modello svizzero di fiscalità e politica finanziaria. La campagna condotta nelle ultime settimane ha chiaramente avuto effetto, ha affermato il direttore dell'organizzazione, Pascal Gentinetta, ai microfoni della televisione SF. A suo avviso non sono però stati i soldi - contrariamente a quanto affermato da vari esponenti socialisti - che hanno portato a questo risultato: i votanti si sono lasciati convincere dalla bontà degli argomenti. Per il presidente di economiesuisse Gerold Bührer il PS ha puntano sull'invidia e sull'astio nei confronti dei ricchi. Ma oggi il risultato ha dato torto a questo approccio, tanto più che all'inizio della campagna i sondaggi dell'associazione economica davano il sì al 70%. I mezzi impiegati da economiessuisse per convincere i votanti rappresentano circa la metà della cifra avanzata dai sostenitori, ha puntualizzato l'ex consigliere nazionale radicale. Negli scorsi giorni il PS aveva parlato di 8-10 milioni di franchi. Continua www.rsi.ch
22 Novembre 2010
L'e-voting, "un investimento per il futuro"
L'estensione del voto online nello scrutinio federale del 28 novembre suscita aspettative fra gli svizzeri molto lontani dalla Confederazione. Gli espatriati in Venezuela applaudono, riferisce il loro rappresentante nel Consiglio degli svizzeri all'estero Pierino Lardi. "Penso che l'e-voting sia indispensabile", dichiara il poschiavino a swissinfo.ch, spiegando le difficoltà che incontrano nel voto per corrispondenza gli svizzeri residenti in paesi come il Venezuela. "Qui – quando arriva – la corrispondenza sovente è recapitata con mesi di ritardo. Così si rischia di ricevere il materiale di voto quando ormai la votazione è già avvenuta". Benché non tutti i paesi presentino questo problema, il Venezuela non costituisce un caso unico. Pierino Lardi che, per motivi di studio e di carriera professionale, percorre il mondo dal 1968, ne è testimone. Il timore di non ricevere in tempo debito il materiale di voto o che la scheda di voto non pervenga alle autorità svizzere demotiva molti espatriati ad esercitare i diritti politici. Ciò potrebbe spiegare in parte la scarsa partecipazione della diaspora in quei paesi. In Venezuela, per esempio, sui 1'493 cittadini elvetici maggiorenni immatricolati presso la rappresentanza svizzera nel 2009, soltanto 139 (9,31%) erano registrati nel catalogo elettorale di un comune svizzero per poter votare. Continua www.swissinfo.ch
20 Novembre 2010
Giro di vite contro i paradisi fiscali: la Svizzera sorride!
La Svizzera ha approfittato delle misure prese dagli Stati uniti contro i paradisi fiscali. Un buon numero di società americane, finora istallate nelle Bermuda o nelle isole Cayman, hanno trovato un nuovo rifugio in Europa. Molte aziende avevano stabilito la loro sede nelle piccole isole offshore come le Bermuda o le Cayman. Lo scopo dell’operazione: sfuggire alle pesanti tassazioni sugli utili realizzati all’estero e rimpatriati negli Stati uniti. Il problema è che questi paradisi fiscali sono stati i primi bersagli delle pesanti misure repressive decise da Barack Obama. L’inasprimento voluto dal presidente americano mirava a far rimpatriare delle imposte verso gli Stati uniti. Le società hanno tuttavia dribblato questo piano trasferendosi in Europa, in Svizzera e in Irlanda. È così che – per esempio – Tyco Electronics, il più grande fornitore di componenti elettronici al mondo, ha annunciato l’anno scorso di voler trasferire la sua attività dalle Bermuda a Sciaffusa, in Svizzera. La fiscalità delle aziende, particolarmente favorevole nella Confederazione, è stata un argomento sufficientemente convincente. continuazione www.swissinfo.ch
20 Novembre 2010
Svolta nel braccio di ferro fiscale italo-svizzero
l conflitto che oppone Svizzera e Italia ha registrato una svolta lunedì, a pochi giorni dal viaggio a Roma del nuovo ministro dell'economia Johann Schneider-Amman. L'Italia si dice pronta a rinunciare allo scambio automatico d'informazioni. Il quarto incontro di dialogo economico italo-svizzero, organizzato lunedì a Como, ha riservato una sorpresa alla trentina di negoziatori e specialisti inviati sul posto dai due governi. La riunione, svoltasi a porte chiuse nei saloni di Villa Olmo, ha schiarito un po' l'orizzonte per la Svizzera, confrontata da più di un anno all'offensiva italiana, attuata in particolare attraverso lo scudo fiscale: la Confederazione potrebbe presto essere cancellata dalla lista nera italiana dei paradisi fiscali. www.swissinfo.ch
15 Novembre 2010
La stampa svizzera delusa dal summit di Seul
All’indomani del vertice di Seul, la stampa elvetica è concorde: tante parole e pochi fatti. Intanto, la Svizzera trova nel presidente Nicolas Sarkozy un alleato che la vuole nei consessi preparatori il prossimo incontro in Francia. «L’America inganna se stessa», titola la Basler Zeitung, «Duro colpo per Obama», le fa eco il Tages Anzeiger e Der Bund, «Vertice senza effetto», scrive invece la Neue Zürcher Zeitung e «G20, un elenco quasi inutile di buoni propositi», sostiene La Regione Ticino. Stando al foglio ticinese, infatti, dallo scoppio della crisi finanziaria è stata un’altra occasione sprecata dai leader di turno del mondo che, ancora una volta, «giungono a nessuna decisione di rilievo a forza di veti incrociati». Dello stesso avviso è anche la Neue Zürcher Zeitung. «Chi parla troppo, non ha nulla da dire – e prosegue – una cosa è essere uniti quando la crisi è grave, un’altra è trovare degli accordi quando la situazione è più o meno normale». Nel suo commento, l’editorialista de La Regione Ticino parla del risultato del summit come di «un compromesso su un risultato minimo condivisibile da tutti i partecipanti, ma che non affronta i problemi che la crisi sta ponendo sempre con più forza», ossia gli squilibri commerciali e le svalutazioni competitive delle monete. Quello partorito – conclude il quotidiano ticinese – è un semplice elenco di buoni propositi e le decisioni prese, quelle volte a «vigilare che i cambi riflettano i fondamentali economici, ridurre gli eccessi delle partite correnti a livelli sostenibili […] sono inviti al buon senso e nulla più». Continuazione www.swissinfo.ch
10 Novembre 2010
Preziosi soldati a quattro zampe
In un'epoca caratterizzata da strutture militari sempre più sofisticate dal profilo tecnologico, l'esercito svizzero – e non solo – continua a avvalersi di cavalli e cani, utilizzati anche per scopi civili nella Confederazione e all'estero. A Schönbühl, nel cantone di Berna, le forze armate della Confederazione dispongono di un Centro di competenza per il servizio veterinario e gli animali dell’esercito. Niente armi chimiche, niente droni, niente aerei di combattimento F/A 18. Semplicemente – si fa per dire – cani e cavalli. La storia degli animali dell'esercito è particolare: inizialmente erano fondamentali, in seguito sono passati in secondo piano, ora vengono invece rivalutati e i loro settori d'impiego aumentati. -continuazione www.swissinfo.ch
10 Novembre 2010
Un G20 per risolvere le divergenze fianziarie
I rappresentanti delle economie più importanti si ritrovano giovedì e venerdì a Seoul. L'obiettivo è di definire una strategia comune per rendere più sicuro il sistema finanziario. La Svizzera sta pensando di introdurre misure per ridurre i rischi legati alle banche troppo grandi. I partecipanti alla conferenza di Seoul sono confrontati a una sfida importante: raggiungere un accordo per dei provvedimenti coordinati volti a regolamentare un sistema finanziario che non conosce frontiere. Il rischio è grande infatti che molti paesi introducano tutta una panoplia di misure diverse per un problema comune. In questo caso, le banche svizzere, che si sono già dette disposte ad aumentare le loro riserve di fondi propri per far fronte a eventuali rischi, potrebbero trovarsi svantaggiate di fronte alla concorrenza internazionale. UBS e Credit Suisse sono state chiamate ad applicare l'accordo di Basilea III e altre disposizioni più severe entro il 2018. Altri paesi, tra cui gli Stati Uniti, hanno introdotto misure proprie. Attualmente non si sa ancora quanti Stati adotteranno le regolamentazioni di Basilea III, con quali scadenze e in che modo saranno definite esattamente le riserve di capitale. «Le norme internazionali non sono così severe come avremmo auspicato», dichiara Mario Tuor, portavoce della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali. «Essere i primi ad introdurre queste regole è un vantaggio solo se gli altri fanno lo stesso. In caso contrario, potrebbe rivelarsi controproducente». www.swissinfo.ch
1 Novembre 2010
Bunker dell'esercito svizzero al tramonto
L'esercito svizzero dovrà sbarazzarsi dei suoi bunker segreti: secondo il ministro della difesa Ueli Maurer, non rispondono più alle minacce che il paese deve affrontare oggigiorno. Ma non tutti pensano che abbia senso spendere un miliardo di franchi per liquidarli. "Il tipo di minaccia militare è cambiato", ha sottolineato Maurer la settimana scorsa nel corso del programma d'informazione della televisione svizzera tedesca "10vor10". "I bunker sono nel posto sbagliato e le armi potranno essere utilizzate al massimo per altri dieci o vent'anni. Non vale quindi la pena mantenere qualcosa che non si utilizzerà in futuro. Inoltre non abbiamo più abbastanza soldi". La rete di bunker militari della Svizzera si estende lungo tutto il confine e in punti cruciali all'interno della Confederazione. Un programma segreto di costruzione di un centinaio di fortini high-tech, dal costo di un miliardo di franchi, è appena stato completato nel 2003. Se la manutenzione dei bunker è costosa, la fattura dello smantellamento sarebbe ancora più salata, ha ammesso lo stesso ministro della difesa. "Stiamo parlando di sicuro di centinaia di milioni di franchi, che potrebbero anche superare la soglia del miliardo", ha precisato. Tuttavia, secondo Maurer, mantenere queste infrastrutture significherebbe "solo rinviare il problema". L'esponente dell'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) in governo ha dunque chiesto che si faccia "un dibattito onesto" sulla questione. Per motivi ambientali, non si può semplicemente blindare le porte e abbandonarli, ha puntualizzato. I bunker devono essere completamente modificati. Per Maurer, sarebbe perfettamente possibile coinvolgere nell'operazione un ente privato. Lo dimostra il fatto che in passato alcuni bunker sono già stati trasformati: si va da centri di alta sicurezza per la custodia di dati sensibili di banche o altre istituzioni finanziarie, a casseforti e persino ad alberghi www.swissinfo.ch
1 Novembre 2010
Il pericolo della "mafia invisibile"
La lotta alla criminalità organizzata e la collaborazione internazionale delle magistrature sono state al centro dell'incontro a Roma tra il procuratore generale della Confederazione, Erwin Beyeler, e il capo della Direzione italiana antimafia Piero Grasso. «Preoccupato? No, ma consapevole che occorra essere molto vigili». Così si esprime Erwin Beyeler, procuratore federale della Confederazione, al termine del suo incontro romano (26 ottobre) con Piero Grasso, l’ex magistrato che da cinque anni guida in Italia la Procura nazionale antimafia. Ottima collaborazione fra Berna e Roma, ci tengono a sottolineare entrambi. Anche perché sta crescendo da parte elvetica la consapevolezza del rischio rappresentato dalle attività mafiose in Svizzera. E soprattutto della 'ndrangheta calabrese, considerata da tempo la più potente, ricca e pericolosa fra i gruppi della criminalità organizzata italiana. www.swissinfo.ch
25 Ottobre 2010
Binari diversi, un solo treno!
Linee ferroviarie a scartamento ridotto e linee a scartamento normale: finora un ostacolo insormontabile del collegamento su rotaia tra Montreux e Interlaken. Ma un'innovazione tecnologica cambierà presto questa situazione, a tutto vantaggio del settore turistico Una novità mondiale! Al vecchio problema si è dovuta trovare una soluzione nuova: elaborare dei treni in grado di transitare sia sullo scartamento normale sia su quello ridotto. Si tratta di una soluzione più economica: infatti il progetto TransGoldenPass prevede dei carrelli adattabili e dovrebbe costare «solo» 80 milioni di franchi. «È una novità mondiale, una soluzione tecnica che non esiste ancora in questa forma», sottolinea Spirgi con fierezza. I cambiamenti di scartamento esistono da tempo per esempio tra la Spagna e la Francia o tra il Giappone e la Russia. «Ma tutte queste soluzioni non sono sostenibili per le necessità poste dalla situazione alpina. Abbiamo dunque dovuto elaborare una soluzione completamente nuova». Il progetto TransGoldenPass con i carrelli adattabili è una collaborazione delle società ferroviarie MOB e Berner Alpenbahngesellschaft (BLS). «L'idea è stata lanciata da MOB; la Golden Pass Line è la nostra spina dorsale» afferma Spirgi. «Se non siamo in grado di assicurare il collegamento tra Montreux e l'Oberland bernese a lungo termine la nostra società non si può sviluppare ulteriormente. Siamo, per così dire, condannati al successo. Pertanto è logico che l'idea sia venuta da parte nostra». www.swissinfo.ch
19 Ottobre 2010
Svizzera e Norvegia, due "casi" europei
Uno si trova nel cuore del continente, l'altro ai suoi confini. Ciononostante, i due paesi hanno molto in comune: ricchezza, stabilità politica, spirito "montanaro" ed… euroscetticismo. Analisi alla vigilia della visita di Doris Leuthard a Oslo. «La stampa norvegese ha parlato molto della Svizzera in questi ultimi tempi: si tratta di un fatto nuovo e interessante», osserva il politologo Ulf Sverdrup, responsabile del segretariato di Europe Review Commitee, comitato designato dal governo di Oslo per stilare il bilancio dell'adesione allo Spazio economico europeo nel 1992 (anno in cui i cittadini della Confederazione hanno invece rifiutato). Il dibattito sulla continuazione o meno della via bilaterale in Svizzera – spiega Sverdrup – non è infatti passato inosservato a nord, anche poiché coincide con la visita di Stato della presidente della Confederazione Doris Leuthard. Il politologo aggiunge che gli euroscettici norvegesi propendono per la via bilaterale scelta da Berna. www.swissinfo.ch
14 Ottobre 2010
Federer torna a vincere a Shanghai
A poco più di un mese dall'eliminazione agli US Open, Roger Federer è tornato a vincere. Il tennista svizzero si è imposto 6-3 6-4 su John Isner al secondo turno dei Masters 1000 di Shanghai. Nulla da fare invece per Stanislas Wawrinka, eliminato dal numero uno al mondo Rafael Nadal. «Sono davvero soddisfatto», ha esclamato Roger Federer. «Ho realizzato subito che il servizio di Isner non mi dava particolari problemi. E sono quindi riuscito a trovare la calma necessaria per giocare».
14 Ottobre 2010
Rinnovamento russo appetitoso per PMI svizzere
La Russia vuole ammodernare la propria infrastruttura energetica e diversificare con alternative servendosi delle tecnologie pulite. Un cambiamento di rotta dal quale potrebbero trarre vantaggi anche imprese svizzere. Il tema è stato al centro di colloqui la settimana scorsa a Zurigo. L'Osec, l'organizzazione governativa per la promozione della piazza economica svizzera e delle esportazioni, ha portato al tavolo dei lavori nella città sulla Limmat imprenditori elvetici e russi, per esplorare le possibilità di una collaborazione proficua. Le premesse sono favorevoli. Gli scambi commerciali tra la Russia e la Svizzera sono quasi triplicati negli ultimi cinque anni, raggiungendo 2,8 miliardi di franchi (2,9 miliardi di dollari) nel 2009. Berna e Mosca hanno firmato un nuovo accordo commerciale triennale, lo scorso agosto, per rafforzare le relazioni economiche. In tale contesto, i progetti russi di rinnovare la rete elettrica e le infrastrutture energetiche che funzionano a petrolio e a gas destano molto interesse fra gli imprenditori svizzeri. E non solo. Anche le Olimpiadi invernali del 2014 a Soci e la creazione di una Silicon Valley vicino a Mosca potrebbero offrire contratti lucrativi. Uwe Krüger, presidente della piattaforma dell'Osec "Cleantech Switzerland", prevede una forte domanda delle tecnologie d'avanguardia elvetiche nel campo delle energie alternative, in particolare per il fotovoltaico. "Attualmente c'è una decisa spinta ad investire di più in tecnologie pulite, in particolare nel segmento high-tech. Delle aziende svizzere –piccole e grandi – possono dare un contributo significativo in una vasta gamma di tecnologie ", ha detto Krüger a swissinfo.ch
7 Ottobre 2010
Ripresa economica: elogi per la Svizzera
Lo storico inglese Niall Ferguson ha lodato la Svizzera per la sua strategia di ripresa economica, raccomandando nel contempo una migliore coordinazione internazionale dei tassi di cambio. N.F: La Confederazione costituisce uno dei migliori esempi di superamento della crisi. Il suo caso rappresenta una sorta di pubblicità per i benefici di una politica fiscale relativamente conservatrice. Invece di procedere con deficit elevatissimi e di lanciare misure di sostegno alla congiuntura, la Svizzera ha cercato di consolidare la propria posizioneRitengo che la Svizzera abbia fatto bene a non entrare nella zona euro. Si tratta di un esperimento che comporta molteplici rischi per gli Stati che vi hanno aderito; ora sarà estremamente difficile mantenere il sistema su binari sicuri, considerato il problema del debito pubblico. Vi è però un rovescio della medaglia: il valore del franco è aumentato. E in un contesto caratterizzato dagli interventi di parecchi paesi per mantenere le rispettive valute a livelli più bassi, la situazione per la Svizzera è tutt'altro che facile.
7 Ottobre 2010
MUSEI SVIZZERI
Con circa 1000 musei, la Svizzera è il paese europeo che offre la più grande concentrazione di esposizioni di storia, arte, scienza, tecnologia, costumi e oggetti rari. Un'offerta che attira ogni anno da 8 a 10 milioni di visitatori, provenienti da tutto il mondo. swissinfo vi propone una visita guidata ai principali centri svizzeri di cultura.
29 Settembre 2010
Alptransit
Con i suoi 57 chilometri di lunghezza, il tunnel di base del Gottardo sarà il più lungo del mondo. Costruirlo è una prodezza ingegneristica. Le sfide dell'impresa, che raggiungerà una prima tappa importante il 15 ottobre prossimo con la caduta dell'ultimo diaframma, sono state innumerevoli. Spesso le condizioni geologiche hanno creato delle grosse difficoltà. Il tunnel di base del Gottardo sarà l'elemento centrale di un nuovo collegamento ferroviario transalpino a bassa quota. La linea non supererà in nessuno punto i 550 metri di altezza – l'altitudine di Berna – e permetterà di ridurre di un'ora il percorso tra Zurigo e Milano. «Per realizzare un progetto di queste dimensioni, bisogna scavare da vari punti. Se si lavorasse solo alle due estremità, sarebbero necessari oltre 20 anni per la costruzione dell'intero sistema», afferma Heinz Ehrbar, responsabile del consorzio Alptransit per la costruzione del tunnel« Per questo ci sono cinque cantieri principali: Erstfeld e Amsteg a nord, Sedrun al centro e Faido e Bodio a sud». Distribuire il lavoro su questi cinque siti ha permesso di ridurre della metà i tempi di perforazione. L'apertura della galleria è prevista per il 2017. www.swissinfo.ch
14 Settembre 2010
Dimissioni di Hans-Rudolf Merz
Le successioni dei due ministri dimissionari saranno il piatto forte della sessione autunnale delle Camere federali, che è iniziata lunedì pomeriggio. I lupi, i cani da combattimento, la revisione dell’AVS e l’età pensionistica delle donne forniranno altri argomenti di discussione sotto la cupola di Palazzo.

Dopo le dimissioni del liberale radicale Hans-Rudolf Merz e del socialista Moritz Leuenberger, i pretendenti ai seggi vacanti sono stati numerosi, situazione che ha dato vita ad accesi dispute e a ampie speculazioni.

www.swissinfo.ch
8 Settembre 2010
Nuovo sito web
Abbiamo il piacere di annunciare la pubblicazione del nostro sito. Vi auguriamo una piacevole navigazione e accogliamo con favore un vostro riscontro.
 

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